The Edge of Love: Recensione in Anteprima

The Edge of Love (The Edge of Love, Gran Bretagna, 2008, Drammatico, 114′) di John Maybury con Keira Knightley, Sienna Miller, Cillian Murphy, Matthew Rhys, Simon Armstrong, Richard Clifford, Anne Lambton, Camilla Rutherford, Lisa Stansfield, Rachel EssexSiamo nella Londra del 1941, la seconda guerra mondiale si è dimenticata di bussare ed è prepotentemente entrata nelle

Locandina The Edge of loveThe Edge of Love (The Edge of Love, Gran Bretagna, 2008, Drammatico, 114′) di John Maybury con Keira Knightley, Sienna Miller, Cillian Murphy, Matthew Rhys, Simon Armstrong, Richard Clifford, Anne Lambton, Camilla Rutherford, Lisa Stansfield, Rachel Essex

Siamo nella Londra del 1941, la seconda guerra mondiale si è dimenticata di bussare ed è prepotentemente entrata nelle case di tutti i londinesi. Il poeta Dylan Thomas ha lasciato le scogliere gallesi per il paesaggio urbano della capitale inglese, devastata dai bombardamenti nazisti; qui ha trovato un modesto impiego come scrittore di testi di propaganda per il governo inglese e qui ha anche ritrovato Vera Phillips, il suo primo amore d’infanzia, ora impegnata a risollevare lo sgonfio morale delle truppe grazie alle sue indubbie doti canore.

L’idillio ritrovato fra Vera e Dylan viene bruscamente smorzato dall’arrivo di Caitlin, l’esuberante moglie del poeta maudit nonchè la madre di suo figlio. Per non essere da meno, la volitiva Vera accetta dopo un lungo ritrarsi lo strenuo corteggiamento del soldatino di belle speranze e di grande dolcezza William. L’equilibrio sembra finalmente ristabilito quando, improvvisamente seppur non inaspettatamente, William viene spedito al fronte, per la precisione in Grecia.

Vera, fiaccata dalla partenza del neo maritino e per di più incinta dello stesso, accetta la proposta di Caitlin, ormai diventata la sua unica intima amica e confidente, e parte per il natio Galles assieme ai coniugi Thomas. Qui la situazione, dopo la nascita del pargolo, si fa per la sposina in attesa vagamente spinosa. La Phillips, infatti, oltre a sfamare i due amici con lo stipendio del marito e a sobbarcarsi il pesante fardello dei loro problemi coniugali – essendo i due puntualmente, apertamente e impunemente fedifraghi l’uno nei confronti dell’altra -, deve anche sopportare le pesanti avances di Dylan.

Il ritorno in congedo di William, peraltro, non migliora neanche lontanamente la situazione. Turbato dagli orrori del campo di battaglia, roso dal dubbio (fino alla paranoia) che il figlio partorito da Vera sia di Dylan e incazzato pesto all’idea che tutti i suoi averi siano finiti nella pancia dell’uomo che va a letto con la miglie, l’eroe di guerra sembra sul punto di impazzire, e nel frattempo affoga i dispiaceri nell’alcool. Una polveriera del genere non può che saltare in aria da un momento all’altro.

Il Torino Film Festival dovrebbe prostrarsi in segno di gratitudine ai piedi di Shane Meadows. È solo grazie al pesante ritardo nella spedizione del suo film, “Somers Town”, che il terribile The Edge of Love mantiene la palma di film di chiusura del Festival solo nominalmente perdendola, di fatto, dal punto di vista temporale, dal momento che la pellicola di Meadows è stata proiettata successivamente. In questo modo la bella rassegna torinese evita di lasciare impresso nella memoria dello spettatore il brutto ricordo della visione del film di Maybury.

Film molto atteso, peraltro, “The Edge of Love”, sia per l’etichetta di biopic su Dylan Thomas, sia per il grande cast messo in piedi dalla produzione che comprende, sostanzialmente, tre dei più apprezzati e conosciuti attori britannici degli ultimi tempi: Keira Knightley, Sienna Miller e Cillian Murphy. Eppure il risultato, come andremo a vedere, non solo è deludente ma a tratti anche irritante.

Maybury coglie con grande sagacia l’opportunità pretestuosa del biopic sul famoso poeta inglese per mettere in scena un melodrammone di quasi centoventi minuti, incentrato principalmente sulle dua figure femminili e sulla loro contrastata e intensa amicizia. Il legame fra Vera (Keira Knightley) e Caitlin (Sienna Miller) nasce da basi piuttosto fumose. L’unico elemento, infatti, che accomuna la turbolenta, sanguigna e passionale Caitlin alla pacata, sensibile e dolce Vera è il fatto di essere entrambe oggetto del burrascoso sentimento amoroso dell’affascinante, scostante e meschino Dylan Thoas.

Da questo presupposto, con l’aggiunta dell’ulteriore elemento di instabilità rappresentato dal personaggio di William (interpretato da uno spaesato Cillian Murphy), si dipanano le due ore di patinata narrazione orchestrate da Maybury. Ciò che colpisce maggiormente è che i singoli elementi che vanno a costituire l’interezza della pellicola sembrano, di per sè, funzionare. Regia ordinata, fotografia pulita, musica incisiva, buone interpretazioni (fatto salvo per il povero Murphy, in assoluto il migliore attore del gruppo ma qui invischiato nelle maglie della peggior interpretazione della sua carriera). A rovinare fatalmente l’esito del film potrebbere essere stato, quindi, l’insorgere di un pessimo amalgama fra i numerosi elementi costitutivi.

Questa ipotesi, fra l’altro, va associata alla sola prima parte della pellciola, che mantiene ancora una certa decenza e sembra avere come unico proclema quello della mediocrità. Al contrario, nella seconda parte, quando le azioni del film crollano come i bond argentini dei temi che furono e la narrazione assume gli inconsapevoli toni della parodia di uno straziante melodramma, i problemi sembrano stare tutti in fase di scrittura: tempi sbagliati, picchi emotivi sballati, strade senza uscita, tutti elementi che contribuiscono a far inceppare senza scampo il motore del melodramma, in assoluto il contenitore cinematografico più difficile da gestire, in questo caso maneggiato con poca cura e prudenza.

Voto Nicola: 3

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