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Noemi lascia l’Italia per ritrovare la sua musica

Noemi, al secolo Veronica Scopelliti, si è trasferita a Londra da quattro mesi con il compagno e bassista Gabriele Greco per cercare nuova energia musicale, mentre fa la pendolare con Milano, dove è impegnata come coach a The Voice of Italy. La cantante romana, uscita da X Factor e poi passata per Sanremo, ha scelto

14 Agosto 2026 20:05

Noemi, al secolo Veronica Scopelliti, si è trasferita a Londra da quattro mesi con il compagno e bassista Gabriele Greco per cercare nuova energia musicale, mentre fa la pendolare con Milano, dove è impegnata come coach a The Voice of Italy. La cantante romana, uscita da X Factor e poi passata per Sanremo, ha scelto un appartamento a West Kensington, due camere e cucina al secondo piano senza ascensore, per rimettersi in gioco lontano dalla scena italiana che giudica “ferma” e poco incline al rischio.

Noemi a Londra, la nuova vita tra West Kensington e Milano

La scala è stretta, ripida, di quelle che con una valigia in mano fanno rallentare il passo già al primo pianerottolo. Noemi, però, sale ridendo insieme alla sorella Arianna, arrivata da Roma: dentro casa ci sono borse da sistemare, un cane da portare giù e quella sensazione, racconta lei, di avere finalmente trovato “aria nuova”. Londra, per la cantante, non è una fuga con posa da esule, ma un laboratorio: “L’Italia è bellissima, ma musicalmente un po’ letargica”, ha detto, spiegando di voler incontrare autori, produttori, musicisti, “persone con cui costruire qualcosa”.

Il legame con l’Italia resta forte. Ogni settimana, o quasi, Noemi vola a Milano per le registrazioni di The Voice of Italy, dove lavora accanto a Raffaella Carrà, Piero Pelù e Riccardo Cocciante. Poi torna a West Kensington, nella casa condivisa con Gabriele Greco, compagno e bassista, che nel frattempo frequenta la scena ska-jazz londinese ed è in contatto con The Snare, cooperativa di musicisti in cui figura anche l’italiano Salvo Nostrato.

Showcase, club e jam session: il sogno inglese della cantante

Il primo segnale è arrivato con uno showcase a South Kensington, sul roof che un tempo ospitava la boutique BiBa. Sei brani suoi, una cover di Ellie Goulding e I Heard It Through the Grapevine, omaggio dichiarato alla black music che l’ha formata. “Ci troviamo benissimo”, ha raccontato Noemi, citando le serate al Troy Bar, gli open mic e il Ronnie Scott’s, club che negli ultimi tempi, scherza, “è diventato quasi una colonia italiana”.

In quei locali la cantante dice di avere ritrovato ciò che cercava: palco, confronto, rischio. Mario Biondi, ricorda, ci ha suonato per una settimana con il tutto esaurito ogni sera; altri connazionali si muovono tra jazz, soul e pop con discrezione, senza troppe dichiarazioni. “Spero che nessuno la prenda male, ma il prossimo disco vorrei farlo a Londra”, ha ammesso Noemi, immaginando un album dai suoni più moderni, capace di raccontare la sua generazione e la musica che ascolta oggi.

La critica all’Italia musicale e il desiderio di rischiare

Il giudizio sulla scena italiana è netto, anche se non rancoroso. “Siamo fifoni, terrorizzati dalla novità, pigri davanti ai cambiamenti”, ha spiegato Noemi, che pure riconosce quanto ricevuto: brani firmati da autori come Vasco Rossi, un duetto con Fiorella Mannoia, il passaggio al Festival di Sanremo. Eppure, aggiunge, il punto non è rinnegare quel percorso, ma provare a uscirne senza restare prigioniera dell’etichetta del talent show.

A ispirarla sono produzioni come quelle di Laura Mvula, dove elettronica, cori africani e radici soul si incontrano senza chiedere permesso. “Vorrei avere la forza di proporre un progetto così, correndo dei rischi”, ha confidato, citando anche Jovanotti come esempio di artista capace di sperimentare e di spostarsi, persino a New York, senza perdere identità. La carriera, per lei, “è cominciata ieri”: proprio per questo, sostiene, non può permettersi di fermarsi troppo presto.

Dai talent ai club: la sfida di vivere di musica

A 31 anni, romana, voce ruvida e passione dichiarata per il cinema, Noemi non si considera una cantante da studio di registrazione e basta. Il palco, per una che è cresciuta con soul e rhythm’n’blues, resta il banco di prova più duro. In Italia, racconta, spesso i proprietari dei club le chiedevano prima di tutto “quanta gente sei in grado di portare?”, mentre a Londra la sensazione è diversa: si bussa alle porte, si canta, ci si fa ascoltare. “Sono arrivata come una principiante”, ha detto, “e il passaparola ha funzionato”.

Non mancano gli incontri italiani: studenti in metro che la riconoscono, famiglie in vacanza, giovani musicisti partiti per cercare spazio. A due passi da casa c’è anche Coffee 4U, con cappuccini serviti in tazze enormi e tanta schiuma, piccolo dettaglio di una routine che la cantante definisce rassicurante. “Mi sveglio, porto giù il cane, vedo autori, incido provini, incontro produttori. Cerco di cantare ogni sera”, ha raccontato Noemi. Poi una pausa, quasi un sorriso: “Che artista sei se smetti di sognare?”. E se non dovesse andare? “Mi resta sempre la carta del cinema”.