Il gabinetto del dottor Caligari: un incubo con tante voci per la stessa Paura

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Il gabinetto del dottor Caligari: un incubo con tante voci per la stessa Paura


Sedotta dalle trame senza tempo capaci di rinnovarsi, oggi aspetto emozionata le atmosfere sghembe, claustrofobiche e allucinate di un Das Cabinet des Dr. Caligari (Berlino, 1919) di Robert Wiene, presentato dopo quasi un secolo (decennio più, decennio meno) da Artmediamix con un Das Cabinet des Dr.Caligari Live allo Spazionovecento di Roma e una voce nuova.

A rendere l’occasione allettante, oltre all’entrata gratuita (occhio però che la prenotazione è obbligatoria), una quasi inedita director’s cut di 82 minuti, con sottotitoli in italiano e la partitura acustica visionaria, immaginifica e terrificante, del live computer soundtrack di Edison Studio, artefice dell’estetica del suono di una vera e propria trilogia “della paura”, dopo “Inferno” (L’Inferno di Francesco Bertolini, Giuseppe de Liguoro, Adolfo Padovan, 1911) e “Gli ultimi giorni di Pompei” (di Eleuterio Ridolfi, 1913).

Deliziata da tanto spavento mi concedo anche bel viaggio nel tempo e nel film, alla ri-scoperta di quello che ha reso questo capolavoro noir “il manifesto dell’espressionismo, la profezia del nazismo, una notevole fonte di ispirazione per tante pellicole e cinema a seguire”. Un viaggio che condivido volentieri con tutti quelli che non avranno ‘paura’ di seguirmi dopo il salto e sfidare lo slogan voluto dal produttore Erich Pommer “du musst Caligari werden” ..

CABINETOFDRCALIGARI-03 commons wikimedia

I must know everything. I must penetrate his secrets .. I must become Caligari! è in pratica la sintesi di un incubo allucinato e allucinante, dalla struttura complessa e enigmatica, girato a Berlino in sole tre settimane da un Robert Wiene chiamato a sostituire Fritz Lang (quello del diabolico Dr Mabuse per intenderci), nella Germania oppressa dalla guerra, che guarda sorgere la repubblica di Weimar e i germi del nazionalsocialismo.

Semplificando un po’ la trama, il film ambientato nell’immaginaria cittadina tedesca di Holstenwall intorno al 1830 è la storia narrata dallo studente Franz (Friedrich Feher). La storia del dottor Caligari (Werner Krauss) che esibisce nella fiera annuale del paese la psicosi dello spettrale e sinistro Cesare (Conradt Veidt), un sonnambulo capace di ‘vivere’ chiuso in una cassa-bara (nella foto), predire sventure e uccidere a comando.

Cabinet_of_Dr_Caligari_1920_Lobby_Card

Quando lo studente sospetta, indaga e poi scopre che è Caligari a controllare la volontà di Cesare e ordire gli omicidi che imperversano nel paese, ormai è tardi, perché Cesare ha già ucciso l’amico di Franz e muore dopo aver rapito l’amata Jeanne (Lil Dagover), Franz finisce ricoverato nella stesso manicomio dove Caligari in realtà è il direttore e la psicosi dello studente.

Paura e disagi di tipo psicotico si confondono con le ombre della guerra, il peso della sconfitta e le profezie di un avvento del nazismo che Siegfried Kracauer ha individuato come “l’origine di una corrente che portò da Caligari ad Hitler attraverso un corteo di mostri e tiranni” (S. Kracauer, Cinema tedesco – dal “Gabinetto del dottor Caligari” a Hitler, Milano 1977).

Inquietanti, eccentrici e reduci dal fronte, i due sceneggiatori Carl Mayer e Hans Janowitz scrivono un trattato sul potere istituzionale (il dottor Caligari-il vero folle nelle loro intenzioni) che spersonalizza e annienta la volontà dell’uomo comune (il sonnambulo Cesare) rendendolo un assassino, e per quanto il messaggio risulti un po’ ridimensionato dal finale onirico-allucinatorio e l’equivoco della follia imposto dal produttore Erich Pommer (e stando ad alcune fonti enciclopediche anche da Fritz Lang), il film fu comunque proibito dal regime e i protagonisti costretti ad emigrare negli Stati Uniti d’America.

Oltre alla gestualità teatrale, il trucco e i costumi studiati per accentuare le ombre sinistre, le visioni allucinate, la deformazione del reale e le atmosfere da incubo, beneficiano anche di una scenografia altrettanto teatrale e visionaria, con stile e forme di chiara ispirazione espressionista, futurista e cubista, che allungano le ombre, distorcono lo spazio e stra-volgono le prospettive bidimensionali.

Una scenografia appositamente commissionata da Pommer all’avanguardia artistica che ruotava intorno alla rivista “Der Sturm“, realizzata dai pittori espressionisti come Her-mann Warm e Walter Ròhrig, l’architetto Walter Reimman e Ernst Ludwig Kirchner.

Il film muto girato in 35 mm nel 1919, proiettato in 16 mm e 35 mm, a Berlino nel 1920 e poi nel resto del mondo, esiste in versioni di diversa durata, con colonne sonore alternative e diversi restauri. Tra le versioni in bianco e nero trovate quella in creative commons che potete scaricare on line gratis.

Esistono anche versioni restaurate e ricolorate come quella realizzata dalla Film Preservation Associates per il mercato DVD nel 1996 (nel video a seguire), con la colonna sonora di Timothy Brock.

Nel corso degli anni il film ha ispirato anche omaggi, citazioni e remake di ogni genere, dal videoclip del brano Heroine dei Suede, a Il secondo tragico Fantozzi di Luciano Salce, dove il Ragionier Ugo ottiene il posto di lavoro proprio per aver elogiato la pellicola, e se The Cabinet of Caligari di Roger Kay con la pellicola originale condivide solo il titolo, il remake di David Lee Fisher (nel video a seguire) con la sua fotografia tanto fedele si è aggiudicato 3 premi allo ScreamFest Film Festival.

On line si trova anche Enklave Elektronica vs Caligari, la sonorizzazione live elettronica ispirata alle teorie di Siegfried Kracauer sul film, io questa sera mi concedo la partitura live di Edison Studio e nuovi incubi seducenti, ma se voi ne scovate altri sono pronta a seguirvi fin dentro la sala buia.

edison caligari LOW

 

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