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Massimiliano Bruno e il funerale in commedia: quando l’umorismo sfida il politically correct

Arriva nelle sale il 29 ottobre. Massimiliano Bruno presenta la sua commedia alla Festa del Cinema di Roma, affrontando il dibattito tr

26 Ottobre 2026 05:47

Un tranquillo funerale di famiglia, la nuova commedia diretta da Massimiliano Bruno, è arrivata alla Festa del Cinema di Roma come film di chiusura il 25 ottobre 2026 e approda nelle sale italiane il 29 ottobre. Un’uscita strategica, a ridosso di Halloween, per una storia che si svolge letteralmente attorno a un cadavere e che promette di trasformare il lutto in materia comica senza troppi riguardi. Il dibattito che ha accompagnato la presentazione, però, non riguarda solo il film: tocca una domanda che il cinema italiano fatica ad affrontare apertamente, ovvero dove finisce la satira e dove inizia la responsabilità.

Il film: due fratelli, un funerale, un segreto

La trama di Un tranquillo funerale di famiglia ruota attorno a Daria e Riccardo, due fratelli — interpretati da Claudia Pandolfi e Pietro Sermonti — che si ritrovano a fare i conti con rancori e segreti sepolti durante il funerale del padre. Il meccanismo narrativo è quello della commedia degli equivoci ad alta pressione: un evento formale che forza la convivenza tra persone che si evitano, rivelazioni inattese che esplodono nel momento meno opportuno, e un’escalation comica costruita sul ritmo.

Il film è adattamento del cult britannico Death at a Funeral del 2007, diretto da Frank Oz su sceneggiatura di Dean Craig. Bruno ha lavorato alla riscrittura insieme a Edoardo Falcone, trasferendo il materiale originale in un contesto italiano riconoscibile: le riprese si sono svolte nella provincia di Roma, nell’area di Frosinone, e in location come Anzio, Cerveteri e Gaeta. Un’ambientazione che contribuisce a radicare la storia in una specifica borghesia laziale, con tutte le sue dinamiche familiari irrisolte.

Il cast allarga il nucleo dei protagonisti con nomi di peso: Diego Abatantuono, Stefania Sandrelli, Stefano Fresi e Beatrice Arnera completano un ensemble che copre più generazioni e registri comici. È una scelta che riflette l’ambizione del progetto: non una commedia da camera ma un affresco corale, con personaggi che portano ciascuno una tensione propria nel contesto del funerale.

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Bruno e il politically correct: «Un film non può mai essere scorretto»

È durante la presentazione alla Festa del Cinema che Massimiliano Bruno ha scelto di affrontare direttamente il tema che, in Italia come altrove, accompagna qualsiasi commedia con pretese di libertà espressiva: il rapporto tra comicità e politically correct.

La posizione del regista è netta, e vale la pena riportarla senza edulcorarla. Bruno ha dichiarato che «un film non può mai essere scorretto», precisando però che la sua idea di scorrettezza ha un confine molto specifico: «è scorretto se si bombardano e uccidono i bambini». Tutto il resto — la satira, il grottesco, l’ironia sui tabù sociali — rientra nella legittimità del racconto cinematografico.

È una distinzione che merita attenzione. Bruno non sta difendendo la volgarità fine a se stessa, né sta rivendicando il diritto di offendere come valore estetico. Sta distinguendo tra violenza gratuita e rappresentazione comica di situazioni scomode. Il funerale, in questa lettura, è il contesto perfetto: uno spazio dove le convenzioni sociali sono al massimo della loro rigidità e dove, proprio per questo, ogni trasgressione produce un effetto amplificato.

Il regista ha descritto il film come avente «un solo grande obiettivo: la comicità», costruita su quattro pilastri — il ritmo, le idee della sceneggiatura, le performance degli attori e la political incorrectness. Non è una dichiarazione di guerra al buon gusto, ma una dichiarazione di metodo: la commedia funziona quando è disposta ad andare dove le conversazioni educate non arrivano.

Il modello originale e la sfida dell’adattamento italiano

Death at a Funeral di Frank Oz è un film che ha avuto una storia editoriale curiosa: commedia britannica di nicchia nel 2007, poi rifatta negli Stati Uniti nel 2010 con un cast afroamericano e prodotta da Screen Gems. Il fatto che Bruno abbia scelto di tornare all’originale britannico, piuttosto che adattare il remake americano, dice qualcosa sulle intenzioni del progetto: l’umorismo secco, il ritmo serrato, la commedia fisica che sfocia nello slapstick sono caratteristiche più vicine alla tradizione anglosassone che a quella hollywoodiana del buddy movie.

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La sfida dell’adattamento italiano è quella di trovare un equivalente culturale credibile. Il funerale come evento sociale ha una valenza specifica in Italia — carico di ritualità, aspettative familiari, gerarchie non dette — e Bruno sembra aver lavorato proprio su questo strato. Ambientare il film nel Lazio, con location che vanno dalla campagna romana alla costa, significa costruire un’atmosfera precisa: né la commedia romanesca d’antan, né il grottesco meridionale, ma qualcosa di più contemporaneo e composito.

La sceneggiatura scritta con Edoardo Falcone — già collaboratore di Bruno in altri progetti — è probabilmente il punto su cui si gioca tutto. Il ritmo della commedia degli equivoci è uno dei meccanismi più difficili da calibrare: troppo lento e il pubblico anticipa le gag, troppo compresso e i personaggi non respirano. Il cast scelto, con la presenza di attori come Abatantuono e Sandrelli che portano decenni di esperienza comica, suggerisce che Bruno abbia puntato sulla solidità delle singole performance come contrappeso alla struttura meccanica del plot.

La Festa del Cinema come vetrina e il contesto distributivo

Chiudere la Festa del Cinema di Roma 2026 il 25 ottobre con un film comico è una scelta che non va sottovalutata. Le manifestazioni cinematografiche tendono a privilegiare, per i film di chiusura, titoli con un profilo autoriale o emotivo marcato. Scegliere una commedia — per di più una commedia dichiaratamente irriverente — è un segnale di fiducia nel progetto e, al tempo stesso, un posizionamento chiaro sul mercato.

L’uscita in sala il 29 ottobre 2026, a quattro giorni dalla premiere romana, comprime al minimo la finestra tra festival e distribuzione commerciale. È una strategia che punta a capitalizzare l’attenzione mediatica generata dall’evento prima che si disperda. Per una commedia italiana, il weekend di Halloween non è storicamente il periodo più favorevole — ma con un soggetto che mette al centro la morte e i suoi rituali, la coincidenza tematica potrebbe trasformarsi in un vantaggio.

Resta da vedere come il pubblico risponderà alla proposta di Bruno: una commedia che vuole essere comica senza scuse, in un momento in cui il dibattito sui confini dell’umorismo è più acceso che mai. Il regista ha già scelto la sua posizione. Ora tocca alle sale.

Questo articolo è stato realizzato con il supporto dell'AI e sottoposto a revisione editoriale.