Cine/Vision: Il gabinetto del Dottor Caligari

Ed eccoci qui, come ogni martedì, con la rubrica Cine/Vision. Oggi Matteo di PellicolaScaduta ci racconta e ci propone il classico Il gabinetto del Dottor Caligari (che potete anche vedere qui, in edizione originale e di dominio pubblico).... di Robert Wiene, anno 1920.

Il giovane Francis è seduto su una panchina con un vecchio. Sta parlando, per la precisione gli sta raccontando una storia. E come in un flashback la dimensione temporale si sposta per portarci da tutt’altra parte. C’è il dottor Caligari e il suo sonnambulo Cesare che predice il futuro (o così sembra). C’è un uomo a cui viene predetta la sua morte e, poco dopo viene pugnalato. C’è la ragazza di Francis che viene rapita dal sonnambulo. Alla fine la giovane si salverà ma Cesare morirà. Questo è “Il gabinetto del Dottor Caligari”, film del 1920 di Robert Wiene. O almeno, è parte della trama del film. Manca ancora il finale, quello vero, ma sono ancora indeciso se raccontarvelo o meno.

Prima vorrei evidenziare però l’aspetto più suggestivo del film, ovvero l’apparato scenografico. Realizzata dai due pittori Walter Reimann e Walter Rohrig e dall’architetto Herman Warm, la scenografia pone le solide basi per un’estetica espressionista che si svilupperà poi prepotentemente negli anni successivi, e non solo con altri classici (come il “Nosferatu” di Murnau girato due anni dopo questa pellicola), ma anche attraversando l’oceano fino a giungere negli Stati Uniti dove lo stile scenografico e quello della fotografia verranno ripresi (anche se con un minor impatto visivo) nella famosa serie dei mostri della Universal. Parte fondamentale dell’opera è anche la fotografia di Willy Hameister che taglia i volti dei personaggi e li rende profondamente sinistri e poco rassicuranti. L’insieme di scenografia e fotografia, di regia e recitazione, crea una realtà cinematografica claustrofobica e terrificante sospesa tra realtà ed incubo, all’insegna dell’incomunicabilità e del caos psicologico che circonda i protagonisti.

Ma ora veniamo al finale (si, ho deciso di dirvelo). Finito di raccontare la terribile storia, si scopre che in verità Francis è rinchiuso in un manicomio e che tutti i personaggi che gravitano intorno a lui non sono altro che i protagonisti della vicenda narrata. Primo su tutti è il direttore dell’istituto, trasformatosi nella mente del ragazzo nel terribile dottor Caligari. Il finale venne aggiunto dal produttore della pellicola alla sceneggiatura originale Carl Mayer, Hans Janowitz e Fritz Lang, scatenando le ire dei tre perché affermavano che l’espediente narrativo offuscasse la loro intenzione satirica verso l’autoritarismo prussiano che “trasformava” gli uomini in macchine. E se effettivamente questo dato è innegabile, bisogna anche ammettere che l’espediente narrativo inventato da Erich Pommer non fa altro che aumentare a dismisura la tensione emotiva e ci fa rivalutare tutte le posizioni prese fino ad allora.

“Il gabinetto del dottor Caligari” è sicuramente il primo film horror della storia ma, soprattutto, il primo film dove l’idea che il terrore psicologico sia terrificante tanto quanto quello fisico (e delle volte lo è anche di più), si fa strada nel mondo del cinema. Massima espressione del cinema espressionista e grande capolavoro del cinema muto.

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