
Il nuovo film di Gianni Amelio, l’atteso Il primo uomo, sarà al Toronto Film Festival. Ed è un’anteprima mondiale. Oggi, dopo qualche rumor negli ultimi giorni, è arrivata la conferma. Il film ha come protagonisti Jacques Gamblin, Maya Sansa e Denis Podalydès.
È il primo lungometraggio in lingua francese di Amelio, che porta sul grande schermo l’ultimo romanzo di Albert Camus, pubblicato postumo nel 1994. L’azione si svolge sul finire degli anni ‘50 con il protagonista Jacques Cormery, alter-ego di Camus, che fa ritorno in Algeria e ricorda gli anni della propria infanzia.
Il primo uomo salterà così due appuntamenti italiani, ovvero sia la Mostra del cinema di Venezia sia il Festival di Roma (anche se qui potrebbe essere ancora proiettato, visto che Roma non punta su anteprime mondiali). Una scelta “strana”, in controtendenza rispetto ai film italiani particolarmente attesi che vengono completati in tempo per la stagione dei festival nostrani: chissà come mai Amelio ha optato per un’anteprima mondiale estera? Forse è vero che il Lido viene sempre più visto come il posto in cui i critici hanno i fucili puntati contro i titoli italiani, o c’è dell’altro? L’ultimo suo film, La stella che non c’è, era in concorso al Lido nel 2006.
soloparolesparse
16 ago 2011 - 18:04 - #1Ipotesi. Non ha voluto portarlo al suo Torino Film Festival per non avere due ruoli contemporaneamente ma darlo ai festival “rivali” sarebbe stato non accettabile dalla piazza torinese… in pratica bloccato per l’Italia
Frank Costello
16 ago 2011 - 18:13 - #2Esatto, ce lo vedete voi un direttore di festival che porta il suo film alla concorrenza? Pur essendo molto diversi, Torino e Venezia si sentono idealmente in competizione (ricordo tempo fa una lamentela di Emanuela Martini su Venezia che era riuscita a scipparle non so quale film restaurato di Nicholas Ray nell’anno della retrospettiva a Torino sul regista americano). Peggio per Amelio: in quel calderone di Torino passerà inosservato.
Frank Costello
16 ago 2011 - 18:14 - #3P.S.: Volevo dire in quel calderone di Toronto…
gabriele-c
16 ago 2011 - 18:22 - #4E invece ho come il sentore che Amelio, tra le altre cose (l’ipotesi Torino vs Venezia mi sembra ben pensata), abbia preferito Toronto per evitare il “calderone” dei film italiani del Lido. E forse comunque capiterà quel che dice Frank, ovvero che potrebbe di conseguenza comunque passare inosservato in mezzo alla marea di film di Toronto… Mah.
luporosso
16 ago 2011 - 19:16 - #5Toronto è una vetrina commerciale, una fiera più che un festival, Venezia è uno spazio di promozione culturale. La differenza è enorme. Quella di Amelio di conseguenza è una scelta miope, soprattutto se dettata da ragioni campanilistiche (una presunta rivalità tra Torino e Venezia non sta né in cielo né in terra). Tra l’altro il suo è un film ben poco “italiano”, almeno sulla carta, non avrebbe corso il rischio di confondersi con gli altri titoli di casa nostra. Al Lido avrebbe avuto l’attenzione che merita. A Toronto gli auguro buona fortuna con i distributori.
ccbaxter
17 ago 2011 - 10:51 - #6Faccio notare a luporosso che Amelio non ha scelto nulla, semplicemente il suo film non è stato scelto per il concorso di Venezia, e questo lo ha costretto a cercarsi altre possibilità. Se poi ti interessa sapere il perché di questa esclusione sappi che “Il primo uomo” è coprodotto da Cattleya che ha già ben due film in concorso, quello di Crialese e quello della Comencini, tanto che - per riequilibrare - il direttore Muller ha introdotto un outsider come Gipi col suo esordio “L’ultimo terrestre”, prodotto dall’altro potentato produttivo italico che è la Fandango. C’è poi l’aspetto neanche tanto trascurabile che Amelio abbia già vinto un Leone d’oro nel 1998 e dunque… Questo per disilludere chi pensa che un direttore di festival possa prescindere da quella che si chiama la “politica” di una scelta, e che siano sempre e solo i film migliori a concorrere. Vi sono poi aspetti più segreti relativi al film “Il primo uomo” che riguardano i difficili (è un eufemismo!) rapporti tra Amelio e il produttore francese, Bruno Pesery, che hanno complicato, se non compromesso, la tormentata lavorazione e che si protraggono a tutt’oggi con mancati pagamenti, negativi sotto sequestro da parte dei laboratori parigini, e continui scambi di lettere degli avvocati. Non è escluso che Amelio potrebbe addirittura non presenziare alla presentazione del film a Torinto. E’ diventato molti difficile, se non impossibile, fare il cinema di questi tempi, cari ragazzi…
luporosso
17 ago 2011 - 18:01 - #7@ccbaxter Vedo che ne sai più di me sulla vicenda, quindi prendo per buono quello che dici. Dall’articolo avevo capito che fosse stato Amelio a rifiutare l’anteprima veneziana. La politica di cui parli comunque mi auguro sia così preponderante soltanto nella scelta dei titoli italiani. Che alla fine nell’alchimia di una Mostra ben riuscita per me restano trascurabili. Quella di Gipi in Concorso comunque mi sembra una proposta audace, innovativa, tutto tranne che scontata o istituzionale. La Fandango conterà qualcosa, non lo metto in dubbio, ma non mi pare proprio che in Italia rappresenti “il potere” in ambito cinematografico.
ccbaxter
17 ago 2011 - 22:54 - #8@ luporosso. Buon per te che non lo pensi. Ma hai un po’ travisato le mie parole, io non ho affermato che la Fandango rappresenti il Potere (con la p maiuscola) in assoluto, sarebbe effettivamente troppo, ma un sultanato da non scontentare si. Non hai idea, caro luporosso, le seccature che può avere un direttore di mostra poco riguardoso nei confronti di soggetti come questi, di solito legati a cordate, amicizie influenti, e gruppi di pressione quelle sì piuttosto temibili e nerborute come Raicinema, partner ricorrente di Fandango. La proposta di Gipi in concorso è audace tanto quanto lo è stata quella di Ascanio Celestini lo scorso anno. Che Celestini, anche lui un esordiente, ne abbia tratto vantaggio a me non sembra. Nel concorso principale te la vedi con talenti del calibro di Cronenberg, Ferrara, Friedkin, Polanski, Solondz, se non sei una specie di fenomeno della natura, una rivelazione assoluta, una scoperta d’indiscutibile valore, questo privilegio rischia di ritorcertisi contro e trasformarsi, nella migliore delle ipotesi, in rispettosa considerazione. Un film d’esordio in concorso non è stato concesso neanche ad uno come Paolo Sorrentino; e per quanta simpatia si abbia per questo disegnatore che si misura, non certo da giovinetto, con un’impresa così difficile come il cinema io se fossi stato in Muller non l’avrei gettato allo sbaraglio. Se il film fosse realmente qualcosa di nuovo e di originale come tutti immaginiamo - e come a suo tempo era il film di Celestini - non so quanto la mostra avrebbe modo di promuoverlo, di fargli del bene insomma. Quanto allo “scontato” e “istituzionale” anche qui ci siamo capiti poco. “L’ultimo terrestre” di Gipi non è un film di Pupi Avati - quella si sarebbe stata una scelta scontata e istituzionale - ma il frutto di un lambiccato marchingegno diplomatico per scontentare il meno possibile certe persone che in questi casi corrono subito a lamentarsi coi loro padrini e protettori. Operazione tipica dello snobismo e della finta spregiudicatezza di quel direttore lì, in realtà molto cinico, che per coprire la nefandezza del film della Comencini in concorso si inventa l’outsider e lo getta nella mischia senza alcun riguardo. Spero per Gipi che ne esca con onore.
Frank Costello
18 ago 2011 - 03:21 - #9Quel direttore lì ha un nome, Muller, ed ha sfornato ottime selezioni. E la Fandango non è certo al pari di 01 e Medusa. Purtroppo non scopriamo l’acqua calda: si sa che con i film italiani bisogna scendere a compromessi. Succede anche a Cannes con i film francesi e a Berlino con quelli tedeschi.
ccbaxter
18 ago 2011 - 11:24 - #10Per carità, con “Faccia d’Angelo” non voglio certo fare questioni. Si tenga pure Muller, se gli piace tanto, del resto piace moltissimo anche ai politici di destra, e un po’ anche a quelli di sinistra, come tutti i cortigiani che si rispettano. Mi dispiace che si sia scaldato perché ho mancato di farne il nome, forse sarebbe stato meglio rispondere, magari in tono meno risentito, sul merito di quello che ho scritto. Ho come l’impressione che su questo blog la gente che scrive non legge quello che scrivono gli altri, ma è solo un’impressione eh? Sul merito di Fandango faccio umilmente notare a Frank Costello che il signor Procacci produce alternativamente coi dindi dei due potentati che ha nominato lui, e quindi per la proprietà transitiva ne assume i poteri di imposizione e interdizione altrui. Nel caso della Fandango poi l’autogol in questo festival del cinema è pazzesco. Aveva un film bellissimo e terribile come “Ruggine” di Daniele Gaglianone - quello si che meritava il concorso! - e lo va a scatafondare nelle giornate degli autori! Grazie a Muller, ovviamente. Contento Frank? Così l’ho nominato due volte.
Frank Costello
18 ago 2011 - 11:40 - #11Muller non si discute, di sicuro non in base alla qualità delle scelte dei film italiani. Quanto a Procacci: un produttore coraggioso, farlo passare per un ‘prestanome’ di Rai e Mediaset mi sembra assurdo. Ha prodotto e fatto realizzare film spesso ’scomodi’ che Rai e Mediaset rifiutavano o non volevano produrre del tutto. Inoltre, quest’anno è una delle poche volte che Procacci ha un film in concorso. Forse hai la memoria corta: fino a qualche anno fa ci si lamentava che Rai e Mediaset si spartivano tutti i posti disponibili in concorso. Da qualche anno a questa parte la musica è cambiata (vedi il film di Paolo Franchi di qualche anno fa o La pecora nera, targati BIM - e non venirmi a dire che anche Valerio De Paolis è al soldo di Rai e Mediaset…). E però ora ci si lamenta anche degli outsider che sarebbero il frutto di loschi giochi di potere. Non so, la dietrologia a tutti costi non fa per me.
ccbaxter
18 ago 2011 - 12:21 - #12Invece lo dico: Valerio De Paolis è al soldo di Raicinema se produce “La Pecora Nera” di Ascanio Celestini con la partecipazione, appunto, di Raicinema. Che ti piaccia o no senza quel contributo il film non si sarebbe fatto. Ti faccio poi notare, caro filomulleriano a oltranza, che nel novero dei produttori di questo film - che è a me è piaciuto, eh?, non ti credere… - figura nientemeno che Carlo Macchitella, potentissimo ex direttore generale della stessa Raicinema… Capito? No? E certo: Muller è un uomo d’onore, come direbbe Marco Antonio, e dunque basta così… non lo tocchiamo oltre. Tocco oltre volentieri invece il sor Procacci che passa per produttore coraggioso e indipendente solo perché a te e a tanti come te sfugge il particolare che il suo coraggio lo pagano, appunto, ora Raicinema ora Medusa, e sempre lo Stato, il Ministero, che anticipa i soldi per produrre. Non è questione di “prestanome”, certo che Procacci è produttore, ma la cruda verità è questa, come lo scorrere gli accrediti produttivi dei suoi film mostra. Ripeto, perché evidentemente non sono stato chiaro, che se tu coproduci con Rai o con Mediaset la cosa ti è d’aiuto. Dietrologia o no siamo in Italia e io, se t’interessa, sono stato a lungo testimone proprio in quegli uffici dove si praticano “loschi giochi di potere”, come li definisci tu.