CineBlog consiglia: Donnie Darko

Donnie DarkoDonnie Darko (Donnie Darko, USA, 2001) di Richard Kelly; con Jake Gyllenhaal, Maggie Gyllenhaal, Jena Malone, Patrick Swayze, Drew Barrymore, Noah Wyle.

Stanotte, 00.10, Italia 1

28 giorni, 6 ore, 42 minuti e 12 secondi.

Chi è Donnie? Un ragazzo americano, vissuto negli anni '80, anni in cui la musica viveva costantemente coi ragazzi, sempre più spaesati e in crisi d'identità, divisi anche su chi votare alle elezioni tra Dukakis e Bush senior. Non è un caso che verso l'inizio del film e poi durante lo svolgimento ci venga costantemente fatta leggere una domanda riguardo il nostro protagonista sulla lavagnetta del frigorifero ("Dov'è Donnie?" ad esempio, ma soprattutto "Chi è Donnie?").

Richard Kelly realizza, nel bene e nel male, uno dei cult di questi primi anni del 2000. Un fratellino di Mulholland Drive? Molti ne hanno fatto un paragone, e la "bizzarria" ha accostato il nome di Kelly subito a quello di Lynch, "bizzarro" per eccellenza. C'è chi ha detto anche che si tratta di un'alternativa ad E.T., di cui la scena con le biciclette potrebbe essere facilmente una citazione.

L'accostamento più interessante è tuttavia quello fatto con Le regole dell'attrazione di Avary: entrambi ambientati negli '80, entrambi pessimisti sulla nuova generazione. Le ombre di quel decennio, glaciali nel film tratto da Ellis, inquietanti e pazze nel film di Kelly, si allungano fino a noi. Gary Jules alla fine canta la sua malinconicissima versione di Mad World (dei Tears for Fears). Non si capisce più nulla. E anche se alla fine, all'ennesima visione, Donnie Darko un po' si capisce, resta un unico fatto: è proprio un mondo folle.

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