Lincoln: recensioni dagli Usa e dall’Italia

La storia funziona al cinema? Lo vedremo al box-office. Ma agli spettatori piace? Avete visto Lincoln in questi giorni? Piaciuto? Mentre rispondete al nostro sondaggio e rileggete la nostra (positiva) recensione, vi invitiamo a curiosare anche tra i commenti dei critici americani e quelli italiani. In generale il film è stato ben accolto soprattutto per la performance di Daniel Day-Lewis nei panni del presidente.

di carla

    Perry Seibert – Movie TV Guide: Si tratta di un risultato superiore per Kushner ed è uno dei migliori film “seri” di Spielberg.

    Robert Roten – Laramie Movie: Il cast di grande talento è usato bene, grazie alla direzione di Spielberg ed alla sceneggiatura di Tony Kushner.

    Robert Denerstein – Movie Habit: Anche se incredibilmente accurata, Lincoln talvolta perde la strada.

    Bill Gibron – PopMatters: … Un capolavoro di narrazione manipolata.

    Austin Kennedy – Film Geek Central: Mi aspetto cose spettacolari da Spielberg, e quando egli consegna qualcosa che è appena nella media, è un po’ una delusione.

    Erick Weber – NECN: Day-Lewis non interpreta Abraham Lincoln, è Abraham Lincoln in una performance che vi farà mettere in discussione seriamente quello che avete visto nei documentari.

    Ty Cooper – HeyUGuys: Argomenti storici a parte, non vi sono dubbi che Lincoln è probabilmente uno dei migliori film dell’anno.

    Danny Minton – Fort Bend: Gli eventi potrebbero avere 150 anni, ma non potrebbero essere più rilevanti per il clima politico di oggi.

    Marc Mohan – Oregonian: Spielberg riesce a darci un Lincoln per i nostri tempi, eroico ma umano.

    Joe Williams – St. Louis Post-Dispatch: Spielberg è leggendario per le sue feste visive, ma qui ci serve un tacchino senza gusto.

    Lawrence Toppman – Charlotte Observer: Day-Lewis, un Everest tra gli attori, scompare nella sua parte dopo le prime scene. Ci fa dimenticare tutti gli altri che hanno interpretato questa parte e ci fa pensare ad Abraham Lincoln in un modo nuovo.

    Christopher Lloyd _ Sarasota Herald-Tribune: Un film audace che elude l’agiografia cercando di ottenere l’uomo dietro il mito.

    David Roark – Paste Magazine: Lincoln verrà ricordato come uno dei più grandi successi di Spielberg.

    Julian Roman – MovieWeb: Daniel Day-Lewis non ha eguali come attore.

    Linda Cook – Quad City Times (Davenport, IA): Daniel Day-Lewis è l’immagine perfetta di Lincoln.

    Tim Brayton – Antagony & Ecstasy: Forse il film più sobrio e adulto della carriera di Spielberg.

    Louis Proyect – rec.arts.movies.reviews: Film brutto e politico…

    Jay Antani – Cinema Writer: Una cosa è certa: La performance di Daniel Day-Lewis è sorprendente.

    Jackie K. Cooper – jackiekcooper.com: Daniel Day-Lewis raggiunge nuove vette nei panni di Lincoln.

    Bob Grimm – Reno News And Reviews: è un film sorprendentemente brutto.

    Stephen Carty – Flix Capacitor: Abbiamo la performance definitiva di Abraham Lincoln, ma non il film definitivo.

    Dennis Schwartz – Ozus’ World Movie Reviews: Una lezione di storia affascinante che si svolge per lo più dietro le quinte di Washington.

    Moira MacDonald – Seattle Times: Questa è la magia del cinema: la storia che prende vita, davanti ai nostri occhi.

    James Kendrick – Q Film Network Desk: Il peso della storia è certamente presente in ogni scena, ma lo sono anche le correlazioni innegabili tra passato e presente.

    Blake Howard – That Movie Show 2UE: Spielberg umanizza l’icona e ammira l’uomo.

    Jason Gorber – Twitch: una storia raccontata con grazia e raffinatezza. Anche solo per questo, Lincoln è un lavoro degno di lode.

    Jeff Bayer – The Scorecard Review: Daniel Day-Lewis cattura un’altra prestazione brillante ma il film non ha catturato la mia anima nel modo in cui speravo.

    Tony Macklin – tonymacklin.net: L’aspetto migliore del film è la prestazione di Daniel Day-Lewis.

    Steve Crum – Reviewmaster.com: Daniel Day-Lewis domina. La sua performance è degna di un Oscar. Lui è Lincoln.

    Lisa Kennedy – Denver Post: Il film offre una prova di ciò che accade quando un attore si innamora del suo personaggio. Qui Daniel Day-Lewis non è mai sembrato così innamorato.

    Robin Clifford – ReelingReviews: Lincoln potrebbe essere il migliore film di Spielberg mai realizzato fino ad oggi.

    Tony Medley – Tolucan Times: Ridicolo e noioso.

    James Verniere – Boston Herald: Monumentale.

    Kevin Carr – 7M Pictures: Non è un film d’azione. Non è un film di guerra. La maggior parte si svolge in locali con uomini baffuti che parlano con altri uomini baffuti. Ma è affascinante da guardare.

    Sandie Angulo Chen – Common Sense Media: Un dramma eccezionale su un venerato leader politico.

    Justin Craig – FoxNews.com: è uno dei film migliori e più importanti di Steven Spielberg.

    Jeffrey K. Lyles’ Movie Files: candidato ad essere uno dei migliori film dell’anno.

    Joe Morgenstern – Wall Street Journal: Il ritratto di Lincoln trascende giudizi convenzionali, è una creazione completa, perfetta nei suoi termini.

    Devin Faraci – Badass Digest: Spielberg ha fatto un film su pensatori e teologi per pensatori e teologi. Ha fatto un film in cui eloquenza e convinzione sono gli elementi di azione, non inseguimenti ed esplosioni.

    Ty Burr – Boston Globe: “Lincoln” fa una cosa che, in questo momento particolare, sembra quasi impossibile da comprendere. Fa politica di nuovo emozionante.

    Stephen Argento – Entertainment Tell: Senza dubbio, il più grande film mai realizzato sul processo legislativo americano.

    Richard Corliss – TIME Magazine: Lincoln è cibo per la mente.

    Keith Phipps – AV Club: Lincoln è costruito intorno ad un magnetico Daniel Day-Lewis.

    Alonso Duralde – The Wrap: Uno dei migliori film americani di quest’anno, e il più bello lavoro di Spielberg degli ultimi decenni.

    Charlie McCollum – San Jose Mercury News: E’ un trionfo per Spielberg, Kushner e, soprattutto, per Day-Lewis.

    Emanuel Levy – EmanuelLevy.Com: tutto il cast è impeccabile.

    Eric Kohn – Indiewire: La forza di Lincoln appartiene al suo protagonista anche quando non dice niente.

    Peter Debruge – Variety: Anche se gli storici troveranno spazio per qualche cavillo, Day-Lewis rende conferisce dignità e serietà alla figura più venerata dell’America.

    Cole Smithey – ColeSmithey.com: Un pasticcio.

    Roberto Escobar – L’espresso: Dobbiamo prendere le nostre decisioni, e poi sopportarne il peso, dice Abraham Lincoln (Daniel Day Lewis) alla moglie Mary (Sally Field) in “Lincoln” (Usa, 2012, 150′). Il sedicesimo presidente degli Stati Uniti si riferisce alla loro vita privata. Ma lo stesso vale per la sua vita pubblica, e per le scelte che segnano l’inizio del suo secondo mandato. È il gennaio 1865. La guerra con i confederali dura da quattro anni. Il 22 luglio 1862 Lincoln ha emancipato gli schiavi, essenziali al latifondo degli Stati del Sud. Ora, contro i deputati democratici e senza l’entusiasmo della maggioranza conservatrice dei suoi repubblicani, intende far votare dalla Camera un emendamento alla Costituzione, il tredicesimo, che abolisca la schiavitù. Intanto, cerca di indurre i ribelli alla resa. D’altra parte, nel suo partito molti premono non per una resa, ma per un accordo, che sarebbe vanificato dall’approvazione dell’emendamento. Quanto a lui, è convinto che l’abolizione della schiavitù dimostrerebbe invece ai confederali l’inutilità della loro lotta, e li spingerebbe proprio alla resa. Non è un biopic, come si usa dire con pessimo inglesismo, il film di Steven Spielberg e dello sceneggiatore Tony Kushner. Non racconta la biografia del presidente, ma solo i suoi ultimi mesi di vita, e non ne fa un’agiografia. Al contrario, senza pomposità e con dialoghi felicemente alti, lo mostra alle prese con le tortuosità della politica. Insomma, lo mostra al lavoro. E spesso si tratta di un lavoro sporco. Per raggiungere i suoi scopi, Lincoln agisce anche contro la legge. E non esita a mentire. Lo fa a danno dei democratici e dei suoi. Lo stesso si adatta a fare, con più dolore, il capo della minoranza radicale dei repubblicani, Thaddeus Stevens (Tommy Lee Jones). Assertore ben più di Lincoln dell’eguaglianza naturale degli uomini, Stevens mente di fronte ai deputati, sostenendo di non credere che a quella legale. E così ottiene l’appoggio della maggioranza del partito. Attorno a questo nodo politico, e anzi filosofico-politico, si sviluppa la parte più profonda del film: in vista di un risultato ritenuto giusto, può un capo tenere comportamenti ingiusti? La risposta di Lincoln è netta: sì, ma senza immaginarsi “giustificato” da un principio superiore di cui sarebbe interprete e strumento. Alla fine, la moralità di un capo sta nel coraggio con cui si assume la responsabilità intera delle sue scelte, per poi caricarsene sulle spalle il peso.

    Natalia Aspesi – la Repubblica: La guerra di Secessione americana la conosciamo soprattutto attraverso il romanticismo sudista tutto crinoline e dispetti amorosi di Via col vento: in Lincoln, vediamo pochi momenti di una spaventosa carneficina nel fango e una distesa di cadaveri mentre il presidente ci cavalca in mezzo. Lincoln è un bellissimo film, uno dei più importanti film politici degli ultimi anni: e in due ore e mezzo racchiude gli ultimi quattro mesi di vita del presidente più amato dopo Washington, evitando l’agiografia storica. Ma siccome pare che si siano perse le tracce di governanti di gigantesca lungimiranza, capacità e autentica passione per il loro paese, ecco che Spielberg riesce a dare una grande lezione a chi oggi immiserisce la politica a proprio vantaggio e soprattutto senza saperla fare. Si resta sedotti da Day-Lewis, che ci fulmina con l’arguzia e la dolcezza dello sguardo. Bravissimi tutti gli attori (un po’ noiosa Sally Field) soprattutto Tommy Lee Jones, il radicale repubblicano che ostacola la diplomazia di Lincoln, per poi accettarla, col suo parrucchino storto e la matura governante nera nel letto.

    Maurizio Acerbi – il Giornale: Un film straordinario per i dialoghi e, soprattutto, per lo strepitoso Daniel Day-Lewis a cui l’Oscar dovrebbe essere assegnato di diritto, per manifesta superiorità.

    Alessandra Levantesi Kezich – La Stampa: Lincoln non è un biopic, è il resoconto dei suoi ultimi, cruciali giorni di vita, soprattutto di quel gennaio 1865 quando, coniugando una lungimirante visione di statista con un sopraffino pragmatismo politico, si impegnò a far passare al Congresso il Tredicesimo Emendamento alla Costituzione che aboliva la schiavitù, consapevole che era una tappa decisiva per il futuro della nazione. Ma, attingendo a svariate fonti oltre che l’ottimo libro Team of Rivals di Doris Kearns Goodwin, il drammaturgo Tony Kushner ha saputo condensare in quei pochi giorni il senso di un’intera esistenza, di un’intera personalità; e Spielberg, lavorando all’unisono, ha provveduto a contrappuntare il magnifico copione di immagini splendide quanto significative ed emozionanti, intessute come sono di riferimenti storici e biografici. Poi c’è l’eccelso Daniel Day Lewis che semplicemente «è» Lincoln, con una interiorizzata naturalezza che rende vivo e attualissimo il personaggio: nella sua tristezza e nella sua capacità di ammaliare con le parole, nella sensibilità affettiva e nell’idealistica intransigenza. E che dire dell’eccellenza dei valori produttivi e di un cast in cui spiccano il Thaddeus Stevens di Tommy Lee Jones e la Mary (consorte del presidente) di Sally Field? Lincoln, per noi il film Oscar di quest’anno, non è solo una straordinaria lezione di politica, è anche una straordinaria lezione di cinema.

    Paolo Mereghetti – Il corriere della sera: Probabilmente Spielberg non conosce i film di Straub e sicuramente Straub non ama i film di Spielberg, eppure questoLincoln fa immaginare un possibile «ponte» tra questi due registi lontanissimi (e per molti versi antitetici). Perché per la prima volta nella carriera del regista hollywoodiano il visivo cede il passo al parlato e il film riconosce alla forza del dialogo una priorità che sarebbe difficile trovare negli altri suoi film. E perché non si tratta di una «parola» fine a se stessa, magari compiaciuta della propria eloquenza o della propria musicalità: è una «parola» che ci aiuta a misurare direttamente il potere, che diventa a sua volta potere, serve per conquistarlo esercitarlo e mantenerlo. E infine perché a ben vedere il film di Spielberg non è «su» Lincoln ma su «come» Lincoln sapeva esercitare il potere. (…) Non è certo la prima volta che il cinema americano sceglie la parola come motore dell’azione (basta pensare ai capolavori di Mankiewicz) ma mai come in questo film essa è privata delle sue qualità più «spettacolari» – la retorica, la dialettica, la lusinga – per mettersi totalmente e completamente al servizio del potere. La parola come grimaldello ma anche come spia: per conquistare il potere e insieme per raccontarcelo.

Lincoln (USA, 2012), di Steven Spielberg. Con Daniel Day-Lewis, Sally Field, David Strathairn, Joseph Gordon-Levitt, James Spader, Hal Holbrook, Tommy Lee Jones, Lee Pace, David Oyelowo, Jackie Earle Haley, Bruce McGill, Tim Blake Nelson, Joseph Cross, Jared Harris, Peter McRobbie, Gulliver McGrath, Gloria Reuben, Jeremy Strong, Michael Stuhlbarg, Boris McGiver, David Costabile, Stephen Spinella, Walton Goggins, David Warshofsky, Colman Domingo, Lukas Haas, Dane DeHaan, Carlos Thompson, Bill Camp, Elizabeth Marvel, Byron Jennings e Julie White. Qui il trailer italiano. Il film è candidato a 12 Premi Oscar: film, regia (Steven Spielberg), Daniel Day-Lewis (attore protagonista), Tommy Lee Jones (attore non protagonista), Sally Field (attrice non protagonista), sceneggiatura non originale, fotografia, montaggio, costumi, colonna sonora, sonoro, scenografia.

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