Hotel Meina: foto, locandina e dichiarazioni del regista Carlo Lizzani

Hotel meina locandinaEsce il prossimo 25 gennaio il film italiano drammatico Hotel Meina diretto da Carlo Lizzani con Benjamin Sadler, Ursula Buschhorn, Ivana Lotito, Ralph Palka, Silvia Cohen, Ferdinando Murolo, Adriano Wajskol, Federico Pacifici.

Siamo sul lago Maggiore nel settembre del 1943. Un gruppo di ebrei vive nell'Hotel Meina, ospitati da Giorgio Benar. Dopo l'8 settembre e l'armistizio uno squadrone di SS arriva nell'albergo. Tutti gli ebrei vengono rinchiusi tra quelle quattro mura fino al tragico epilogo.

Il film è tratto dall'omonimo libro di Marco Nozza, basato su fatti realmente accaduti. La pellicola fu presentata a Venezia nel 2007. Su continua trovate foto e dichiarazioni del regista.

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Dichiarazioni del regista Carlo Lizzani:
Quello che mi ha affascinato nella storia – tutta vera – dell’Hotel Meina, raccontata
nel libro di Nozza, è il modo imprevedibile con il quale il Male e il Bene in questa
particolare occasione sono entrati in conflitto. E, prima ancora, si sono presentati in scena,
hanno preso forma. In questo albergo che si affaccia sul Lago Maggiore, in una cornice
paesaggistica idillica, si trovano a convivere per alcuni giorni, nel Settembre 1943, un
gruppo di ebrei benestanti, una formazione di SS, e alcuni villeggianti italiani e tedeschi
ignari della tempesta che anche là, in quel luogo tanto lontano dai fronti di guerra, sta per
scatenarsi.

La caduta di Mussolini, l’Armistizio (annunciato in quel modo equivoco che tutti
ricordiamo) hanno fatto dell’Italia una terra di nessuno, dove può accadere tutto e il
contrario di tutto. E nessuno sa prendere decisioni definitive. La sorveglianza dei tedeschi
sugli ebrei sembra morbida. Ma da quell’albergo – questo è l’ordine – non si può uscire.
Anche le SS insomma, sembrano in attesa di ordini superiori, e qualche volta si mangia, si
fa musica, si gioca a carte tutti insieme.

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Ma, accanto al Male anche il Bene – in quelle strane giornate dell’Hotel Meina – si
presenta in modo nuovo e inatteso rispetto alla drammaturgia che solitamente ha
raccontato la Shoà. È il personaggio della tedesca Cora a gridare forte la sua condanna nei
confronti di Hitler e della sua banda di criminali. E questo in nome dell’altra, della vera
Germania. La Germania di Kant, di Goethe, di Schiller, di Mann. Della Berlino illuminista
senza Ghetto, di Federico il Grande. La Germania di Bonhöfer, della Rosa Bianca, degli
ufficiali impiccati dopo la scoperta della congiura del ’44, e delle migliaia di tedeschi
antinazisti sterminati poco prima e poco dopo la presa del potere da parte di Hitler.
Anche questa Germania ha avuto voce in altri film. Ma nel nostro caso il confronto è
diretto, e l’unità di spazio e di tempo danno al conflitto quella originalità che mi ha indotto
ancora una volta a misurarmi su un terreno più volte frequentato, ma sempre
affascinante e denso di interrogativi e di insegnamenti.

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HOTEL MEINA è un altro capitolo di quella ideale storia in immagini del fascismo e
dell’antifascismo che da decenni vado costruendo con film sia tratti da eventi realmente
accaduti, sia da opere letterarie.
Gli anni Venti: FONTAMARA (con Michele Placido), CRONACHE DI POVERI AMANTI (con Marcello Mastroianni). Gli anni Trenta: UN’ISOLA (il libro di Giorgio Amendola). Gli anni Quaranta (dalla nascita della Resistenza fino alla condanna a morte): ACHTUNG! BANDITI!, IL GOBBO, L’ORO DI ROMA, GLI ULTIMI GIORNI DI MUSSOLINI (con Rod Steiger, Henry Fonda).
In tutte queste opere mi sono sempre attenuto al rispetto del testo (nel caso dell’opera
letteraria). E al massimo rispetto per la memoria delle vittime o dei sopravvissuti, nel caso
di film ispirati a fatti realmente accaduti.

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