68 anni, regista, sceneggiatore e produttore cinematografico, 10 film diretti in 40 anni, 4 nomination all’Oscar, nessuna statuetta vinta, ma un’aurea di ‘mito’ vivente che da sempre l’accompagna. Michael Mann è sbarcato al Festival Internazionale del Film di Roma, tenendo una ‘lezione di cinema’ ad un pubblico ‘misto’, composto tanto dalla stampa quanto da semplici appassionati. Da sempre immenso innovatore cinematografico, Mann ha mostrato un lato decisamente sconosciuto agli sbigottiti presenti in sala. Perché il leggendario Mann ha svelato un’impensabile incapacità a ‘comunicare’.
Incalzato dalle interessanti, precise e dettagliate domande di Mario Sesti e Antonio Monda, ‘curatori’ dell’attesa masterclass, Mann ha sempre risposto sviando ai quesiti posti, tralasciando particolari e curiosità legale alle sue pellicole, per snocciolarci nient’altro che trame, da tutti ovviamente conosciute. Più che una ’sparatoria’, rimanendo in linea con il suo cinema, possiamo definirla una soporifera partita a carte, che ha visto il regista interpretare la parte di colui che stancamente gioca, annoiando gli altri partecipanti.
I presenti in sala, gremita fino all’inverosimile, si attendevano una grandinata di bossoli, per poi ritrovarsi dinanzi ad una stancante chiacchierata sui suoi film, raccontati scena dopo scena, senza rendersi conto che i ‘poveri’ Mario Sesti e Antonio Monda chiedevano in realtà tutt’altro. Domanda secca su come ha gestito l’esplosivo duo De Niro/Pacino? E giù a raccontarci la scena vista pochi minuti prima sul grande schermo. Come se nessuno la conoscesse. Quesito diretto sul suo amore nei confronti di John Ford? Tre parole e argomento sviato in 25 secondi. Visti alcuni momenti clou dei suoi film, scelti dallo stesso Mann, il regista era poi chiamato a commentare ciò che si era appena ammirato sul grande schermo, provando ovviamente a seguire i precisi quesiti partoriti dai due ‘intervistatori’. Nulla di così complesso, se non fosse che Mann abbia totalmente circumnavigato l’argomento, preferendo raccontare altro, annoiando, più che incantando, i presenti.
Leggendario con la macchina da presa, il regista ha così mostrato un lato di sè decisamente inedito, che lo vede pessimo ‘affabulatore’. E ora, per i tanti che non hanno potuto assistere alla tanto attesa masterclass, ecco a voi il ‘meglio’, nel peggio, partorito da Michael ‘mito’ Mann:
“Perché il mio amore per il digitale? Perché voglio poter riprendere la notte di L.A., e il digitale questo te lo permette. Puoi andare avanti per 17-18 minuti di fila con il digitale. Cosa impossibile su pellicola”.“E’ sempre molto appassionante per me che personaggi e situazioni emergano dalla vita e non da altri film. Per me avere dei ladri nel cast è splendido. Un coinvolgimento appassionato che ti fa scoprire la fierezza che hanno le persone nel fare il loro lavoro”.
“Com’è stato dirigere De Niro e Pacino? In primo luogo nella vita loro si conoscono, e questo è stato di buon auspicio, per Al, Bob, e me, il fatto che lavorassero insieme, vestendo i panni del buono e cattivo. Loro non avevavo ansie o nervosismi, perché per tre mesi, prima di girare, si sono calati nei personaggi. Due persone diverse, speciali. La presunzione del film è stato far finta che quelle fossero le uniche due persone al mondo con una totale autocoscienza. Completamente se stessi. Erano totalmente in sintonia. Non ho detto o fatto nulla per aiutarli”.
“Il celebre Coyote di Collateral, era previsto in sceneggiatura o spuntò all’improvviso in strada, tanto da convincervi a tenerlo all’interno del film? Assolutamente previsto, c’era fin dall’inizio. Non è stato improvvisato. C’era nel copione. Ci sono 3 vettori tutti indirizzati verso questa collisione. Mi piaceva il preludio dei cojote. Il senso che volevo esprimere era la consapevolezza di questi due uomini. Jamie Foxx in quel punto del film si è come liberato, mentre Cruise è rimasto l’agente di una realizzazione di qualcosa che covava in Foxx. Tra l’altro è una cosa normalissima a Los Angeles, girare per strada ed incrociare un coyote”.
“Se è vero che faccio il cameraman nei miei film? Bè, non sono il direttore di fotografia, ma qualche volta sì. Lo faccio perchè mi diverto, lo voglio fare e lo faccio, perché voglio essere vicino ai miei attori”.
“E’ vero che lei ha avuto una vera corrispondeza con un vero serial killer, prima di girare Manhunter? Volevo calarmi nella realtà di un serial killer. Dennis Wallace è un uomo che ho conosciuto negli anni 70, prima che diventasse un serial killer. Ma è stato lui ad indirizzarmi verso il personaggio di Manhunter”.
Tutto qui? Tutto qui, e poco, pochissimo altro.
mattejo
30 ott 2011 - 14:58 - #1Si vede che si sta portando dietro la stessa noia trasmessa con “Nemico Pubblico”, uno dei film più soporiferi che abbia mai visto.
Zyder21
30 ott 2011 - 15:49 - #2Al dr. apocalypse, che ha scritto questo articolo.
Eri tu uno di quei cafoni che si é alzato a metà incontro?
La prossima volta vai a vedere Toto’ in 3D, che magari si confà di piu’ ai tuoi gusti e ti diverte di piu’.
La tua é l’unica recensione negativa,vedi un po’ in rete.
P.S.: Nessuno ha citato Nemico Pubblico nelle proiezioni degli spezzoni dei film.
gabriele-c
30 ott 2011 - 15:51 - #3Si vede anche che un (enorme) regista come lui non deve per forza essere bravo con le parole, se poi fa i film che fa (splendidi, compreso Nemico Pubblico).
uomocheride
30 ott 2011 - 15:55 - #4vero
drapocalypse
30 ott 2011 - 16:17 - #5Zyder fidati, sei stato molto più aggressivo te con il tuo commento che quel poveraccio che si è alzato a metà intervista, per possibili motivi che tu neanche lontanamente conosci. E se proprio ci tieni a saperlo no, non era il sottoscritto.
Detto ciò, sappi che lo spirito critico dovrebbe andare oltre la venerazione nei confronti di chiunque. Come scritto più e più volte, considero Michael Mann un ‘maestro’, se non un ‘mito’, ma da qui a dire che ieri pomeriggio ha snocciolato risposte interessanti ce ne passa.
Questo è l’unico pezzo che ne parla con questi toni negativi? Bè, mi fa solo che piacere. Visto e considerato quello che spesso si sente in sala stampa. Per poi leggere tutt’altro in rete…
Saphirschwarz
30 ott 2011 - 18:41 - #6Non mi ricordo le parole esatte, comunque in Collateral c’è una scena in cui Cruise chiede a Foxx di raccontargli la sua idea della compagnia di Taxi che vuole creare, Foxx preferisce non rispondergli e Cruise in sostanza dice: “Sei uno che preferisce agire anzichè parlare!”
Forse Mann è così.
batou
30 ott 2011 - 22:17 - #7Non credo che Mann rappresenti un caso unico, sono molti i registi che non sono capaci o non vogliono svelare troppo dei loro film, che si tratti di contenuti o di retroscena sulla produzione. Un esempio sono i commenti audio nei dvd che spesso risultano noiosi.
Se ci fate caso invece i registi italiani fanno sempre interviste molto “ricche” ed esplicative…
Zyder21
30 ott 2011 - 23:30 - #8Al dr. apocalypse,
non era un poveraccio,ma dei fotografi interessati solo a fare qualche scatto, del quale Michael Mann non puo’ interessare nulla se non il prezzo che ricaveranno dalla fotografia.
Si deve poter pure lavorare, ma c’è modo e modo.
Il modo giusto è quello di non disturbare e rispettare chi è venuto e ha pagato il biglietto al quale interessa l’argomento della discussione.
E’ molto piu’ aggressivo il tuo articolo che spara a zero su un incontro che sarebbe potuto essere piu’ anche interessante che il mio intervento.
drapocalypse
31 ott 2011 - 00:31 - #9Zyder perdonami, ma stai uscendo fuori tema. L’intervento sarebbe stato più interessante senza il mio articolo? Il mio articolo è figlio di quell’intervento, e non precedente. Ma cosa stai dicendo?
glaeken
03 nov 2011 - 01:31 - #10Michael è Genuino,Immenso e ..con tutto il rispetto per gli organizzatori e per gli adetti al lavoro del Festival ma la traduttrice adetta ha preso degli abbagli sia su materie tecniche (ad esempio luci al vapore di sodio) sia sui nomi dei personaggi dei film,quindi io da quel lato ho scosso la testa per piu volte in segno di dissenso.La risposta su John Ford NO mi è piaciuta..Non penso possa svelare tutti i suoi segreti durante 2 ore di dibattito,ha fatto bene la sua parte,sui Coyote di Collateral sono una sua esperienza personale ,era in auto di sera per Los Angeles e incrociò queste bestiole includendole poi nel copione..Sul digitale,non è questione di avere solo piu profondità di campo ma l HD lavora come l’occhio riprendi e vedi cio che vedi ad occhio nudo..Lui in questi anni ha sempre lavorato ragionado anche in termini di alta definizione con la pellicola(quando il digitale non era disponibile),vuoi usando lenti che costano piu della macchina da presa , pellicole o emulsioni particolari o lavori di illumianzione che permettevano la messa in scena del realismo( i direttori della fotografia che lavorano con lui sono sempre di Classe A).La cosa piu grande l’ha detta quando faccio cinema cerco di utilizzare tutti i mezzi che ho per poter mettere in scena al meglio quello che ho in testa(MUSICA FOTOGRAFIA MONTAGGIO)…cose che tanti registi non sanno fare soprattutto con la musica..Per quanto rigurda la mancanza di alcuni suoi film,La Fortezza è stata omessa perchè non è un film di cui non ama parlare…su Nemico Pubblico forse non c’era tempo..