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Il nastro bianco - La recensione in anteprima

Pubblicato: 30 ott 2009 da carloprevosti

Commenti dei lettori

Il nastro biancoIl nastro bianco (Das Weiße Band) Regia di Michael Haneke. Con Christian Friedel, Leonie Benesch, Ulrich Tukur, Ursina Lardi, Burghart Klaußner, Steffi Kühnert, Josef Bierbichler, Rainer Bock, Susanne Lothar, Branko Samarovski, Detlev Buck, Marisa Growaldt, Janina Fautz, Jadea Mercedes Diaz, Sebastian Hülk, Michael Schenk, Leonard Proxauf, Theo Trebs, Fion Mutert, Michael Kranz, Maria-Victoria Dragus, Levin Henning, Johanna Busse, Yuma Amecke.

1913. Un paesino di campagna del nord della Germania viene turbato da alcuni strani eventi. In un primo momento sembra si tratti di incidenti fortuiti, presto appare evidente che qualcuno è responsabile di ciò che sta accadendo. Un cavo teso tra due alberi provoca il disarcionamento del medico, un fienile prende improvvisamente fuoco, due ragazzini vengono rapiti e torturati. Nella piccola comunità cominciano a sorgere i primi sospetti, sono in tanti a essere convinti di avere motivi fondati per credere di sapere chi sia il responsabile, ma questo non viene alla luce cominciano a per far inciampare il cavallo del medico, un fienile viene incendiato, due bambini rapiti e torturati. Il maestro del villaggio ha una sua teoria ma il resto degli abitanti del villaggio non sono disposti nemmeno a prenderla in considerazione. Una terribile verità si cela sotto il silenzio di una comunità complice dei delitti.

Haneke, dopo aver tentato la via americana con il remake di Funny Games, torna nel vecchio continente per girare un film profondamente europeo. Il ritorno sui suoi passi, corrisponde per Haneke al racconto di alcuni piccoli episodi ambientati in un villaggio contadino che possono essere letti come una durissima metafora di quello che sarebbe successo nei decenni successivi in Germania. Una volta ancora le immagini del film sono una lucida e spietata analisi di un microcosmo e delle relazioni umane che vengono intessute nel suo interno.

Attraverso un gelido bianco e nero, quasi come se Haneke avesse imparato la lezione da Ingmar Bergman, Michael Haneke osserva con l’attenzione di un entomologo le azioni e le reazioni di piccoli personaggi che nel loro essere posseggono gli elementi che il popolo tedesco dimostrerà con gli anni che seguiranno. Un luogo ristretto, un numero ben definito di personaggi, alcuni episodi inquietanti che turbano la pace ma che sono sintomo di un virus covato dall’organismo sociale, sono gli elementi fondamentali su cui si muove il demiurgo Haneke. Sebbene il motore narrativo della vicenda sembri quello che riguarda la ricerca e la scoperta del responsabile degli episodi di violenza verificatisi nel villaggio, Haneke preferisce dipingere un ritratto totalmente desaturato (non a caso monocromatico) di una società che porta in seno i germi della cattiveria di quello che esploderà nel nazismo.

La rigida gerarchia del paese, le usanze e le tradizioni imposte come un volere divino, provocano un rigido distacco tra classi sociali differenti ma anche tra diverse generazioni. I rapporti intergenerazionali infatti sono vissuti solo come autorità e sopruso, scarnificando completamente ogni rapporto umano. Così anche i ragazzi si comportano con gli adulti in modo freddo e distaccato. I giovani sembrano vivere in branco, con una solidarietà e una ferocia inimmaginabile. Bisogna ricordare che i bambini del 1910 sono i quarantenni che hanno costituito il mito della Grande Germania nazista prima della Seconda Guerra Mondiale.

Il nastro bianco che da il titolo al film è una punizione che il Pastore del villaggio impone ai due figli in modo da simboleggiare la purezza che sconfigge il peccato e la necessità di ottenerla per raggiungere la completa maturità. Michael Haneke non cerca alcuna purificazione perché possiede la consapevolezza storica che quegli stessi bambini si trasformeranno in soldati, S.S. e gerarchi nazisti di cui non si può avere alcuna pietà.

Haneke realizza così un capolavoro psicanalitico degno del maestro Bergman, un film durissimo e spiazzante, lontano dalle logiche commerciali ma che è valso una meritatissima Palma d’Oro al Festival di Cannes 2009. Non un film per tutti, però.

Il nastro bianco uscirà nelle sale il 30 ottobre.

Voto Carlo: 8,5
Voto Gabriele: 9

1 stelle2 stelle3 stelle4 stelle5 stelle (3 Voti | Media: 5 su 5)
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6 commenti

Commenti dei lettori

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  • Jukio k

    30 ott 2009 - 16:58 - #1
    -1 punto
    Up Down

    Confesso a voi fratelli di non essere riuscito ad aspettare l’uscita al cinema, quindi il film lo ho già visto tempo fa “in un altro modo”.
    Innanzitutto lodi alla fotografia in bianco e nero, da orgasmo (un Oscar sarebbe gradito).
    Susanne Lothar, l’attrice feticcio di Haneke, nonché alterego tedesca della Huppert, semplicemente divina (almeno in lingua originale, con il doppiaggio non saperei)
    Non c’è un solo attore fuori posto o sotto tono, tutti grandiosi.
    I bambini sono semplicemente da brivido, la scena di quello terrorizzato dal pastore protestante sui rischi dell’onanismo è da antologia.
    Su Haneke non dico nulla, genio punto e basta.
    In buona sostanza: ca-po-la-vo-ro

  • Andrea_cs

    30 ott 2009 - 18:33 - #2
    0 punti
    Up Down

    Lo andrò a vedere quanto prima…ma in che genere rientra il film?

  • Profilo di carloprevosti

    carloprevosti

    30 ott 2009 - 19:15 - #3
    0 punti
    Up Down

    Drammatico.

  • Profilo di LupoRosso

    LupoRosso

    31 ott 2009 - 17:05 - #4
    0 punti
    Up Down

    Concordo con Jukio: capolavoro. Che differenza tra questo e il pessimo film che ha vinto a Venezia….

  • Profilo di cure-18

    cure-18

    31 ott 2009 - 20:45 - #5
    0 punti
    Up Down

    visto ierisera, premmessa non è un film alla portata di tutti, si tratta di un film creato appositamente per capire il contesto storico di riferimento…devo dire che il film ti fa riflettere, il regista vuole appositamente lasciarti una riflessione… perchè è cresciuto tanto odio nei confronti della razza ariana…sicuramente la freddezza del film, il bianco e nero, l’inespressione dei volti dei bambini, le conversazioni molto crude.. rappresentavano la freddezza di quella società, dei rapporti umani Solo la voce calda e poi la sua intuizione del maestro, personaggio positivo del film ci dà uno senso di serenità e di umanità

  • nudaecruda

    01 nov 2009 - 20:54 - #6
    0 punti
    Up Down

    Ma quando mettete le mani avanti e dite “film non per tutti” vi sentite elevati perchè fingete di aver capito “cose che hai comuni mortali non è dato sapere”? Quanta snobberia c’è dietro un’asserzione del genere.
    Sono anche, con presunzione, convinto di saperne io molto più di voi, che vi celate dietro il riferimento alto (Bergman) perchè incapaci di farne altri, e questo vale per la recensione come per i commenti che leggo.
    Orwell e le trasposizioni cinematografiche de “Il Signore delle mosche” non vi dicono nulla?
    Concettualmente dilatare il tempo è stato esercizio che ha visto opere più meritevoli. Nulla da dire sulla fotografia.
    Dimostra d’essere il Regista il genio che è nel non fare assolutamente nulla e nel lasciare libere le molteplici interpretazioni ma che io non ci abbia visto niente se non qualcosa di più vicino ad un filmato di Pasolini nelle regioni del sud, dovete lasciarmelo dire altrimenti qualunque forma di censura potrebbe essere il prossimamente delle future violenze che arriveranno.
    E senza metafore.