Peppino Impastato 35 anni dopo, per non dimenticare

Nell’anniversario della morte dell’eroe della porta accanto vi presentiamo I 100 passi, di Marco Tullio Giordana con Luigi Lo Cascio nella parte di Peppino Impastato.

I 100 passi è un film coraggioso, perché affronta il tema della mafia nel suo lato umano e quotidiano. Non c’entra nulla con la grandiosità del Padrino: qui il mafioso è il vicino di casa che si conosce e col quale si parla fin dall’infanzia, da temere e a cui portare rispetto. La mafia come le maree e le stagioni: un elemento sempre presente e immutabile del paesaggio. Ma nell’omertosa Sicilia degli anni ’70 Giuseppe Impastato, ebbe il coraggio suicida di ribellarsi e lottare con l’unica arma che poteva brandire. Non la violenza, inutile e indegna contro i violenti per antonomasia, non la Legge, troppo distante e occupata, ma la propria voce: come una zanzara Impastato iniziò a punzecchiare il boss Don Tano Badalamenti, prima irritandolo poi facendolo sanguinare. La vendetta fu terribile ma Impastato non sarà mai dimenticato e I 100 passi ripercorre egregiamente la sua crociata.

Cast

Luigi Lo Cascio: Peppino Impastato
Luigi Maria Burruano: Luigi Impastato
Lucia Sardo: Felicia Impastato
Paolo Briguglia: Giovanni Impastato
Tony Sperandeo: Gaetano Badalamenti
Andrea Tidona: Stefano Venuti
Claudio Gioè: Salvo Vitale
Domenico Centamore: Vito
Ninni Bruschetta: cugino Anthony

Trama

1978: Peppino Impastato (Luigi Lo Cascio) è un giovane nato e cresciuto a Cinisi, cittadina Siciliana e feudo mafioso di Don Tano Badalamenti (Gaetano Badalamenti): solo 100 passi dividono l’abitazione del giovane da quella del boss e Peppino, stanco e disgustato dall’omertà e la paura dei suoi concittadini e dei suoi famigliari stessi, decide di rompere il muro di silenzio che circonda la mafia. Ispirato dall’amicizia con il pittore comunista Stefano Venuti, Peppino inizia la sua campagna contro Don Tano, rendendo pubblici i suoi crimini dai microfoni di Radio Aut, la sua emittente libera e organizzando comizi e sit in. Il padre cercherà di salvarlo dalla furia della vendetta mafiosa cercando di convincerlo a partire per gli USA, ma Peppino decide di non arrendersi e di affrontare il suo destino.

Critica

Un film epico, che unisce atmosfere da grande western (dove però le pistole, anzi le lupare, le hanno solo i cattivi) alla profondità di un’inchiesta documentaristica, dipingendo allo stesso tempo un affresco verista sulla Sicilia dell’epoca, in una mescolanza di consuetudini medievali che si scontrano con l’energia e la voglia di rinnovamento dei giovani. I giovani sono i protagonisti di questo film e la figura di Impastato assurge, nella nervosa e toccante interpretazione di Lo Cascio, a ideale messia di una generazione, un San Sebastiano che paga col martirio gli errori del padre. Commovente e molto ironico allo stesso tempo: colpisce la freschezza della sceneggiatura, la voluta ingenuità degli interpreti, il “come eravamo” di fine anni ’70.
L’amore per la vita e il coraggio di privarsene in nome dei propri ideali e della bellezza, concetto onnicomprensivo e totalizzante, capace di rendere le persone consapevoli: “E’ importante la bellezza, è da lì che scende giù tutto il resto…”

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