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Molière in bicicletta: recensione in anteprima

Torino Film Festival 2013: torna Philippe Le Guay con un gioco che rilegge Il Misantropo. Ecco Molière in bicicletta, successo incredibile di critica e pubblico in patria. Tra colto divertissement e opera per tutti, un film sopravvalutato.

pubblicato 27 Novembre 2013 aggiornato 31 Luglio 2020 06:53

Un milione di spettatori in patria, un trionfo al box office e un grande successo di critica. Molière in bicicletta (“traduzione” nostrana del ben più sottile Alceste à byciclette) è uno di quei fenomeni del cinema francese per cui noi italiani dovremmo solo toglierci il cappello, vista la natura teatrale del film.

Dopo il successo ottenuto con Le donne del 6º piano, Philippe Le Guay torna al cinema per girare un film decisamente originale nella sua volontà di rileggere uno dei testi fondanti del teatro francese: Il Misantropo di Molière. Leggenda vuole che tutto nasca durante una chiacchierata tra il regista e Fabrice Luchini, che all’epoca Le Guay stava corteggiando proprio per Le donne del 6º piano.

Le Guay dice che Luchini non faceva altro che parlare dell’opera di Molière e del contrasto che s’instaura tra i personaggi di Filinte e Alceste. Da qui l’idea di portare questo “scontro” tra personaggi diversissimi su una base narrativa che richiama l’ossessione per il teatro di Molière e l’incontro tra regista e attore sull’isola…

Il celebre attore teatrale Serge Tanneur, ritiratosi dalle scene, conduce una vita solitaria sull’Île de Ré, godendo di lunghe passeggiate in bicicletta. Quando arriva la richiesta del collega Gauthier Valence di tornare a recitare ne Il Misantropo di Molière, Serge si trova di fronte a una difficile decisione: da una parte non vorrebbe tornare sui suoi passi, ma dall’altra sente che la solitudine lo ha reso molto simile al personaggio che deve interpretare…


Alceste è probabilmente il ruolo più importante di tutto il teatro francese. Ne è convinto Tanneur, che potrebbe essere disposto a tornare a recitare dopo tre anni di pausa solo se avrà questo ruolo. Ma Valance vorrebbe che interpretasse invece Filinte, che però “ha solo cinque scene”. I due decidono così che si alterneranno ogni volta, e faranno così anche durante le prove della prima scena, che proveranno in modi diversi per molte, molte volte.

Tra riflessioni sui versi alessandrini di 12 sillabe, ragazzine che vogliono consigli sulla recitazione e poi fanno porno, vasectomie e spunti meta-teatrali a profusione, Molière in bicicletta conquista il pubblico piuttosto facilmente. La sua comicità è quella leggerina leggerina del prodotto per pubblico d’essai, la sua “cultura” quella che piace al pubblico impegnato che ride però sguaiatamente quando un personaggio casca con la bicicletta in un fiume.

In costante equilibrio fra raffinato divertissement intellettuale e prodotto medio e leggero per tutti, Molière in bicicletta può destare però qualche antipatia. Provate a confrontarlo con Venere in pelliccia, che pure non è per chi scrive il miglior Polanski. Certo, da una parte c’è un autore con una forte e affermata poetica alle spalle che non ha paura di graffiare un po’ di più della media, mentre dall’altra abbiamo un regista che in questo caso si affida completamente ai suoi attori (fantastici) e al gioco di scrittura e dialoghi che ragiona su distanze (approccio moderno vs approccio classico, città vs isola..).

Però, fondamentalmente, cui prodest? O, detto in maniera più volgare, a chi importa seriamente? Molière in bicicletta si guarda, si digerisce e si dimentica, e poche volte di recente l’aggettivo “furbetto” ha avuto senso per quel che riguarda un’operazione cinematografica. Non c’è neanche da dire “peccato” perché c’è qualcosa che non funziona: nel film tutto è messo lì come deve essere, compresa la traccia narrativa di Maya Sansa (che tiene testa benissimo ai due maschietti)… Non capiamo infine col doppiaggio a cosa serva portare in sala un film del genere.

Voto di Gabriele: 5

Molière in bicicletta (Alceste à byciclette, Francia 2012, commedia 104′) di Philippe Le Guay; con Fabrice Luchini, Lambert Wilson, Maya Sansa, Laurie Bordesoules, Camille Japy, Annie Mercier, Ged Marlon, Stéphan Wojtowicz, Christine Murillo, Josiane Stoléru, Edith Le Merdy. Dal 12 dicembre 2013 in sala.

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