Megaupload: Kim Dotcom perde ricorso presentato dagli Stati Uniti
Il fondatore di Megaupload perde un ricorso presentato dagli Stati Uniti
L’udienza per l’estradizione dalla Nuova Zelanda del fondatore di Megaupload, l’imprenditore Kim Dotcom (all’anagrafe Kim Schmitz), si fa più vicina grazie ad un ricorso vinto dagli Stati Uniti che riguardava la presentazione e visione di alcune prove. Una corte d’appello della Nuova Zelanda ha annullato una precedente sentenza che avrebbe consentito un accesso più ampio di Dotcom alle prove nel processo intentato contro di lui al momento della sua udienza d’estradizione, che ricordiamo prevista per il mese di agosto.
La corte d’appello ha stabilito che la divulgazione e la visione di queste prove avrebbe rallentato inutilmente il processo, che avrebbe rischiato di impantanarsi, così la sentenza ha optato per una sintesi, così gli Stati Uniti potranno presentare all’imputato un sunto delle prove che secondo la corte sarebbe più che sufficiente.
Gli Stati Uniti hanno chiuso il sito di file sharing Megaupload lo scorso anno dopo aver accusato Dotcom di facilitare frodi sul diritto d’autore. Dotcom dal canto suo si professa innocente e non si ritiene responsabile per coloro che hanno scelto di utilizzare il sito per scaricare illegalmente canzoni o film.
Paul Davison, uno degli avvocati di Dotcom ha già programmato di appellarsi alla Corte suprema della Nuova Zelanda. Secondo la legge neozelandese il team legale di Dotcom deve prima presentare una domanda al tribunale che dovrà decidere se ci siano le motivazioni per procedere con un ricorso.
Nella sua sentenza la Corte d’appello ha sottolineato alcuni elementi che hanno portato al verdetto:
1. La completa divulgazione di elementi di prova non è necessaria in un’udienza di estradizione, perché l’udienza non è il luogo in cui si determina la colpevolezza o l’innocenza dell’imputato.
2. La Corte ha sottolineato inoltre che l’obbligo giuridico degli Stati Uniti è semplicemente quello di dimostrare che in ballo ci sia un caso valido.
Davison si è detto deluso della sentenza è ha ribadito che è fondamentale che Dotcom ottenga l’accesso ad una documentazione il più vasta ed esaustiva possibile, il che include documenti potenzialmente dannosi per il caso degli Stati Uniti e che avrebbero aiutato a provare che in realtà non vi è alcun caso.
L’udienza d’estradizione di Dotcom è già stata rinviata da marzo ad agosto e potrebbe essere ulteriormente rinviata qualora la Corte Suprema decidesse di accogliere l’appello presentato dai legali di Dotcom, che nel frattempo ha aperto un nuovo sito di file sharing di nome Mega e rimane libero su cauzione in attesa della prossima udienza.
Fonte Huffingtonpost / The Guardian