Il Divo ( Ita, 2008) di Paolo Sorrentino; con Toni Servillo, Anna Bonaiuto, Giulio Bosetti, Flavio Bucci, Carlo Buccirosso, Giorgio Colangeli, Piera Degli Esposti, Alberto Cracco, Lorenzo Gioielli, Paolo Graziosi, Gianfelice Imparato, Massimo Popolizio, Aldo Ralli e Giovanni Vettorazzo.
A Roma c’è un uomo che da 60 anni la notte non dorme, ma lavora, scrive, prega. Un uomo che rappresenta il potere da oltre 40 anni, sette volte Capo del Governo, otto volte Ministro della Difesa, cinque volte Ministro degli Esteri, due volte Ministro delle Finanze, del Bilancio e dell’Industria, una volta del Tesoro, dell’Interno e delle Politiche Comunitarie. Un uomo che è il principale ‘enigma’ italiano dal dopoguerra ad oggi, un vero Divo della politica di questo paese… Giulio Andreotti.
Portando sullo schermo solo una parte della vita del Senatore a vita, dalla fine del suo settimo governo, aprile 1992, alla vigilia del processo di Palermo, dove fu rinviato a giudizio per associazione mafiosa, con in mezzo la mancata conquista del Quirinale, la strage di Falcone, il rapimento e l’uccisione di Moro e la lunga malattia, Paolo Sorrentino ci regala un capolavoro che meritava la Palma d’Oro e che deve andare agli Oscar…
Chi attacca e umilia il cinema italiano dovrebbe vedere le opere di Paolo Sorrentino, giovane regista napoletano che, con Il Divo, ha confermato di essere il più grande talento mai apparso sui nostri schermi da 15 anni a questa parte.
Visionario, grottesco, surreale, il cinema di Sorrentino è Cinema d’Autore con la C maiuscola, capace di toccare il suo massimo splendore nei primi 40 minuti di questo film. Sorrentino riesce nell’impresa di spettacolarizzare la Democrazia Cristiana e la ‘corrente andreottiana’, portata sullo schermo come una banda di Iene tarantiniane, con Cirino Pomicino, detto O’ Ministro, il fidato Evangelisti, detto Limone, Giuseppe Ciarrapico, detto il Ciarra, Vittorio Sbardella, detto Lo Squalo, Salvo Lima, detto Sua Eccellenza e il Cardinale Fiorenzo Angelini, detto Sua Sanità.
L’ingresso in scena della ‘corrente andreottiana’ entra di diritto nella storia del cinema italiano. Un cinema sperimentale, con un taglio volutamente giovanilistico, che viaggia tra realtà e finzione, miscelandole continuamente, fino a farle fondere del tutto, cercando di raccontare, senza scendere nello stereotipo e nella parodia, colui che da oltre mezzo secolo contribuisce a scrivere la storia di questo paese.
Per riuscire nell’impresa Sorrentino si affida a colui che, oggi come oggi, è il più grande attore del nostro cinema, Toni Servillo. Trasformato in Andreotti, fisicamente, nella voce, nei gesti, nello sguardo, nei movimenti, nella camminata, ’scivolosa’ e robotica, quando viene fatta all’indietro per non voltare mai le spalle a chi si ha davanti, Servillo mette a segno l’ennesima incredibile trasformazione di una carriera sempre più apprezzata e premiata.
Attorno a lui ruotano una serie di ‘maschere’ tipicamente sorrentiniane, che hanno segnato quegli anni politici. Da uno straordinario Carlo Buccirosso, impegnato a portare sullo schermo un Cirino Pomicino sfavillante, a un diabolico Massimo Popolizio, che veste i panni di Vittorio Sbardella, passando per le uniche due donne della vita di Andreotti, la fedele moglie la sua storica segretaria.
Sono gli anni degli omicidi Pecorelli, Calvi, Sindona, Ambrosoli, del rapimento Moro, che perseguita l’Andreotti sorrentiniano per tutta la vita, della mancata scalata al Quirinale, di Tangentopoli, che non toccherà minimamente Il Divo, ma soprattutto del Processo di Collusione per Mafia, che farà il giro del mondo.
L’ormai mitologico bacio con Totò Riina, con due simboli del potere e del contropotere in contatto diretto, la grottesca agopuntura iniziale, l’alba romana di Via del Corso, tanto surreale quanto affascinante, l’omicidio Falcone, l’amore incondizionato della moglie, con Renato Zero in sottofondo che canta I migliori anni della Nostra Vita, sono solo alcune delle scene che segnano il film.
Se la prima parte è da applausi a scena aperta, la seconda volutamente cambia registro, occupandosi del processo per mafia che vide Andreotti impegnato in prima persona, finalmente pronto a porre fine a quell’immobilismo, politico e mondano, che da sempre l’avevano caratterizzato.
Aiutato da una colonna sonora fantastica, capace di alternare musica elettronica, rock e Vivaldi, e in grado di accompagnare e raccontare il film, trasformandosi in un vero e proprio personaggio fondamentale, Sorrentino realizza il proprio personale capolavoro, attraverso una sceneggiatura brillante e ricca di battute, in perfetto ‘Stile Andreotti’.
Il regista napoletano cerca di alimentare l’enigma andreottiano, lasciando allo spettatore il compito di scegliere ‘da che parte stare’, tranne in una fantastica scena, onirica, dove Servillo sveste i panni di Andreotti e si confessa per la prima volta non al proprio fidato parroco, ma direttamente a se stesso, urlando le proprie verità.
Come disse Montanelli, e Giulio Bosetti, che interpreta Eugenio Scalfari nella pellicola, Giulio Andreotti o è il più furbo impostore, perché sempre stato capace di farla franca, o l’uomo più perseguitato di questo paese.
Sorrentino pone le sue basi perché si possa arrivare a questa ormai mitologica risposta, divisa tra bene e male, casualità e volere divino, attraverso un’opera che rasenta il capolavoro e che marca con forza il cinema italiano degli ultimi 10 anni.
Voto Federico: 9
Voto Gabriele: 10
Voto Carla: 9
iiDave
27 mag 2008 - 19:03 - #1Bella rece..ma ultimamente i votoni abbondano…nota: si chiama Cirino Pomicino
Dr.Apocalypse
27 mag 2008 - 19:30 - #2lapsus!
J.J. Drugo
28 mag 2008 - 00:06 - #3Mah ! Mi sembra un pò tutto esagerato …. ma io non ho visto il film per cui aspetto a dare un giudizio ….
Dr.Apocalypse
28 mag 2008 - 08:05 - #4guardalo e poi mi dirai…
carrie2
28 mag 2008 - 09:38 - #5Non vedo l’ora che esca! Mi dispiace per Servillo, avrebbe meritato un premio anche lui.
Astrix
28 mag 2008 - 11:09 - #6non vedo l’ora di vederlo!
ale33
28 mag 2008 - 15:17 - #7stupendi gli altri due suoi film… soprattutto “Le conseguenze dell’amore” dove Titta di Girolamo alias Toni Servillo è davvero un mostro( su tutti il dialogo con il direttore dell’albergo sui segreti incoffessabili )e dove montaggio e colonna sonora fanno da cornice a un film veramente degno di nota…stranamente italiano mi verrebbe da dire…
Odd
28 mag 2008 - 21:06 - #8Visto oggi pomeriggio, alla prima proiezione.
Bellissimo, semplicemente bellissimo. Sono d’accordo con la recensione, e vorrei rivederlo già ora per capirne ogni piccolo particolare sempre più a fondo.
E’ un caso che la regia di Sorrentino sia sempre più virtuosa e perfetta? E’ un caso che Toni Servillo sia un qualcosa che definire “eccezionale” non è abbastanza, con un trucco ottimo ma soprattutto una mimica di gesti e soprattutto vocale da Oscar, o quantomeno da un secondo David? E’ un caso che Bigazzi alla fotografia, soprattutto in combo con Sorrentino (vedi: Le Conseguenze Dell’Amore) regali riprese e movimenti di macchina da manuale di studio? Che le musiche di Teho Teardo siano sempre più consone e adatte, dopo L’Amico di Famiglia e La Ragazza Del Lago, e perfette nel montaggio (quella del titolo di testa, quella del fantomatico bacio di Riina, Zero in televisione, e soprattutto l’atmosfera elettronica delle ultime sequenze)?
E’ un caso che forse sia davvero un film da candidare come rappresentante l’Italia agli Academy?
anton chigurh
29 mag 2008 - 11:22 - #9un capolavoro assoluto…se un film così lo fanno in america vince tutti gli oscar possibili…se servillo fosse americano sarebbe premiato tutti i giorni e osannato da platee immense. Davvero questo è un film che dimostra quanto il cinema italiano puà ancora dare…perchè capolavori così sono davvero gemme preziose…
cigno
30 mag 2008 - 07:38 - #10Il flm è davvero molto bello, ma non vi sembra di star esagerndo? :D
madkid
30 mag 2008 - 12:08 - #11Agile, veloce, mai noioso. Colonna sonora fantastica ed effetti grafici d’impatto. L’interpretazione di Servillo….pazzesca (e pure Buccirosso/Pomicino, che mi ha fatto ridere un sacco)
In una sola parola: MERAVIGLIOSO.
Tananga
01 giu 2008 - 08:45 - #12film stilisticamente valido, ma abbastanza inguardabile…
Valerione
04 giu 2008 - 11:22 - #13Non credo di apprezzare lo stile - così visuale e surreale - di sorrentino. Forse per questo ho trovato il film noioso, quasi inguardabile: mi è sembrata una collezione di inquadrature, silhouettes di orecchie e scene al rallentatore.
teskio1979
05 giu 2008 - 01:33 - #14è STUPENDO!!!!
sorrentino-servillo: “l’uomo in più”, “le conseguenza dell’amore”, “il divo” sempre più i miei idoli indiscussi!!!
sorrentino grazie per averci regalato un’ altra pellicola che resterà negli annali del cinema italiano;
servillo mio dio e chi è??!!!lui si che è un attore cn la A maiuscola semplicemente perfetto!!!
BIONOMIO STUPENDO MI RACCOMANDO NN PERDETEVELI!!!!
erminia passannanti
11 giu 2008 - 14:06 - #15“Il Divo non riprende Andreotti ma l’Orco: rispetta il nemico come te stesso” (da www.erodiade.splinder.com)
Se è pur vero che all’artista è dato di affabulare e, che, anzi, dalla sua capacità affabulatoria derivino fama e riscontro economico, è altrettanto vero che esistono realtà e personaggi in carne ed ossa su cui queste affabulazioni costruiscono i loro castelli, individui spesso già oltremodo vessati all’interno dell’immaginario popolare, e dalla ‘mala scrittura’ di giornalisti di quart’ordine. Questo è il caso di Andreotti, tradotto in una grottesca maschera da Sorrentino, prima che diventi egli stessa maschera mortuaria, ovvero ridotto per buona parte del film all’Orco della mostruosa fiaba italiana della mafia, del terrorismo, e delle logge massoniche. Peccato che Servillo si sia prestato a dare il volto a questo Padre Ubù, che però di Jarry non ha l’originalità.
Non solo, se pur fosse vera la storia di Andreotti, così come è stata narrata, vere le sue responsabilità, veri I fatti venuti alla luce, Sorrentino avrebbe dovuto dare una rappresentazione più sottile, flessibile del carismatico statista, e non ridicolizzante quale questa che è venuta fuori, rappresentazione che si salva unicamente in ragione delle virate stilistiche di certe inquadrature e soluzioni spettacolari già presenti in altri suoi film.
Mi sarei aspettata una raffigurazione di Andreotti come di un Machiavelli della recente storia della repubblica Italiana, e non quella puerile se non addirittura a tratti patetica, data da Sorrentino, di un Andreotti Orco delle fiabe che spaventano i bambini, con riduzioni altrettanto ridicolizzanti di personaggi collaterali ed eventi della vita personale di ciascun nome coinvolto, attuate rilevandone da Quentin Tarantino le peculiarità di stile.
A meno che non ci si metta d’accordo sulla definizione di genere, e si convenga col dire che Il Divo è un film comico e che Sorrentino avrebbe potuto perfino impiegare Beppe Grillo come attore principale per il ruolo di Andreotti senza bisogno di ricorrere alla pseudo-ricostruzione del volto di questi tramite estenuanti ore di trucco (mal riuscito), dichiarando l’arbitrarietà della sostituzione di persona con l’esporre la faccia di Grillo tale e quale.
Sono semplificazioni, queste, naturali a Tarantino, che attinge dalla cultura popolare semplicistica e grossolana che l’ha nutrito, la quale certo non è paragonabile alla nostra, a meno che non si voglia scadere nella citazione a tutti i costi a cui spesso nel film Il Divo Sorrentino ricorre, e nell’imitazione.
Se anche si desidera rappresentare un personaggio nel suo ‘male’, che a questo personaggio, soprattutto se si tratta di uno statista sfaccettato e carismatico quale Andreotti, si dia lo spessore ed il rispetto di cui è all’altezza, senza ridurlo ad un fantoccio all’interno di una storia riassunta a intermittenze incomunicative, e che non riesce a parlare nemmeno a quei pochi volenterosi che la riescono a seguire e ricordare: questo Andreotti-Mangiafuoco, versione Sorrentino, non è il ‘Divo’ che Andreotti è, bensì un personaggio tristemente statico, in una storia ricostruita con una logica fiacca che induce o noia o sonno.
Salerno, 11 Giugno 2008
per scambi di idee. erminia.passannanti@talk21.com
ray83
11 giu 2008 - 17:26 - #16Capolavoro, concordo pienamente. uno di quei film che resteranno nella storia del cinema italiano. complimenti a servillo e soprattutto a sorrentino: un autore che prima non conoscevo e di cui d’ora in avanti seguirò con grand einteresse la filmografia.
erminia passannanti
12 giu 2008 - 15:20 - #17Sorrentino sostiene di ammirare l’enigmaticità di Andreotti, e da quanto sostiene, avrei immaginato - prima di vedere il film - che ne avesse appreso il segreto. Perché il carisma è qualità intraducibile e solo il grottesco della maschera Andreotti-Servillo può restituirlo. Poi mi chiedo, angosciata: Possibile che l’Italia si sia ridotta ad avere potere solo nella satira?