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Sukiyaki di Zeze Takahisa inaugura il 39º Tokyo International Film Festival

Il sukiyaki film di Zeze Takahisa racconta come la canzone giapponese divenne un hit mondiale nel 1963, scelto come film d’apertura della 39ª edizione del Tokyo Internati

1 Novembre 2026 01:22

È un titolo giapponese su una canzone giapponese diventata un fenomeno globale quello che apre la 39ª edizione del Tokyo International Film Festival: Sukiyaki, diretto da Zeze Takahisa, è stato scelto come film d’apertura della manifestazione nel 2026, portando al centro della scena una storia culturale che attraversa decenni e confini geografici. La scelta non è casuale — è un atto di posizionamento preciso da parte del festival.

Il sukiyaki film che racconta come una canzone cambiò tutto

Al cuore del progetto c’è una domanda semplice quanto affascinante: come fa una canzone in lingua giapponese a diventare un hit mondiale nel 1963, in piena Guerra Fredda, in un’epoca in cui la musica pop occidentale dominava le classifiche con una forza quasi impermeabile alle influenze esterne? Sukiyaki — il film — affronta esattamente questo percorso, ricostruendo le vite e le carriere delle persone che quella canzone la crearono.

Tra i protagonisti della narrazione c’è il paroliere Ei Rokusuke, la cui figura viene esplorata in profondità da Zeze Takahisa. Il regista non si limita a raccontare un successo commerciale: il film entra nelle biografie di chi ha dato forma a quella musica, cercando di capire cosa significasse creare qualcosa di autentico in un contesto culturale e storico preciso. Il risultato è un’opera che usa la canzone come punto di partenza per parlare di identità, creatività e del modo in cui l’arte attraversa le barriere linguistiche quando riesce a toccare qualcosa di universale.

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Zeze Takahisa e la scelta di un soggetto storico-musicale

Zeze Takahisa è un regista con una filmografia radicata nel cinema d’autore giapponese, capace di muoversi tra registri diversi senza perdere una propria coerenza stilistica. La scelta di portare sullo schermo la storia della canzone Sukiyaki rappresenta per lui un confronto diretto con la memoria collettiva del Giappone del dopoguerra, un periodo in cui cultura popolare e tensioni sociali si intrecciavano in modo tutt’altro che lineare.

Il fatto che il Tokyo International Film Festival abbia selezionato questo film come apertura della sua 39ª edizione dice qualcosa di preciso sulle intenzioni del festival: scegliere un’opera che parla di cultura giapponese proiettata verso il mondo, che interroga il passato senza nostalgia acritica, che mette al centro figure creative spesso dimenticate dalla narrazione mainstream. Non è un film di intrattenimento puro, né un biopic convenzionale — è qualcosa di più sfumato, che usa il formato della ricostruzione storica per fare domande sul presente.

La canzone del 1963 e il suo viaggio globale

Nel 1963, una canzone giapponese intitolata originariamente Ue o Muite Arukō raggiunse le classifiche internazionali sotto il nome di Sukiyaki — un titolo scelto dai distributori occidentali semplicemente perché fosse pronunciabile e riconoscibile per il pubblico straniero, prendendo in prestito il nome di un piatto tradizionale giapponese. Il paradosso è emblematico: una canzone con testi in giapponese, che parla di emozioni profondamente radicate in una sensibilità culturale specifica, diventa un successo globale con un nome che non ha nulla a che fare con il contenuto del testo.

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Questo cortocircuito tra autenticità culturale e ricezione internazionale è esattamente il tipo di territorio che il sukiyaki film di Zeze Takahisa sembra voler esplorare. Come viene percepita un’opera artistica quando attraversa una frontiera linguistica? Cosa si perde, cosa sopravvive, e cosa — paradossalmente — si guadagna in quel passaggio? Sono domande che il cinema ha affrontato raramente con la specificità che questo progetto sembra promettere.

Il festival come contesto: Tokyo 2026

Il Tokyo International Film Festival è uno degli appuntamenti più importanti del calendario cinematografico asiatico, e la scelta del film d’apertura è sempre un segnale editoriale forte. Aprire la 39ª edizione con Sukiyaki significa scommettere su un’opera che parla al pubblico locale con la stessa forza con cui può parlare agli ospiti internazionali — una doppia vocazione che non è sempre facile da centrare.

Il film di Zeze Takahisa ha i presupposti per farcela: il soggetto è universalmente leggibile (la storia di una canzone che conquista il mondo), ma il radicamento culturale è specificamente giapponese. È una combinazione che il festival sembra aver valutato come strategicamente coerente con la propria identità: né autoreferenziale né subalterna alle logiche del mercato internazionale.

Per chi segue il cinema giapponese contemporaneo, Sukiyaki è uno dei titoli da tenere d’occhio con maggiore attenzione. La sua traiettoria festivaliera è appena iniziata, e il punto di partenza — l’apertura del Tokyo International Film Festival secondo Variety — è già di per sé una garanzia di visibilità internazionale. Resta da vedere dove e quando il film arriverà al pubblico europeo, ma la storia che racconta — quella di un’opera d’arte che supera ogni confine senza chiedere il permesso — sembra già parlare da sola.

Questo articolo è stato realizzato con il supporto dell'AI e sottoposto a revisione editoriale.