C’è un motivo ben preciso se Toy Story 5 va visto assolutamente (e vi farà piangere)
C’erano pochi franchise più difficili da riportare sul grande schermo di Toy Story. Dopo la chiusura emotiva del terzo capitolo e il finale personale dedicato a Woody.Eppure Pixar ci ha provato ancora una volta, scegliendo una strada diversa da quella della semplice nostalgia.Questa volta il centro della storia non è soltanto il rapporto tra giocattoli
C’erano pochi franchise più difficili da riportare sul grande schermo di Toy Story. Dopo la chiusura emotiva del terzo capitolo e il finale personale dedicato a Woody.
Eppure Pixar ci ha provato ancora una volta, scegliendo una strada diversa da quella della semplice nostalgia.
Questa volta il centro della storia non è soltanto il rapporto tra giocattoli e bambini, ma qualcosa che riguarda ogni famiglia moderna: la presenza sempre più invasiva della tecnologia nella vita quotidiana dei più piccoli.
In Toy Story 5 ritroviamo Bonnie ormai cresciuta. La bambina, che aveva accolto Woody e i suoi amici dopo gli eventi di Toy Story 3, è ora attratta da un nuovo compagno di giochi: un tablet intelligente chiamato Lilypad. I tradizionali giocattoli finiscono così in secondo piano, costretti a confrontarsi con una realtà che molti genitori conoscono bene.
La domanda che il film pone è semplice ma potente: che spazio hanno ancora la fantasia e il gioco tradizionale in un mondo dominato dagli schermi?
Pixar costruisce gran parte della narrazione attorno a questo conflitto, trasformandolo nel motore dell’avventura. Non si tratta però di una critica aggressiva alla tecnologia. Piuttosto, il film cerca di riflettere sul modo in cui le nuove generazioni vivono il divertimento e le relazioni.
Jessie diventa protagonista
Una delle novità più interessanti riguarda il ruolo di Jessie, che per la prima volta assume una posizione centrale nella storia. Woody e Buzz restano figure importanti, ma il cuore emotivo del racconto appartiene soprattutto alla cowgirl introdotta nel secondo capitolo della saga.
La scelta funziona perché permette alla serie di esplorare territori nuovi senza rinnegare il passato. Jessie si trova ad affrontare paure che ricordano quelle vissute da Woody nei primi film: il timore di essere dimenticata e sostituita da qualcosa di più moderno.
È proprio in questi momenti che Toy Story 5 riesce a mostrare la sua parte migliore, mantenendo quella sensibilità emotiva che ha reso celebre il marchio Pixar.

La critica internazionale si è divisa. Molti recensori hanno apprezzato l’idea di aggiornare il mondo di Toy Story all’era digitale e di spostare l’attenzione su nuovi personaggi. Altri hanno invece evidenziato una certa stanchezza creativa e la sensazione che il franchise abbia ormai raccontato quasi tutto ciò che poteva dire.
Anche la recensione di Everyeye sottolinea come il film contenga intuizioni narrative interessanti e momenti molto riusciti, pur non riuscendo sempre a sviluppare fino in fondo il proprio messaggio. Il risultato è un’opera piacevole, capace di emozionare, ma meno coraggiosa rispetto ai capitoli che hanno fatto la storia della saga.
Dal punto di vista tecnico, invece, Pixar continua a confermarsi un punto di riferimento assoluto per l’animazione. Le immagini sono spettacolari, i dettagli impressionanti e alcune sequenze dimostrano ancora una volta perché lo studio resti uno dei più influenti al mondo.
Il pubblico premia ancora Woody e Buzz
Al di là delle opinioni della critica, il pubblico sembra aver accolto con entusiasmo il ritorno dei giocattoli più famosi del cinema. Il film ha debuttato con risultati eccezionali al botteghino internazionale, confermando quanto il legame tra gli spettatori e questo universo sia ancora fortissimo dopo oltre trent’anni.
Forse Toy Story 5 non raggiunge le vette emotive del terzo capitolo e non possiede la forza rivoluzionaria dell’originale del 1995. Però riesce comunque a ricordare una cosa che oggi appare quasi sorprendente: anche nell’epoca dei tablet, delle app e dell’intelligenza artificiale, un semplice giocattolo può ancora raccontare qualcosa di noi.