Venezia 65: Ponyo on the cliff by the sea – The Burning Plain

Venezia 65: Gake no ue no Ponyo, di Premessa: Ponyo on the cliff by the sea è il più infantile dei film di Miyazaki. Come approcciarsi ad un film del genere, quindi? Dipende. Chi è capace di entrare subito in un’ottica bambinesca e si lascia affascinare dal maestro (cosa che Miyazaki sa fare molto bene,

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Gake no ue no Ponyo, di
Premessa: Ponyo on the cliff by the sea è il più infantile dei film di Miyazaki. Come approcciarsi ad un film del genere, quindi? Dipende. Chi è capace di entrare subito in un’ottica bambinesca e si lascia affascinare dal maestro (cosa che Miyazaki sa fare molto bene, direi) gradirà molto, chi è legato al Miyazaki un po’ più cattivo, come quello di Princess Mononoke, allora forse potrà storcere il naso.

Ma come la mettiamo con due precedenti come Il mio vicino Totoro (per il sottoscritto, assieme a La città incantata, il suo capolavoro) e Kiki – Consegne a domicilio? Ponyo sembra inserirsi in questo percorso, ma portando all’estremo l’idea di un mondo da sogno che i più piccoli apprezzeranno da morire e che bisognerebbe dare per colazione ogni mattina.

Il fatto è che il maestro ne è assolutamente consapevole e non si tratta di un involontario addolcimento: bastino come “prova” i titoli di testa, che sono una dichiarazione. Ma se il pubblico si dividerà probabilmente tra chi amerà alla follia questo nuovo lavoro e chi avrà qualcosina da ridire, è innegabile che Miyazaki sia ancora Miyazaki, e che in molti momenti sia di una tenerezza davvero disarmante.

E bastino per farsi piacere il film, in ordine sparso: il bellissimo prologo, le varie (solite e stupende) invenzioni disseminate qua e là lungo tutto il film, le sorelline di Ponyo, la figura di Sosuke con il cappellino da marinaio, i disegni fatti (quasi) tutti interamente a mano, alcuni momenti di bella comicità.

E ovviamente Ponyo stessa, in qualunque forma, personaggio già di culto. Non manca il tema ambientalista, ovviamente, e il divertimento è assicurato. Chi era preoccupato dalla canzoncina sentita nel trailer stia tranquillo, perché nel corso della pellicola è in versione strumentale; nella sua versione originale appare solo sui titoli di coda. Ma ormai quella canzone la cantiamo tutti ogni giorno ogni quarto d’ora, quindi un po’ l’amiamo ormai.

Trailer e canzone Ponyo:

Po-nyo Po-nyo Ponyo sakana no ko

The Burning Plain, di Guillermo Arriaga
Arriaga è convinto che la vita non possa essere ordinata, e che gli eventi saltino da uno all’altro senza per forza dover seguire una costante logica. Lo aveva già dimostrato nelle tre sceneggiature scritte per Inarritu (la cosiddetta trilogia della morte: Amoresperros, 21 grammi e Babel), dove la narrazione si spostava da un personaggio all’altro, da un luogo ad un altro distante, dal presente al passato per poi andare verso il futuro.

Dopo il litigio col regista, lo sceneggiatore ha deciso di passare anche dietro la macchina da presa, e così nasce questo bel The Burning Plain, storia di due donne, interpretate da Charlize Theron e Kim Basinger, lontane nel tempo. Come nei film di Inarritu per ogni situazione c’è un rigoroso cambio di fotografia, più calda o più fredda, e l’ambientazione ha un ruolo ben preciso.

Quello che semmai è diverso e salta subito all’occhio è la regia meno “nervosa” di Arriaga: che analizza i suoi personaggi con calma, fa salire l’emozione pian piano, in un convincente crescendo di emozioni. Qualcuno ha parlato di “film di scrittura”, appunto perché si tratterebbe di una pellicola troppo scritta: in questo caso ben venga. Bene l’esordiente Jennifer Lawrence.

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