Il curioso caso di Benjamin Button (The Curious Case of Benjamin Button, Usa, 2008) di David Fincher; con Brad Pitt, Cate Blanchett, Tilda Swinton, Julia Ormond, Jason Flemyng, Taraji P. Henson, Lance E. Nichols, Elias Koteas, Faune A. Chambers.
New Orleans, 1918, il giorno in cui la Grande Guerra finì. Tra i festeggiamenti della città, in una casa borghese, nasce uno strano bambino, avvizzito, rugoso, vecchio. Per lui il tempo non scorre in avanti, ma all’indietro, attraverso una vita insolita, unica ed inimitabile, fatta di luoghi, persone e storie differenti, fatta d’amore, gioie, tristezza, morti e tanta solitudine. Quel bambino si chiamava Benjamin, Benjamin Button, nato in circostanze particolari…
Quasi 90 anni dopo la sua pubblicazione, David Fincher è riuscito nell’impresa di portare al cinema un celebre racconto di F. Scott Fitzgerald, accarezzato negli ultimi decenni anche da Steven Spielberg, ma mai capace di arrivare in sala, fino ad oggi. Grazie ai miracoli della tecnologia, a 150 milioni di dollari di budget, alle magie del trucco e ad una mano sapiente, Fincher ha realizzato un film tecnicamente quasi perfetto, pensato e realizzato per sbancare gli Oscar, ma incapace di convincere e, soprattutto, di arrivare al cuore dello spettatore. Saccheggiando Forrest Gump a pieni mani, Il curioso caso di Benjamin Button dimostra di essere sicuramente un buon film, ma indubbiamente non il migliore dell’anno…
E’ difficile riuscire a commentare un film come questo Curioso caso di Benjamin Button. Stilisticamente parlando è probabilmente ineccepibile. Una regia attenta ed equilibrata, una fotografia stupenda, delle splendide ricostruzioni dell’epoca, degli incredibili effetti speciali, un trucco magistrale e degli attori, Brad Pitt in testa, a dir poco impeccabili. Eppure c’è qualcosa che non funziona, che non gira a regime tra gli ingranaggi dell’orologio delle emozioni portato in sala dal regista di Seven.
La storia parte con un espediente che punta subito dritto all’emotività del pubblico statunitense. Siamo nel cuore di New Orleans. L’indimenticato uragano Katrina si sta per abbattere sulla città. In un letto d’ospedale giace un’anziana donna. Al suo fianco la figlia, arrivata al capezzale. La donna, ormai giunta alla fine dei suoi giorni, dal nulla inizia a raccontare la storia di un orologiaio e di un orologio, realizzato appositamente con un meccanismo temporale retroattivo, con la speranza che i figli caduti nella Grande Guerra possano tornare indietro, a casa con i propri genitori.
Da qui chiede alla figlia di prendere un diario, tenuto nascosto dentro la sua valigia, e di iniziare a leggerglielo. Qui, in questo diario, c’è scritta l’incredibile e curiosa storia di Benjamin Button. Di come un bambino nato ottantenne sia riuscito a vivere una vita fatta di storie, di incontri e d’amore, con una bambina conosciuta quando lei aveva 5 anni e lui 80, anche se con il corpo di un bimbo. Fu amore a prima vista, un amore impossibile. Lui vecchio, lei bambina. Ma gli anni passano. Lei cresce, matura, lui ringiovanisce, ’svecchia’. Se il tempo per lui torna indietro, per il resto del mondo procede in avanti, lasciandogli una profonda traccia di solitudine attorno. Tutte le persone che conosce e a cui vuole bene, muoiono, mentre le sue lancette del tempo vanno al contrario…
E’ una storia fantastica, in tutti i sensi, quella partorita da Fitzgerald negli anni 20 e sceneggiata da Eric Roth. Uno sceneggiatore, Roth, che nel 1995 vinse l’Oscar per lo script di Forrest Gump. Una sceneggiatura, a quanto pare, mai dimenticata dal furbo Eric, tanto da averla saccheggiata più e più volte in questo nuovo lavoro. Tanti, troppi sono i rimandi al mitico Forrest Gump firmato Robert Zemeckis per farla passare come pura casualità. I capitoli fondamentali della storia ci sono tutti. Dalla piuma trasformata in colibrì all’amore difficile se non impossibile con l’amore della propria vita, che prima fugge per poi tornare (ricordate Robin Wright Penn?), dal Capitano Mike che ricorda troppo il Tenente Dan, fino all’esagerazione della frase topica di entrambi i titoli, La vita è come una scatola di cioccolatini, non sai mai quello che ti capita per Forrest Gump, trasformata in dalla vita non sai mai cosa aspettarti, detta più e più volte, in questo Benjamin Button.
Ad amalgamare le due pellicole poi la “storia americana”, forte, potente e patriottica in entrambi i casi, miscelata a slanci di commozione sparsi più o meno ovunque, con nette differenze però tra le due colonne sonore, visto che Alexandre Desplat non è nemmeno minimamente paragonabile al toccante e struggente motivetto inventato da Alan Silvestri.
Il messaggio di speranza, di gioia di vivere dato da Fincher è chiaro. Non è importante se vivi una vita ‘al contrario’, se sei diverso da tutti gli altri, ma è “come la vivi” quella vita che fa la vera differenza. Ad aiutarlo in questa incredibile storia gli son venuti incontro i miracoli degli effetti speciali e le magie del trucco. Vedere Brad Pitt vecchio ottantenne nei panni di un bambino di 7 anni lascia senza fiato, così come è impressionante la trasformazione al contrario, con un Pitt pronto a tornare ai tempi di Thelma e Louise, quando era poco più che ventenne.
Un attore che tocca finalmente la performance più importante della propria carriera, quella della maturità. Sarà anche difficilmente calcolabile l’invadenza degli effetti speciali e del trucco sulla sua prova, ma Pitt per oltre un’ora, la prima, riesce a recitare solo con gli occhi, con lo sguardo, con quello sguardo magnetico e pieno d’amore, di voglia di vivere, anche se in un corpo impensabile. Un’interpretazione sicuramente meritevole, con lui praticamente onnipresente, visto che il film gli ruota totalmente intorno, senza mai perderlo di vista, in nessuna inquadratura.
Al suo fianco una candida, eterea e bellissima Cate Blanchett. Quasi di porcellana nel suo viso da ventenne, (con un trucco che in questo caso ha forse esagerato) la Blanchett invecchia e si sfiorisce mentre il suo amore, conosciuto decrepito, ringiovanisce, fino a tornare neonato. Attorno ai due ruotano Taraji P. Henson , mamma di colore adottiva, amorevole e caritatevole nei confronti di Benjamin Button (ricordate Sally Field?), e Tilda Swinton, prima donna capace di amarlo e baciarlo.
Tutto questo per 150 minuti di film a volte epico e a volta fantastico, romantico e drammatico, storico e surreale, difficilmente difettoso ma sicuramente non perfetto, con il “Fincher Style” che forse si vede solo in una scena, quando il destino ed il fato diventano responsabili di un incidente automobilistico. Eccessive le 13 nomination agli Oscar, per una pellicola che, probabilmente, dovrà inchinarsi (giustamente…) a titoli come The Millionaire o Milk, accontentandosi così di statuette ‘tecniche’ come quelle relative alla Fotogragia, al Trucco, agli Effetti Speciali e al Montaggio, proprio perchè incapace di emozionare e prendere realmente al cuore lo spettatore.
Probabilmente un capolavoro mancato, sicuramente un buon film, con una piccola traccia narrativa, quella dei “7 fulmini”, che entra di diritto nella storia del cinema per quanto folle e divertente. Vedere per credere…
Voto Federico: 7- -
Voto Simona: 8
Voto Carla: 8
Voto Gabriele: 7
Dr.Apocalypse
11 feb 2009 - 12:37 - #1Simona… siamo così in disaccordo?!?!?!!?
Incredibile ma vero…
Simona M
11 feb 2009 - 12:45 - #2Ma davvero Apo, è - credo - la prima volta che capita!!
Forse - come ha osservato un amico all’uscita della sala - ad una storia come questa avrebbe giovato una regia à la Spielberg o il tocco gotico-dark di Tim Burton. Fincher non ha saputo valorizzarla o personalizzarla a dovere. Però la storia - meglio: alcune parti della storia, che in sè è un po’ troppo lunga - mi ha commossa molto. Il colibrì mi ha fatto consumare mezzo pacchetto di kleenex. Che vuoi, a certe cose sono sensibile ;o) Molto azzeccate alcune battute del copione e deliziosi i siparietti dei fulmini. Doppiaggio assolutamente da dimenticare!!
Buona l’interpretazione di Pitt, ma decisamente non da Oscar. La sua performance è nettamente inferiore a quelle dei suoi avversari. Esagerato il suo trucco nella parte finale del fim. Più che ringiovanirlo gli hanno spianato qualsiasi tipo di espressione facciale.
ababab
11 feb 2009 - 12:53 - #3Che culo, non solo ringiovanisce invece di invecchiare, ma diventa pure brad pitt col passare del tempo
scrooge81
11 feb 2009 - 13:08 - #4“dovrà inchinarsi (giustamente…) a titoli come The Millionaire o Milk”…e questi 2 ti sembrano titoli da oscar?gran bei film ma non da oscar!!!purtroppo mi ripeto per l ennesima volta(e non vuole essere un attacco personale caro apo):di cinema ne capisci veramente poco,lo dicono in molti qui dentro e lo hai dimostrato piu’ volte…limitati a recensire filmetti come questo piccolo grande amore o i cinepanettoni e lascia i filmoni a gente che ne capisce piu’ di te(ad es carla)!
ragazzi non ascoltatelo,e’ da 8 come minimo:grandi attori,grande storia,grandissimi effetti speciali,musiche belle e commoventi(ok non al livello di silvestri)…insomma tutto(o quasi) quello che oggi il cinema ci puo’ offrire!
JackBurton
11 feb 2009 - 13:14 - #5scrooge
io eviterei di dire frasi come “di cinema ne capisci poco”.
Qui dentro tutti ne capiamo e nessuno ne capisce: sono solo opinioni, non esiste il giudizio assoluto nell’arte.
Simona M
11 feb 2009 - 13:34 - #6Concordo in pieno con JackBurton. L’arte non è una scienza esatta come la matematica.
All’uscita della sala, ieri sera, ho sentito molti pareri negativi…in confronto Apo è stato fin troppo buono.
Dr.Apocalypse
11 feb 2009 - 13:42 - #7Scrooge con tutto il cuore… ormai i tuoi commenti non mi fanno davvero più effetto. Fattene una ragione…
anton chigurh
11 feb 2009 - 14:26 - #8io continuo a sostenere che The Millionare è buono…ma non così buono. Ho preferito di gran lunga Milk e Frost/Nixon….sarò controcorrente ma il film di Boyle non è da Oscar…per nessuna ragione…
Fefer
11 feb 2009 - 14:45 - #9Visto che è in corsa per l’Oscar, secondo voi che l’avete visto è meglio questo o The Millionaire?
Perchè il film di Boyle è strafavorito per la vittoria ma non è un film così strordinario. E’ carino ma niente di più, eppure ha vinto tanti premi battendo Benjamin Button.
Dr.Apocalypse
11 feb 2009 - 14:48 - #10Son due film differenti, totalmente differenti… ma io, fossi un membro dell’Academy, tra i due sceglierei The Millionaire… ma tra i tre, con Milk accanto, Milk!
Gio91
11 feb 2009 - 14:51 - #11io ho visto Milk e the milionare e sono film da oscar, più Milk per me, che meritano davvero, vedremo se sarà così a che perlo strano caso di benjamin button.
Simona M
11 feb 2009 - 15:10 - #12@Fefer: Assolutamente molto più meritevoli della statuetta Milk e The Millionaire.
Silente09
11 feb 2009 - 15:11 - #13Inchinarsi a the Millionaire mi pare eccessivo,a me non è sembrato affatto un gran film,discreto ma nulla di più e continuo a non capire che ci vede la critica di tanto speciale (de gustibus comunque),posso capire milk o frost/nixon…comunque sia attendo con ansia questo film,Fincher non mi ha mai deluso.
Liuk1989
11 feb 2009 - 16:08 - #14L’ho visto ieri sera. Dal mio punto di vista l’ho trovato meraviglioso, di sicuro il miglior lavoro di Fincher. A me ha ricordato molto “Amelie” e poco Forrest Gump. Il doppiaggio in effetti lascia molto a desiderare( La blanchett da vecchia sembra doppiata dalla stagista/caterina Guzzanti di mai dire gol) però rimane il mio candidato all’oscar. Con tutto il rispetto per Milk ( altro film che ho amato). The millionaire non mi è piaciuto per niente, l’ho trovato falso come i soldi del monopoli.
Comunque, ripeto, è solo la mia opinione…
lucas25
11 feb 2009 - 16:26 - #15milionare è un film furbo e mediocre,button è il cinema,puro cinema,c’è un abisso fra questi due film.
pitt aveva un ruolo difficilissimo,la sua è una gran prova ,tutti quegli effetti speciali eppure è riuscito a rendere vero lo sguardo di button,una prova fatta di sguardi senza mai andare sopra le righe,meritava di vincere qualche premio .
pitt aveva gia fatto grandi prove di maturità anche in passato,guardatevi l’assassinio di jesse james o babel
pitt
llllllllll
11 feb 2009 - 18:00 - #16devo ancora vedere benjamin button, ma tra gli altri 4 film in corsa per il premio si deduce solo che il 2008 non è stata una grande annata per il cinema.
The Millionaire discreto e sono d’accordo con chi ha aggiunto “furbo”, visto che spesso si riduce a ricalcare prassi diegetiche troppo commerciali.
Milk si regge su una grande interpretazione di Sean Penn, ma a mio avviso il regista poteva lavorare maggiormente sul protagonista dal punto di vista psicologico. A tratti sembra quasi di assistere a un documentario, per quanto mi renda conto che sia difficile affrontare un argomento come quello.
Frost/Nixon davvero non è male e forse è quello che più mi ispira per adesso, se non fosse che Ron Howard non riesce a rinunciare ad alcune banalità (la ragazza di Frost che cavolo ci sta a fare?) come a voler edulcorare la pellicola per far breccia nel pubblico di massa.
Roman Castevett
11 feb 2009 - 19:29 - #17Quando i due si incontrano, entrambi hanno 5 anni, ma lui ha il corpo di un ottantenne! Quanto avete scritto stravolte “leggermente” l’intero impianto del film!
insane-c
11 feb 2009 - 19:40 - #18io avevo avuto occasione di vederlo in lingua originale perciò non posso parlare del doppiaggio però effettivamente è un pò come guardare Forrest Gump ambientato all’inizio del secolo. se non fosse per il fatto accattivante che lui cresce al “contrario” sarebbe una storia già vista e rivista. un film del genere non può che piacere visto che si segue un personaggio per tutta la sua vita e si alternano i momenti di divertimento a quelli emotivi, è come vivere come qualcun’altro per un paio d’ore…(in questo caso quasi 3, decisamente troppe) belli i costumi e le scene molto suggestive ma effettivamente c’è qualche buco tra e la nella trama, di quelli che senti anche se non capisci dov’è l’errore e poi…sono l’unica a cui brad pitt all’inizio del film ricordava gollum? O_o
in sostanza un film da vedere ma di cui personalmente mi scorderò
jordans
11 feb 2009 - 23:45 - #19ma che problema ha il doppiaggio?
ma non avevamo i doppiatori migliori del mondo? questo è un film importantissimo ,se fanno male il doppiaggio di film cosi è finita
Malloy
13 feb 2009 - 19:46 - #20Se il film è nettamente inferiore a The Millionaire, tremo all’idea di cosa possa essere…
jordans
14 feb 2009 - 20:16 - #21è nettamente superiore a milionare e il doppiaggio è ottimo
ale21_2
15 feb 2009 - 10:29 - #22concordo in pieno con la recensione… Pitt da Oscar, film bello ma non straordinario e il confronto con Forrest Gamp mi è venuto in mente già dalla scena in cui lui si imbarca per la prima volta con il capitano Mike! Concordo anche su trucco di Cate Blanchett… decisamente troppo ringiovanita! Stranamente ho trovato buono anche il doppiaggio. i 159 minuti non mi sono affatto pesati nella logiaca complessiva del film!