Tutta la Vita Davanti (Ita, 2008) di Paolo Virzì; con Isabella Ragonese, Sabrina Ferilli, Massimo Ghini, Valerio Mastandrea, Elio Germano, Corrado Fortuna e Micaela Ramazzotti.
Una laurea in Filosofia con lode e abbraccio accademico non bastano alla giovane Marta per trovare spazio in una società coreografata a ritmo di Grande Fratello e jingle motivazionali, tanto da portarla in un mondo tanto surreale quanto reale, quello dei call center, regno sovrano del precariato moderno.
Qui, tra giovani telefoniste lobotomizzate, danze motivazionali, sms mattutini, premiazioni e penitenze, scopre la violenza psicologica, l’abuso, il ricatto e lo sfruttamento perpetrato nei confronti di centinaia di giovani, laureati e non, costretti a vivere con l’incubo di un lavoro precario, con tutta una vita davanti, paradossalmente preclusa a 25 anni, tanto da risultare mostruosamente paradossale…
Ritorno al cinema per Paolo Virzì, dopo il flop di Napoleone. Un ritorno importante, d’autore, clamorosamente contemporaneo, con un film durissimo, al limite del surreale e del grottesco, volutamente eccessivo, che non risparmia ne salva nessuno, a tratti feroce, ironico, commovente, divertente, cinico e terribilmente reale.
Virzì porta in scena una società, quella italiana, rovinata dall’incubo della precarietà, della disoccupazione giovanile, del futuro incerto, dei laureati costretti a dover andare a lavorare in un call center, a 400 euro al mese, senza diritti ma solo con obblighi da dover rispettare, pena il licenziamento.
Una società dove i sindacati predicano bene ma razzolano male, dove si parla molto ma si concretizza poco, in un film che non si piange addosso, non si autocommisera, non si regala nulla, dimentica il politically correct, disegnando un’universo di personaggi dove tutti sono vittime.
Marta è una giovane ragazza, colta, senza pregiudizi, che dall’Università si ritrova catapultata in un viaggio verso l’Inferno della sottoccupazione, che rappresenta l’Italia di oggi. Dopo decine di colloqui trova lavoro solo come baby sitter e come centralinista part time in una surreale quanto veritiera azienda, che commercializza un moderno pseudo elettrodomestico.
Qui, assieme a decine di altre ragazze come lei, viene mentalmente stuprata, con tanto di lavaggio del cervello quotidiano, da una cinica capo telefonista, interpretata da una perfetta Sabrina Ferilli, a suon di jingle aziendali, premi mensili e ricatti psicologici di ogni tipo.
Dal giurassico mondo universitario Marta si ritrova così catapultata in un grottesco quanto pazzo ambiente lavorativo, dove tutto è portato all’estremo e all’eccesso. Come Hannah Arendt, suo mito e oggetto di tesi, Marta si ritrova a non giudicare mai all’apparenza, a non fermarsi alla banalità del male, in un mondo dove alla fine anche i cattivi finiscono per essere vittime.
Virzì tutto questo ce lo racconta con coraggio, mischando i generi più disparati, strizzando l’occhio addirittura al musical, finendo per portare in scena una commedia disarmante per quanto forte e purtroppo attuale. A raccontarci la storia, come fosse una favola, la voce narrante di Laura Morante, quasi manzoniana ed extradiegetica, visto che è totalmente estranea alla storia.
Splendida protagonista della pellicola è Isabella Ragonese, già vista in Nuovomondo, così candida da essere quasi fumettistica nella rappresentazione del proprio personaggio, fino all’esplosione emotiva del finale.
Il suo opposto è Sonia, interpretata da una sorprendente Micaela Ramazzotti, ragazza madre, ignorante, facilona, incapace di pianificare una vita fatta di responsabilità. Il terzo personaggio femminile è quello di Daniela, capo telefonista, vera e propria Dark Lady, portata sullo schermo magnificamente da una ritrovata Sabrina Ferilli. Cinica fino al midollo, vive una vita tutta sua, vero personaggio borderline, convinta che il proprio capo, Claudio, prima o poi lasci la moglie per lei.
A vestire i panni di Claudio, con una perfetta entrata alla Giulio Cesare, è Massimo Ghini, capo arrivista, dal matrimonio fallito e famiglia distrutta. Chi cerca di combattere questo mondo, con le proprie armi, è Giorgio, il sindacalista idealista che parla di mobbing, interpretato dal solito perfetto Valerio Mastrandrea.
Cast perfetto ed affiatatissimo, sceneggiatura brillante, amaramente divertente, regia notevole, soprattutto dal punto di vista tecnico, con movimenti e punti macchina di assoluto livello, il film è uno spaccato perfetto quanto amaro dell’Italia di oggi. Quella stessa Italia che vive di Grande Fratello e si ritrova a dover scappare all’estero per fare carriera. Quella stessa Italia che guarda con nostalgia alle manifestazioni sindacali del passato, vecchio ricordo in bianco e nero finito in qualche sbiadito e impolverato album fotografico. Quella stessa Italia che ancora oggi, giustamente, si affida a quegli stessi sindacati, incapaci però di rappresentarla come in realtà dovrebbero…
Virzì tutto questo ce lo porta sullo schermo dimenticando la banalità e l’ovvietà del problema, aiutato da una periferia in costruzione che sembra distante anni luce dalla Roma che solitamente viene portata al cinema, con un finale ‘femminile’ commovente e generazionale.
A tratti eccessiva la voce narrante della Morante, così come a volte quasi fuori luogo la colonna sonora ‘gigionesca’ di Franco Piersanti, il film arriva nel bel mezzo di una campagna elettorale, improvvisa quanto inattesa, combattuta anche sul campo del precariato.
E se davvero l’unica soluzione possibile per risolvere il ‘problema’ resta quella di ’sposare un milionario’, come da qualcuno suggerito, lo spaccato amaro, eccessivo, cinico, grottesco e quasi apocalittico disegnato da Virzì finirà per sembrare ancora più reale e concreto di quanto già non sembri di suo, anche con tutta una vita davanti da vivere…
Voto Federico: 7
Voto Gabriele: 7
Voto Simona: 7
2010: Micaela Ramazzotti, in questo film bella e nuda, è la protagonista della commedia di Paolo Virzì La prima cosa bella (qui la recensione), scelto per rappresentare l’Italia agli Oscar 2011 e in corsa nei Cineblog Movie Awards come miglior attrice e miglior regista del 2010.
JackBurton
25 mar 2008 - 17:43 - #1Tutto giusto, ma se ti laurei in filosofia non è che i possibili sbocchi lavorativi siano un milione!!!
n00dles
25 mar 2008 - 18:23 - #2 (nascondi)aia! ho paura che sia il solito film “de sinistra”…. proverò per credere
Dr.Apocalypse
25 mar 2008 - 18:55 - #3ridurlo a un FILM DI SINISTRA è quanto di più riduttivo e stupido si possa fare… è un film sicuramente politico che tratta temi reali, come quello del precariato giovanile… e prende a bordate anche i sindacati… come detto, non risparmia nessuno!
Soter2
25 mar 2008 - 21:01 - #4Ahahaha….condordo sugli sbocchi della laurea in filosofia…
fede_J&T
25 mar 2008 - 22:03 - #5Filosofiae sbocchi sono due temrini che non vanno d’accordo…cmq gli sbocchi lavorativi non saranno un millione ma neanche farsi prendere per il naso gente che la filosofia manco sa cos’è!!! non credo che il precariato sia un problema di politica, riguarda tutti. ma visto che qui si parla di cinema, Federco, bella recensione: merita di essere visto. Così mi abituo all’idea! un saluto ai filosofi!
JackBurton
25 mar 2008 - 22:49 - #6Solo un appunto ad Apocalypse: la vera piaga è il precariato senile, non quello giovanile.
Monia
26 mar 2008 - 08:35 - #7Avevo visto il trailer al cinema e mi aveva colpita, dopo questa recensione lo vedrò sicuramente.
Per quanto riguarda la laura in filosofia e i possibili sbocchi nel mondo del lavoro… per piacere tacete se non avete idea di ciò che parlate, conosco una laureata in filosofia che (senza raccomandazioni) lavora per una multinazionale e viaggia all’estero guadagnando davvero benissimo. Nella vita è questione di fortuna e forse anche un po’ di bravura, non di laurea.
Comunque meglio un laureato in lettere e filosofie, amante e appassionato di ciò che sa, che il millesimo laureato in giurisprudenza che studia tanto per…
JackBurton
26 mar 2008 - 09:58 - #8Monia, d’accordissimo. Ma poi non lamentiamoci perchè non si trova lavoro.
Monia
26 mar 2008 - 12:34 - #9Ah, quindi se non trovo lavoro è colpa mia che scelgo un indirizzo di laurea poco quotato? Discorsi davvero intelligenti questi. Tutti dovrebbero avere l’opportunità di trovare lavoro nel campo in cui ci si è specializzati.
danielerosso
28 mar 2008 - 17:55 - #10sono un sindacalista di NIdiL e se incontrassi una Marta la sposerei seduta stante…
fede_J&T
28 mar 2008 - 18:50 - #11grande Monia! e la cosa più scandalosa è che ti fanno sentire in colpa per aver scelto qualcosa che ti piace…complimenti alla tua conoscente! speriamo di avere altrettanta fortuna!
@danielerosso: sindacalista di NIdiL? un mio futuro rappresentante…WOW! che onore… per qnt riguarda il tuo desiderio…mi sa che di “Marte” ce ne sono e anche un bel pò, ma cmq buona ricerca!
danielerosso
28 mar 2008 - 20:12 - #12Si, sono un sindacalista di NIdiL e con quei canazzi della Kirby della mia città mi sono scontrato un paio di anni fa. Loro hanno preso un bella botta. Vivo in sicilia e vi posso assicurare che il clima di intimidazione e di ricatto non è esclusiva dei call center….
Monia
30 mar 2008 - 03:19 - #13Ho visto il film è mi è piaciuto davvero moltissimo, decisamente sopra le mie aspettative.
Sono uscita traumatizzata dal cinema pensando di cambiare facoltà ma… chi la dura la vince XD
@fede vogliono provarci a farmi sentire una parassita delle società solo perché studio lettere, ma quando nessuno sarà più capace di scrivere una lettera in corretto italiano - e manca davvero poco perché questo avvenga - qualcuno mi ringrazierà di esistere ;)
Gattide
31 mar 2008 - 09:49 - #14Non è che le altre lauree ( a parte Ingegneria ma per quella non sono tutti portati ), offrano molto di più…oggi come oggi in Italia c’è bisogno della raccomandazione anche per pulire i cessi ( e non sto scherzando, conosco un ragazzo che è stato raccomandato per lavorare in una ditta di pulizie!)
posta
07 apr 2008 - 11:14 - #15il film è sconcertante. io non lavoro in un call center e quindi mi chiedo: “ma è davvero così? Con le sgridate pubbliche a microfono acceso, con le danze di incitamento e con i msg sul cell la mattina?”
ma tutto questo si può fare?
si può manipolare così le persone?
intendiamoci. anche io ho avuto ed ho le mie lavete di capo, ma pubbliche mai. mai le danze e mai gli sms.
riccardo13
09 apr 2008 - 01:23 - #16Il film è molto intessante, Isabella Ragonese è perfetta e gli attori più famosi di contorno sono davvero spassosi.
Per rispondere invece alla discussione sulla scelta del corso di laurea e mondo del lavoro, posso dirvi che neanche chi esce da ingegneria ha la vita così facile, forse non andrà a lavorare in un call center, ma ritrovarsi in uno studio tecnico pagato in nero o come “libero professionista” finto (a tutti gli effetti sei un dipendente senza diritti) non è una situazione piacevole.
buonavisione a tutti!
Stefano D'Amico
13 apr 2008 - 23:54 - #17Ho visto il film e trovo che la parte migliore sia proprio quella finale, nel commovente “virtuale” balletto della protagonista con la madre che, anche per mie esperienze personali, mi ha sinceramente commosso. A mio avviso il film esaspera alcune situazioni fino ad un grottesco voluto e perseguito che rischia talora di divenire superficiale.
A volte scade nel moralismo; quel che però riesce ad emergere è l’Italia di oggi che purtroppo non è affatto precaria ma “fissa” più che mai; e non è un bel vedere!
Certo studiare materie amate è una gran bella cosa, ma pretendere che poi automaticamente ci diano anche del pane è diverso. Forse qualche laureato in meno non sarebbe una tragedia, soprattutto se l’agognata meta diventa una facile scusa per non crescere/lavorare mai e purtroppo di gente così ne conosco non poca. Auguri.
Jim80
01 giu 2008 - 13:00 - #18Il film ha snaturato il libro a cui si sono ispirati:
“IL MONDO DEVE SAPERE” di Michela Murgia
Non si tratta di precariato, ma di gente (le concessionarie dell’aspirapolvere Kirby) che rifila un aggeggio costosissimo a povere casalinghe terrorizzandole, facendo credere che il loro materasso è infestato da migliaia di acari che le stanno divorando. Di gente che fa lavorare gratis “bamboccioni” non pagando chi non raggiunge un numero altissimo di vendite. Chi li critica viene etichettato come “fallito”, “perdente”, “fankazzista”, “sfigato” (le critiche dei kirbisti a chi mette in guardia la gente sono praticamente una la fotocopia dell’altra).
Se cercate “kirby truffa” su un qualsiasi motore di ricerca troverete cose pazzesche.
Giorgio P.
20 ago 2008 - 11:23 - #19Amo Virzì, ma questo film sono andato a vederlo un po’ diffidente per il battage pubblicitario che lo ha preceduto (mi chiedevo: non è che hanno comprato anche Virzì?).
Mi sono dovuto ricredere: bellissimo film, come tutti quelli di Virzì, che non risparmia nulla e nessuno: il mondo accademico, quello del lavoro, il sindacato (ma qui Virzì avrebbe dovuto calcare ancora di più la mano), il sesso vissuto come sostituto di una totale assenza di relazioni affettive. Un finale che, al di là dei sorrisi e delle canzonette, non lascia alcuna speranza ed è profondamente, tragicamente pessimista. L’unico valore che si salva è la famiglia, quella d’una volta (personificata dalla madre di Marta, la madre di Sonia, la nonna di Giulia), che spicca sulle menzogne l’indifferenza l’opportunismo e il cinismo delle famiglie di oggi. Per questo mi sono convinto, ed è per me un pregio grandissimo, che quello di Virzì sia un film di destra perché esalta un valore di destra. NON voglio fare apologia politica, tanto più che NON sono di destra. E’ vero che tutto nella Multiple ricorda il modo di vivere e lavorare tipico di un “aziendalismo” alla Berlusconi, ma noto con soddisfazione che Virzì punta il dito soprattutto contro quell’atteggiamento della cosiddetta sinistra che è il vero cancro della società: il perbenismo e l’ipocrisia di chi si dice preoccupato dei problemi dei meno fortunati ma provoca solo danni o sostanzialmente se ne frega perché lui sta bene e anzi rafforza la propria presunzione di superiorità morale attraverso l’autoreferenzialità del proprio gruppo. Emblematica a questo riguardo la scena dell’uscita dalla sala in cui si è svolta la rappresentazione teatrale organizzata dal sindacato, dove spunta anche qualche faccia nota (Serena Dandini). Qui Virzì è mitico perché prende in giro gli stessi “intellettuali” che si sono prestati per una comparsata. Almeno a me piace pensarla così.
Grande Virzì.
Sergiuzz
25 nov 2009 - 12:18 - #20Anche questi commenti mostrano come in Italia qualsiasi cosa è ridotta a scontro… il film è un buono spunto per migliorare le cose. Si parla di laureati in generale (e aggiungo anche non), si parla del mercato del lavoro.. si parla del futuro della nostra società. Pensare che trovare lavoro sia questione di fortuna è ancor più triste, pensando a quanti enti e organizzazioni esistono nel settore della ricerca di impiego .. e fondi della comunità europea che vengono utilizzati a scopi diversi.. dicesi TRUFFA