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La Valle dei Sorrisi fa tornare l’horror in Italia: perché lo Stivale non crede più nel brivido

La Valle dei Sorrisi di Paolo Strippoli è stato presentato a Venezia 82 tra entusiasmo e sorpresa generale. Il motivo di tanto scalpore non è dovuto alla sfiducia nei confronti del regista, che vanta un Curriculum non indifferente e dei trascorsi ben noti, quanto al genere che propone.L’horror – in Italia – vive una sorta

28 Settembre 2025 09:18

La Valle dei Sorrisi di Paolo Strippoli è stato presentato a Venezia 82 tra entusiasmo e sorpresa generale. Il motivo di tanto scalpore non è dovuto alla sfiducia nei confronti del regista, che vanta un Curriculum non indifferente e dei trascorsi ben noti, quanto al genere che propone.

L’horror – in Italia – vive una sorta di penalizzazione: non sembra attecchire, quando è fatto, diretto e prodotto, da italiani. Funziona solo con i film stranieri. Questo il pregiudizio che ha accompagnato la promozione del film prima e la presentazione ai Festival poi cominciando proprio dal Lido. Dove, infatti, ha spiazzato tutti: il brivido può essere forte, dirompente e anche in grado di sparigliare le carte persino nello Stivale.

La Valle dei Sorrisi riscatta l’Italia del brivido

La Valle dei Sorrisi ha vissuto un po’ lo stesso scetticismo che toccò a Gabriele Mainetti con “Lo chiamavano Jeeg Robot”. Quel film, diventato oggi un cult, è passato attraverso numerose vite. Tutte contraddistinte dallo scetticismo generale. Lo stesso regista ha confessato di essere arrivato a presentarlo da indipendente, producendolo da solo, proprio perchè in pochissimi hanno creduto che potesse farcela davvero. Invece il tempo – e il botteghino – gli ha dato ragione.

Paolo Strippoli La Valle dei Sorrisi
Il nuovo film di Paolo Strippoli riscatta l’horror in Italia (Instagram profilo ufficiale) – CineBlog

Lo stesso percorso, con più attenzione, spera di attraversarlo Strippoli che, anche grazie a Michele Riondino, ha trovato una dimensione nuova in grado di rimettere al centro della narrazione cinematografica italiana i film dell’orrore. In Italia il pubblico fatica a spaventarsi: anche questo è un luogo comune non vero, infatti i film horror stranieri – nello Stivale – vendono più di qualunque altro genere e senza (in larga parte) essere influenzati da sequel o remake. Significa che le storie, quando sono ben articolate e ricche di colpi di scena, rendono bene e appassionano il pubblico. A prescindere da quale sia il Paese di provenienza.

L’opera di Strippoli può aprire un sentiero cinematografico

L’opera di Strippoli funziona perché è ricca di suggestioni che guardano alla realtà, senza stravolgerla troppo. Il girato innesta la tensione nello spettatore che, poi, culmina nella paura. Anche con qualche sorpresa nel finale. Quello che resta, però, di tutta questa storia – oltre al successo che il film sta avendo – è proprio la diffidenza generale degli addetti ai lavori: restano impresse le parole di Stefano Sardo a Venezia, sceneggiatore e co-produttore del film insieme a Fandango.

“Tutti gli operatori di mercato con cui abbiamo parlato ci hanno detto va bene tutto, ma non un horror. Anche quelli che avrebbero avuto voglia di lavorare con Strippoli. Quindi questa per noi è una grande scommessa vinta”. La Valle dei Sorrisi, dunque, riscatta qualche flop del passato (vedasi l’horror firmato dai Fratelli Manetti: Paura 3D, oppure Home Education e The End?) e sottolinea come nei progetti occorre crederci. Anche quando intorno si crea il deserto di consensi.

Una rivincita inattesa

È sufficiente, non facile, essere più determinati di qualunque pregiudizio o luogo comune. Un epilogo simile potrebbe lasciare speranze e possibilità anche per i registi esordienti, perchè se persino i più grandi trovano qualche porta chiusa vuol dire che per far progredire un certo tipo di cinema bisogna essere più ostinati del timore collettivo. In gioco c’è la tensione, mascherata da sorpresa che diventa stupore, della platea. La miglior ricompensa possibile. L’Italia torna a far paura, per una volta, solo grazie al cinema.