Berlino 2013: Prince Avalanche – La recensione del film di David Gordon Green

Il cinema contemporaneo ha da oggi una nuova coppia di freaks. Sono Paul Rudd e Emile Hirsch, nel nuovo film di David Gordon Green, Prince Avalanche, presentato oggi in anteprima europea alla Berlinale 2013. Si tratta del rifacimento di un film islandese chiamato Either Way, ed è ambientato nel parco naturale di Bastrop nel centro del Texas, una zona che, come si spiega nei titoli, è stata devastata dagli incendi poco prima dell’inizio dello shooting. I tronchi anneriti degli alberi e la natura che si rigenera dopo la devastazione sono lo scenario apocalittico in cui si svolge una vicenda che è però ambientata negli anni 80.

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Alvin (Paul Rudd) e Lance (Emile Hirsch, Into the wild) sono due operai incaricati di disegnare le strisce stradali di una zona in montagna in cui ci sono scarse tracce di vita, aldilà di un camionista eccentrico, che corregge le birre ghiacciate con un super alcolico non meglio identificato.

Le settimane di Alvin e Lance, quest’ultimo fratello della fidanzata del primo, trascorrono tra la noia della solitudine nelle montagne. Giornate sempre uguali, pranzi cucinati con un fornello da camping con le radici raccolte sul luogo e i pesci pescati nel torrente, lasciano spazio a conversazioni, gag, giochi, scherzi e discussioni tra i due insoliti protagonisti.

Si tratta di persone semplici e piuttosto stilizzate nei loro ruoli: Alvin è un lavoratore serio, un uomo che ama la solitudine e soprattutto ama la foresta in cui, per il lavoro da lui stesso scelto, si trova a trascorrere infinite giornate. La sua fidanzata è incinta, lui sogna il futuro della famiglia felice, e chissà magari trasferirsi in Germania, paese ricco di foreste. Alvin sta studiando il tedesco. Lance non ha alcuna vocazione per il lavoro che si trova a fare. Passa le giornate ad aspettare il weekend, per poter portarsi a letto qualche ragazza. Quando finalmente arriva venerdì, se ne va con il furgone di Alvin e una lettera che quest’ultimo spedisce alla sorella.

Mentre è da solo nei boschi, Alvin conosce una misteriosa signora che scava nelle ceneri della sua casa distrutta dalle fiamme. A parte quest’episodio, nel film non succede molto di più. Il lavoro va avanti e la relazione tra i due si sviluppa.

L’ambientazione negli anni ’80, come spiegherà più tardi il regista in conferenza stampa, è stata scelta per evitare che i due potessero essere in qualsiasi modo in comunicazione con il mondo esterno. Niente telefoni cellulari, né mail. Mentre titolo, “Prince Avalanche”, rimane un mistero. Non ci sono né reali, né nevicate.

Alla fine del film c’è stato un discreto applauso e le critiche delle pubblicazioni che accompagnano la Berlinale sono state positive. Hollywood Reporter lo ha definito addirittura “un piccolo gioiello strano di film”. Personalmente, gli unici motivi per cui consigliarlo sono l’ambientazione apocalittica nel parco naturale, e l’interpretazione di Emil Hirsch.

Si tratta di un attore certamente non è estraneo alla solitudine, dopo Into the Wild, ma quando compare in scena nel film di David Gordon Green, tutto il resto acquista un valore superiore. È convincente nel suo personaggio fuori dal mondo, molto più di quanto non lo sia Rudd. Ogni sua battuta è una sonora risata del pubblico. E la comicità dei dialoghi è ciò che tiene in piedi una struttura tutto sommato debole.

Voto e Recensione di Laura Lucchini: 6
Profilo Twitter: @NenaDarling

Voto di Gabriele: 8

Prince Avalanche (Usa 2013 – Commedia) di David Gordon Green con Paul Rudd, Emile Hirsch, Lance Le Gault, Lynn Shelton, Joyce Payne, Gina Grande, Larry Kretschmar, Enoch Moon, David L. Osborne Jr., Danni Wolcott, Morgan Calderoni, Savanna Porter, Juniper Smith.

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