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Scade a breve su RaiPlay: il film acclamato agli Oscar è imperdibile

The Whale di Darren Aronofsky è su RaiPlay ma scade presto: due Oscar, Brendan Fraser straordinario e un finale che non si dimentica.

26 Maggio 2026 13:00

C’è un film che RaiPlay sta per togliere dal catalogo e che vale ogni singolo minuto dei suoi 117 minuti di durata. Si chiama The Whale, è uscito nel 2022, lo ha diretto Darren Aronofsky e ha lasciato il segno ovunque sia stato proiettato: dalla Mostra del Cinema di Venezia, dove ha strappato una standing ovation commossa al pubblico in sala, fino agli Oscar 2023, dove ha portato a casa due statuette su tre candidature. Prodotto da A24 e distribuito in Italia da I Wonder Pictures, racconta una storia di corpi, sensi di colpa e redenzioni impossibili che non si dimentica facilmente. È disponibile gratis su RaiPlay, ma la finestra si sta chiudendo. Se non lo hai ancora visto, il momento è adesso.

Brendan Fraser e Sadie Sink in una scena de The Whale (2022), film vincitore di due premi Oscar con Darren Aronofsky alla regia
Sadie Sink in una scena de The Whale (2022), film vincitore di due premi Oscar con Darren Aronofsky alla regia. (MoviestillDB)

Charlie: quattro mura e un peso impossibile da ignorare

Charlie ha una cinquantina d’anni, insegna scrittura creativa all’università e non accende mai la webcam durante le sue lezioni online. Non vuole che i suoi studenti lo vedano. Soffre di obesità grave, si sposta con un deambulatore, vive rinchiuso nel suo appartamento tra il divano e il frigorifero. Ordina cibo di notte sapendo benissimo cosa sta facendo a se stesso. La sua unica connessione con il mondo fuori è Liz, un’infermiera e amica d’infanzia che lo assiste con affetto e allarme crescente. Charlie non ha voglia di salvarsi. Ha voglia, però, di riavvicinarsi a Ellie, la figlia adolescente che non vede da anni: l’ha abbandonata per seguire una relazione con un suo studente, e da allora non è mai riuscito a recuperare il terreno perduto.

Il tempo sta per finire davvero

Liz è chiara: il cuore di Charlie sta cedendo, la pressione sanguigna è a livelli critici, e senza un intervento medico immediato le settimane che gli restano si contano sulle dita. Charlie ascolta, annuisce e cambia argomento. Nel frattempo bussa alla porta Thomas, un giovane predicatore convinto di poter portare salvezza a qualcuno che non l’ha chiesta. Il film non giudica Charlie per quello che è, né per come ci è arrivato: lo accompagna con una pazienza che raramente si trova nel cinema contemporaneo. Attorno a lui gravitano poche persone, ma ognuna porta un peso preciso: Liz porta la verità, Thomas porta la redenzione, Ellie porta il giudizio. Tutto ciò che Charlie ha evitato per anni si presenta alla porta nello stesso arco di pochi giorni.

Il ritorno di Brendan Fraser: da Hollywood a Venezia

Per capire cosa rappresenta The Whale bisogna capire cosa ha significato come ritorno. Brendan Fraser era sparito dalla scena hollywoodiana dopo anni di grossi successi commerciali, George nella giungla e La mummia tra tutti, portando con sé vicende personali difficili e il silenzio di un’industria che non aspetta nessuno. Darren Aronofsky lo ha scelto con la stessa logica usata per Mickey Rourke in The Wrestler: prendere un attore che il sistema aveva messo da parte e dargli il ruolo della vita. Fraser ha indossato una tuta prostetica pesante per ore ogni giorno di riprese, ammettendo di essere stato profondamente intimorito dal progetto, convinto di dover scavare dentro di sé a una profondità mai raggiunta prima. Alla prima mondiale a Venezia, il 4 settembre 2022, la sala si è alzata ad applaudire. Fraser era in lacrime. Qualche mese dopo, agli Oscar 2023, ha vinto come miglior attore protagonista.

Aronofsky e la scena che diventa schermo

The Whale è l’adattamento di un’opera teatrale del 2012 firmata da Samuel D. Hunter, che ha scritto anche la sceneggiatura. La struttura è quasi interamente confinata nell’appartamento di Charlie: poche stanze, una luce che cambia con le ore del giorno, pochissime uscite verso il mondo esterno. Aronofsky non nasconde le radici teatrali del materiale, le abbraccia, costruendo tensione con la sola forza dei dialoghi e dei corpi in scena. La fotografia di Matthew Libatique, collaboratore storico del regista, gestisce la luce come se fosse un personaggio a sé, modulandola con l’umore delle scene. Il budget era di soli 3 milioni di dollari: al botteghino il film ha incassato quasi 58 milioni in tutto il mondo, un risultato che nessuno si aspettava da un film girato quasi per intero in un appartamento.

Un cast che non risparmia niente

Il film affronta senso di colpa, depressione e distanza tra genitori e figli senza mai spiegarli né commentarli dall’esterno. Restano dentro le frasi, sotto i silenzi, nelle pause di un cast che non ne sbaglia una. Sadie Sink, già nota per il ruolo di Max in Stranger Things, porta Ellie sullo schermo con una stratificazione che sorprende: è tagliente, scomoda, più complessa di quanto sembri nella prima metà del film. Hong Chau nel ruolo di Liz consegna una delle prove più equilibrate dell’intero cast, capace di essere contemporaneamente concreta e devastante in ogni scena condivisa con Fraser. Ty Simpkins nel ruolo di Thomas avrebbe potuto restare una funzione narrativa: è invece un personaggio ambiguo, spigoloso, difficile da liquidare.

Perché non aspettare

Alla 95ª edizione degli Academy Awards, The Whale ha vinto due Oscar: miglior attore protagonista per Brendan Fraser e miglior trucco e acconciatura per Adrien Morot, Judy Chin e Anne Marie Bradley, un riconoscimento per il lavoro sulla tuta prostetica che Fraser ha indossato per settimane. Il film ha diviso la critica, con un 64% su Rotten Tomatoes, ma il pubblico su IMDB lo ha valutato 7.6 su 10, una distanza che racconta bene la sua natura divisiva. Non è pensato per lasciare sereni: lavora sull’accumulo emotivo fino a un finale che non è consolatorio né banalmente drammatico, ma qualcosa che rimane addosso a lungo dopo la fine dei titoli di coda. The Whale su RaiPlay è disponibile gratis, il catalogo cambia senza sosta. Non aspettare.