Londra celebra i dischi: migliaia in strada per la grande festa
LONDRA — Il Record Store Day ha richiamato ieri migliaia di appassionati tra Soho e Brick Lane, nel cuore di Londra, per celebrare i negozi di dischi indipendenti e il ritorno del vinile, con file davanti alle vetrine, uscite speciali e concerti dal vivo fino a sera. La giornata, nata per sostenere un settore ridotto
LONDRA — Il Record Store Day ha richiamato ieri migliaia di appassionati tra Soho e Brick Lane, nel cuore di Londra, per celebrare i negozi di dischi indipendenti e il ritorno del vinile, con file davanti alle vetrine, uscite speciali e concerti dal vivo fino a sera. La giornata, nata per sostenere un settore ridotto negli anni dalla crisi del commercio fisico e dalla concorrenza digitale, ha avuto uno dei suoi momenti più seguiti a Berwick Street, strada simbolo per chi cerca musica su supporto fisico.
Record Store Day a Londra, Berwick Street torna capitale del vinile
A Berwick Street, nel quartiere di Soho, la festa ha preso forma già dalle prime ore della mattina, quando davanti ai negozi si sono create code ordinate di clienti in cerca delle edizioni pubblicate per il Record Store Day. Qualcuno aveva una lista piegata in tasca, altri controllavano il telefono a pochi passi dall’ingresso. “Sono qui dalle otto, non volevo rischiare di perdermi il disco”, ha raccontato un ragazzo uscendo da Sister Ray, una busta di carta sotto il braccio.
La strada non è una via qualunque per gli appassionati: è legata anche alla copertina di “What’s the Story Morning Glory?” degli Oasis, scattata proprio qui, e da anni viene indicata come una delle zone più riconoscibili della cultura musicale londinese. In poche centinaia di metri resistono insegne come Record and Tape Exchange, Reckless Records e, appunto, Sister Ray. Nomi che per molti non sono solo negozi, ma tappe di un’abitudine.
Dai negozi indipendenti alle uscite speciali per collezionisti
La giornata ha riunito clienti abituali, collezionisti e curiosi attorno a oltre duecento uscite discografiche speciali, realizzate per l’occasione da artisti noti e gruppi meno esposti al grande pubblico. Non solo rock: nelle vie attorno a Soho si trovano ancora negozi dedicati a reggae, soul, musica nera, opera e colonne sonore. Una mappa più frammentata rispetto al passato, ma ancora viva.
Il dato di contesto resta pesante. Secondo le ricostruzioni degli operatori del settore, nel Regno Unito i negozi di dischi indipendenti erano alcune migliaia fino a pochi decenni fa; oggi ne restano poco più di trecento. In Italia la situazione appare ancora più ridotta, con molte realtà locali chiuse o assorbite dall’avanzata dei megastore prima, e delle piattaforme digitali poi. Eppure, proprio il vinile ha rimesso in circolo una forma di acquisto lenta, fisica, quasi rituale.
Concerti in strada con Smoke Fairies, Frank Turner e Wire
Per un giorno Berwick Street è stata chiusa al traffico e trasformata in un palco a cielo aperto, con il pubblico raccolto davanti alle transenne e nei pressi delle vetrine. Sul cartellone sono passati nomi diversi tra loro, dalle Smoke Fairies a Matthew E. White, fino a Frank Turner. Set brevi, cambi rapidi, applausi ravvicinati. Una formula essenziale, da strada, senza distanza tra artisti e pubblico.
In serata sono arrivati i Wire, formazione centrale del rock inglese tra fine anni Settanta e decennio successivo, capace di influenzare generazioni di band post-punk e alternative. Il loro concerto ha chiuso la lunga giornata con un pubblico più fitto, molti telefoni alzati e diversi fan arrivati apposta per loro. “Sono ancora taglienti, non fanno nostalgia”, ha confidato un cinquantenne con una vecchia maglietta nera, poco prima dell’ultimo brano.
Da Brick Lane a Soho, i negozi di dischi come luoghi di cultura
La festa londinese non si è fermata a Soho. A Brick Lane, nella sede di Rough Trade East, altro punto di riferimento per la musica indipendente, la chiusura è stata affidata a Paul Weller, presenza di peso per una giornata costruita attorno al rapporto diretto tra artisti, negozi e pubblico. Anche lì, scaffali pieni, commessi impegnati senza sosta e clienti in attesa di entrare.
Il senso del Record Store Day, più che nella sola vendita, è emerso proprio in questi dettagli: le conversazioni davanti alle casse, i consigli scambiati tra sconosciuti, la ricerca di un disco stampato in poche copie. I cd, i vinili e le edizioni limitate restano merci, certo. Ma in giornate come questa i negozi mostrano un’altra funzione, meno misurabile: essere luoghi dove la musica si scopre, si discute e continua a circolare fuori dagli algoritmi.