Se Il Diavolo veste Prada 2 ti ha fatto sognare, non puoi perderti questi film iconici
Da Lo stagista inaspettato a Coco avant Chanel, da I Love Shopping a Clueless: i film da vedere se ami l’universo di Miranda Priestly, tra moda, ambizione, New York e protagoniste che non si arrendono mai.
Il Diavolo veste Prada 2 è arrivato nelle sale con tutto il peso di un sequel atteso quasi vent’anni, e chi è uscito dalla sala con ancora in testa le battute di Miranda Priestly e l’urgenza di rivedersi il primo film sa già com’è quella sensazione: vuoi altro. Vuoi altre storie ambientate in mondi dove lo stile conta, le gerarchie sono spietate, le protagoniste lottano per affermarsi e il guardaroba racconta quanto ogni singola scena. I film che seguono non sono semplici alternative: sono titoli che condividono con Il Diavolo veste Prada il DNA profondo, quel mix di commedia, ambizione, estetica curatissima e personaggi femminili che non chiedono il permesso per esistere.
Lo stagista inaspettato (2015): Anne Hathaway torna nel mondo della moda
La coincidenza è troppo perfetta per non citarla: Anne Hathaway, la stessa Andy Sachs di Runway, torna in un film ambientato nel cuore di una startup di moda di New York. Stavolta però i ruoli si invertono. Lei è Jules Ostin, fondatrice e CEO di un’azienda di e-commerce di abbigliamento, giovane e brillante, costretta dai suoi investitori ad accettare uno stagista senior: Ben Whittaker (Robert De Niro), settantenne in pensione che non sa stare fermo. La dinamica che si sviluppa tra i due è il contrario di quello che ci si aspetta: Ben diventa il punto di equilibrio emotivo di Jules, la persona che ascolta senza giudicare in un mondo che invece giudica ogni secondo. Nancy Meyers dirige con la sua solita capacità di costruire ambienti desiderabili e personaggi che si vorrebbe frequentare davvero.

I Love Shopping (2009): la shopping addict che sognava Vogue
Tratto dal romanzo bestseller di Sophie Kinsella, I Love Shopping ha dalla sua una premessa irresistibile: Rebecca Bloomwood (Isla Fisher) è una giornalista finanziaria completamente incompetente di finanza ma ostinatamente convinta che il suo vero destino sia scrivere per una rivista di moda. Nel frattempo, accumula debiti compulsivi e mente a chiunque le chieda qualcosa di vero su di sé. Il tono è più leggero rispetto al film di Weisberger, la protagonista molto meno disciplinata di Andy Sachs, ma la radice è la stessa: una giovane donna che usa il lavoro come trampolino verso una versione più glamour di sé stessa. La messa in scena di New York e dei suoi negozi vale da sola una visione.
La proposta (2009): quando la boss spietata si umanizza
Uno dei migliori esempi di commedia romantica con una protagonista-capo costruita sullo stesso stampo di Miranda Priestly. Margaret Tate (Sandra Bullock) è una editor canadese di libri a New York, temuta da tutti i suoi dipendenti, che per non essere deportata costringe il suo assistente Andrew (Ryan Reynolds) a sposarla. Quello che sembra solo un espediente comico si trasforma in qualcosa di più sottile: il viaggio in Alaska per conoscere la famiglia di Andrew comincia a sgretolare le difese di Margaret, rivelando chi c’è sotto l’armatura. Bullock vince un Golden Globe con questo film, Reynolds trova il registro giusto per un personaggio che rischiava di essere solo la spalla, e la chimica tra i due regge ogni scena.

Coco avant Chanel (2009): la donna che ha inventato la moda moderna
Se Miranda Priestly è la versione contemporanea del potere femminile nell’industria della moda, Gabrielle Bonheur Chanel ne è l’origine storica. Il film di Anne Fontaine con Audrey Tautou racconta la giovinezza di Coco Chanel prima che diventasse il mito che conosciamo: l’orfanotrofio, gli anni come cantante di cabaret, le prime intuizioni stilistiche, le relazioni con uomini ricchi che la ammirano ma non la prendono sul serio, e la determinazione silenziosa con cui costruisce la propria indipendenza. È un film più austero dei precedenti, quasi privo di ironia, ma è esattamente il ritratto che serve per capire da dove viene l’universo in cui si muovono Miranda Priestly e tutte le sue eredi immaginarie.
Clueless (1995): il punto di partenza di tutto
Sarebbe un errore non citare Clueless, che in Italia è uscito come Ragazze a Beverly Hills, perché è letteralmente il film che ha messo la moda al centro della commedia americana prima che lo facesse chiunque altro. Cher Horowitz (Alicia Silverstone) è la regina dell’high school di Beverly Hills, vive circondata da vestiti e da una certezza assoluta nelle proprie opinioni, e si muove nel mondo con la stessa sicurezza che Miranda Priestly porta in ogni stanza. Il film è un adattamento di Emma di Jane Austen trasportato nella Los Angeles degli anni Novanta, ed è ancora oggi uno dei più riusciti esempi di commedia che usa il guardaroba come linguaggio narrativo. Trent’anni dopo l’uscita, il plaid giallo di Cher è uno dei look più imitati della storia del cinema.
Crudelia (2021): il villain che diventa protagonista
Emma Stone nei panni di Estella, la futura Crudelia De Mon, nella Londra punk-rock degli anni Settanta: un racconto sulle origini di un personaggio che ha sempre avuto dalla sua il fascino ambiguo delle antagoniste più memorabili. Il film gioca esplicitamente con la struttura de Il Diavolo veste Prada: c’è una stilista geniale e crudele al vertice del sistema, la Baronessa (Emma Thompson), e c’è una giovane donna brillante e ambiziosa che cerca di sfondare in quel mondo. La differenza è che in Crudelia la protagonista finisce per diventare qualcosa di più oscuro di Andy Sachs, e il film ha il coraggio di seguirla fino in fondo senza cercare redenzioni facili.