Festival di Cannes 2009 – Vincere: Recensione in anteprima

Vincere (id. drammatico – Italia, Francia 2009) Regia di Marco Bellocchio, con Filippo Timi, Giovanna Mezzogiorno, Fausto Russo Alesi, Michela Cescon, Pier Giorgio Bellocchio, Corrado Invernizzi, Paolo Pierobon, Bruno Cariello, Francesca Picozza, Simona Nobili, Vanessa Scalera. Benito Mussolini è alla direzione dell’Avanti! quando incontra Ida Dalser a Milano. Antimonarchico e anticlericale Mussolini è un ardente

di simona

VincereVincere (id. drammatico – Italia, Francia 2009) Regia di Marco Bellocchio, con Filippo Timi, Giovanna Mezzogiorno, Fausto Russo Alesi, Michela Cescon, Pier Giorgio Bellocchio, Corrado Invernizzi, Paolo Pierobon, Bruno Cariello, Francesca Picozza, Simona Nobili, Vanessa Scalera.

Benito Mussolini è alla direzione dell’Avanti! quando incontra Ida Dalser a Milano. Antimonarchico e anticlericale Mussolini è un ardente agitatore socialista impegnato a guidare le folle verso un futuro di emancipazione sociale. In realtà la Dalser lo aveva già fuggevolmente incontrato a Trento e ne era rimasta folgorata. Ida crede fortemente nelle sue idee: Mussolini è il suo eroe. Per lui, per finanziare la fondazione del Popolo d’Italia, il giornale che diventerà il nucleo del futuro Partito Fascista, vende tutto: appartamento, salone di bellezza, mobilio, gioielli.

Allo scoppio della guerra Benito Mussolini si arruola e scompare dalla vita della donna. Ida lo rivedrà in un ospedale militare, immobilizzato e accudito da Rachele, appena sposata con rito civile. Ida è una donna dalle reazioni esplosive, incapace di accettare compromessi. Disconosciuta, sorvegliata, pedinata, non si arrende, protestando la sua verità, scrivendo lettere a chiunque: alle autorità, ai giornali, al Papa. Rinchiusa in manicomio lei – in un istituto il bambino – per oltre undici anni, tra torture e costrizioni fisiche, non ne uscirà mai più e mai più rivedrà suo figlio Benito Albino Mussolini, a cui toccherà la stessa disperata sorte di esistenza cancellata.

Filippo Timi

Vincere di Marco Bellocchio, unico titolo a tenere alti i colori del nostro Paese nella corsa per la Palma d’Oro al 62° Festival di Cannes, verrà presentato oggi sulla Croisette (la critica lo visto nella serata di ieri ed ha già espresso pareri molto discordi; al pubblico verrà mostrato questa sera). L’uscita nei cinema è stata anticipata di due giorni e gli spettatori italiani lo potranno vedere già da domani.

A Marco Bellocchio si devono anche soggetto e sceneggiatura del film, che affonda le proprie radici in una pagina oscura della storia recente del nostro Paese, una pagina che i libri scolastici non raccontano. La storia di Ida Dalser e di suo figlio Benito Albino, moglie e figlio tenuti segreti da Mussolini, rinchiusi e lasciati morire in manicomio. Per la realizzazione del film, il regista si è bastato principalmente sul documentario Il Segreto di Mussolini realizzato da Fabrizio Laurenti e Gianfranco Norelli e sui libri La moglie di Mussolini di Marco Zeni e Il figlio segreto del Duce di Alfredo Pieroni, ricchi di documenti e testimonianze.

Bellocchio ha senz’altro realizzato una pellicola pulsante di passione, ideologica ma anche carnale, mescolando con maestria il girato del film ad immagini e sequenze tratte dai cinegiornali dell’Istituto Luce ed amalgamendo il tutto con scritte ed animazioni (ispirate con gusto al Futurismo) che si rincorrono fra sovraimpressioni e dissolvenze a sottolineare alcuni passaggi; oltre ad una colonna sonora molto presente ed azzeccatissima. Il risultato ha un impatto visivo notevole. L’autore riesce a non schierarsi troppo apertamente, scagliandosi molto più duramente contro le istituzioni (case di igiene mentale, istituti e manicomi) piuttosto che contro il Duce ed il movimento fascista.

Le interpretazioni di Filippo Timi e di Giovanna Mezzogiorno sono senz’altro le colonne su cui poggia la forza emotiva di Vincere. La Mezzogiorno incarna un amore così bruciante e totalizzante da portare al sacrificio di sè piuttosto che alla negazione di una storia scomoda. L’attrice riesce a dare forza e dignità al suo personaggio di donna fiera, innamorata, indomabile, disperata, profondamente ferita e per questo rabbiosa, ma mai rassegnata. Una pecca: si nota pochissimo (quasi per nulla) il trascorrere del tempo. Sarebbe forse stato utile un make-up più elaborato che le regalasse qualche ruga e qualche filo grigio fra i capelli. Filippo Timi, nella prima parte del film, incarna con piglio duro un giovane Mussolini, idealista e fervente, tanto affascinante quanto inquietante; per poi trasformarsi, nel finale, in suo figlio Benito Albino cresciuto. Se già convince e conquista nei panni del Duce, nei panni di suo figlio – che del Duce fa l’imitazione – Timi supera sè stesso. Molto bravo anche il piccolo Fabrizio Costella.

Voto Simona: 8
Voto Federico: 8

Voto Gabriele: 8

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