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Quando meno te lo aspetti – due clip in italiano per la commedia di Agnès Jaoui

Il prossimo 6 giugno arriva nei cinema italiani, distribuita da Lucky Red, la commedia francese Quando meno te lo aspetti, oggi vi proponiamo due clip in italiano tratte dal film.

di cuttv

Aggiornamento di Pietro Ferraro

Come in una fiaba, nella nuova commedia sentimentale di Agnès Jaoui ci sono un principe, una principessa e una strega cattiva: Fanfan (Beatrice Rosen), la ricca madre della giovane protagonista Laura (Agathe Bonitzer), ossessionata dalla paura di invecchiare. Attraverso questo personaggio, che lotta contro il tempo a colpi di bisturi, Jaoui si divertirà a sferzare la sua critica più esplicita alla società moderna delle apparenze.

Il cast include Jean-Pierre Bacri, Agnès Jaoui, Agathe Bonitzer, Arthur Dupont, Benjamin Biolay, Nina Meurisse, Didier Sandre, Dominique Valadié, Franc Bruneau e Valérie Crouzet,

Quando meno te lo aspetti – la commedia esilarante di Agnès Jaoui al cinema con Lucky Red

Quando meno te lo aspetti (Au bout du conte), la favola esilarante di Agnès Jaoui, arriva nelle nostre sale il 6 giugno 2013, anticipata oggi dal trailer italiano, il poster, foto e interviste alla regista e ai personaggi.

A 24 anni Laura aspetta ancora il suo principe azzurro. Così, quando ad una festa appare Sandro, che corrisponde esattamente all’uomo dei suoi sogni, Laura pensa di aver trovato quello giusto.

Ma poi incontra Maxime e inizia a chiedersi se non ci siano principi migliori di altri.
Anche Sandro ha i suoi problemi: il padre Pierre, al funerale del nonno, si è scontrato con Madame Irma, che gli ha ricordato la data di morte che gli aveva già predetto tempo prima, e ora non è più capace di far progetti che coinvolgano anche la nuova compagna Eleonore o il figlio Sandro.

Anche Maxime ha i suoi problemi; così come pure Eleonore, Marianne, Jacqueline e tutti gli altri.

E chi non ha problemi? Certo che se ti rivolgi ad un podologo per avere una pasticchetta che scaccia i pensieri ricorrenti, e continui a non avere peli sulla lingua, come il Jean-Pierre Bacri di Quando meno te l’aspetti, il rischio di farsi una risata è garantito.

Diciamo pure una certezza con l’esilarante interprete de “Il gusto degli altri”, diretto di nuovo dalla moglie Agnès Jaoui, che hanno curato anche la sceneggiatura, liberamente ispirati da Into the woods di Stephen Sondheim, la Cenerentola di Walt Disney, classici come “Cappuccetto Rosso” e alcuni film di Tarkovski, per una commedia che parte dalla fine delle favole, con quel “E vissero felici e contenti per sempre” applicato al quotidiano di noi mortali.




Quando meno te lo aspetti
Quando meno te lo aspetti
Quando meno te lo aspetti

Quando meno te lo aspetti (Au bout du conte), anche noto con il titolo internazionale Under the Rainbow, arriva nelle nostre sale distribuito da Lucky Red, a partire dal 6 giugno 2013.

Questa favola con i piedi per terra che può contare su Jean-Pierre Bacri nei panni dell’anti-Geppetto Pierre, e Agnès Jaoui in quelli della fatina buona, la madrina, la nonna. Insieme a Agathe Bonitzer, Arthur Dupont, Benjamin Biolay, Nina Meurisse, Didier Sandre, Dominique Valadié, Franc Bruneau, Valérie Crouzet, intervistati in proposito dopo Agnès Jaoui e Jean-Pierre Bacri.

Intervista con Agnès Jaoui e Jean-Pierre Bacri

a cura di Claire Vassé

Qual è stato il punto di partenza per “Quando meno te l’aspetti”?

Jean-Pierre Bacri: Siamo partiti dal classico finale delle favole: “E vissero tutti felici e contenti, ed ebbero molti bambini”. Ma vivere felicemente e avere molti bambini a noi pareva un po’ affrettato: c’è tutta una vita da affrontare. Nella realtà cosa succede una volta che hai incontrato la tua principessa o il tuo principe azzurro? Cosa succede dopo che il libro di favole viene chiuso? Volevamo creare delle variazioni sulla coppia, com’è o come diventa, e sull’amore in generale.

Agnès Jaoui: Jean-Pierre ed io lavoriamo sempre nello stesso modo: scegliamo un tema e cerchiamo di approfondirlo. Volevamo esplorare le questioni legate alle credenze comuni, a partire dalle favole. Ci siamo divertiti a giocherellare con tutti i tipi di fede o di credenze, dalle chiacchiere e le superstizioni, fino alle reminiscenze delle favole che restano impresse nelle persone, anche inconsapevolmente. E’ come se non riuscissimo a fare a meno di credere in qualcosa così volevamo affrontare il bisogno e l’assurdità di farlo. E in fondo l’amore è la cosa in cui la gente crede di più. E’ una favola che può essere vissuta nel quotidiano praticamente da tutti. Allora abbiamo immaginato dei personaggi che avessero aspetti presi in prestito dalle favole. La prima storia che ci è venuta in mente è stata quella di Sandro e Laura – anche se nella nostra versione Cenerentola è un uomo. E gli altri personaggi sono emersi via via da lì.

J.-P. B.: Ma senza decidere razionalmente che un certo personaggio viene fuori da una favola precisa e un altro no. La cosa è più complessa e più casuale. Eravamo interessati ai personaggi delle favole che sembravano emergere dal mondo reale: il re ultrapossessivo poteva essere un padre e un capitano d’industria il cui regno è minacciato
dalle oscillazioni del sistema capitalistico; la strega poteva essere una donna che non
accetta di invecchiare, e così via.

Ma voi siete credenti o superstiziosi?

A. J.: No, fondamentalmente siamo molto razionali, ma io a volte sono superstiziosa, anche se so che è una cosa ridicola.

J.-P. B.: Estremamente razionale. Ma il dubbio e la superstizione sanno insinuarsi in ogni cosa. La storia della veggente è capitata a me. E’ talmente ridicola che posso raccontarla. Quando avevo 14 o 15 anni un tipo – non un veggente, solo un tipo un po’ strano – si è offerto di farmi il quadro astrale. Io ho risposto che andava bene. Lui mi ha confessato di conoscere perfino la data della mia morte. Subito ho pensato che fosse una sciocchezza, anche se avevo solo 15 anni, ma mi è rimasto impresso lo stesso.

A. J.: Per favore non dire quella data che mi fai innervosire di nuovo!

Ci sono altri elementi personali nel film?

A. J.: Certo. Osserviamo sempre quelli che ci circondano; la nostra famiglia, i nostri amici.

J.-P. B.: I nostri genitori, fratelli e sorelle, i vicini. E’ un argomento di cui ci piace sempre discutere. Ne siamo entrambi affascinati. “Sai cosa ha detto questo o cos’ha detto quell’altro?” ecc. Piccoli aneddoti che sono quasi dei film.

E queste persone si riconoscono nel film?

A.J & J.P.B: Mai.

A. J.: Io comunque ho avvisato la mia amica che ha in parte ispirato il personaggio interpretato da me. E per quanto riguarda la scena in cui Jean-Pierre non vuole dare la buonanotte ai bambini, è una cosa che abbiamo vissuto noi.

J.-P. B.: Sì, pensavo fosse una forzatura questo cliché che prevede che si debba dare il bacio della buonanotte ai figli perché è così che fanno nelle serie TV più idiote. Una specie di rituale arbitrario. Sono portato a rifiutare certi rituali, non so bene perché. Quando il mio personaggio dice: “Il paradiso non esiste”, penso che stia trasmettendo un sano principio educativo. Sono favorevole ad un po’ di ateismo.

A. J.: Certo, puoi dire ai tuoi figli che la vita è ingiusta, e poi dir loro anche che papà sta per morire, se è quello che sta succedendo davvero. Beh, puoi, ma questo pone anche la questione di cosa vuoi trasmettere loro. Credo che si possa dire la verità, a condizione di riuscire anche a rassicurarli un po’. E questo vale non solo per i bambini, anche gli adulti hanno bisogno di essere rassicurati. Basta pensare ai film hollywoodiani e al loro immancabile happy ending.

E’ la prima volta che dirigi dei bambini.

A. J.: In passato, quando li osservavamo solo da lontano, non riuscivamo a scrivere sui bambini. Non ci sentivamo né particolarmente coinvolti, né in grado di farlo. Ma siamo cresciuti, abbiamo avuto figli e abbiamo frequentato bambini, per cui qualcosa di loro doveva entrare a far parte dei nostri film; la cosa ci sembrava logica. Volevamo anche parlare delle mancanze dei genitori, in particolare attraverso il personaggio di Pierre.

Si potrebbe dire che il mondo di oggi, con le sue crescenti ineguaglianze, si rivolge alle favole in quanto bugie consolatorie?

A. J.: Sì, si potrebbe dire. Gli spot televisivi, le trasmissioni e le riviste che parlano dei divi, raccontano tutti delle favole. Cercano di farci credere che la vita delle persone ricche sia come una favola e poi ci sono le lotterie che in un attimo possono farti diventare milionario, e tutti quei programmi in cui, al tocco di una bacchetta magica, le persone e i loro appartamenti si trasformano e diventano belli, o in cui una perfetta nullità può diventare una persona ricca e famosa.
E poi le favole descrivono le paure degli adulti, e viviamo in un’epoca particolarmente
esposta alle ansie e al senso di colpa, in cui dovunque ti volti vedi recessione e senti
parlare della fine del mondo. Ogni volta che accendi la TV o la radio, senti parlare del
crollo delle borse, del collasso del pianeta, e la cosa peggiore è che è tutta colpa tua. Il risultato è che adesso la gente crede nelle cose più assurde. Devi pur attaccarti a
qualcosa quando pensi che potresti morire da un momento all’altro.

Il principe azzurro rappresenta un altro mito che resiste al tempo?

A.J.: Sì. Gli schemi presenti nelle favole hanno anche un effetto profondo sulle relazioni d’amore . Io ad esempio, ad un livello inconscio molto profondo, aspettavo il mio principe azzurro. Con questo film ho voluto dire alle ragazzine, o forse alla ragazzina che ero io un tempo: “Non statevene lì ad aspettare il principe azzurro, esistono altri punti di riferimento, altri modi per essere felici”. Tutto quello che ci è stato inculcato sulla fedeltà, sul divorzio come fallimento, è sbagliato. Non esiste un solo modo di amare, ce ne sono migliaia.

J.P.B.: E le cose non sono migliori per il baldo cavaliere. Ciascuno ha la sua croce.

A.J.: Ma in generale per un ragazzo è un po’ diverso. Se ne sta lì a fumare sigarette con gli amici. Certo, si annoia un po’. Ma è libero, se ne va in giro, viaggia, mentre la povera principessa se ne sta lì passiva. E’ lui ad avere il potere, ed è lui che arriva alla fine sul suo bel cavallo bianco per baciare la ragazza.

J.P.B.: E’ vero, è la storia di Penelope che aspetta Ulisse.

A.J.: E’ davvero il sogno di tutte le ragazzine quello di trovare il principe azzurro e avere bambini, o non è piuttosto un sogno inculcato a forza in anni di educazione a pensarla così? Non è facile liberarsi dei falsi sogni, specialmente quando agiscono in modo subdolo, come se l’inconscio collettivo fosse sempre in agguato.
Come avete affrontato la scrittura della sceneggiatura?

A.J.: Una fonte di ispirazione per “Quando meno te l’aspetti” è stato “Into the Woods” di Stephen Sondheim, un compositore amato da Resnais che mi ha fatto conoscere le sue opere. Si tratta di un musical meraviglioso, in cui diversi personaggi delle favole si incontrano in un bosco.

J.P.B.: Il contributo che ciascuno di noi ha dato è difficile da individuare. Quando abbiamo iniziato a lavorare insieme, Agnès era più presa dalla struttura e io mi sono occupato più dei dialoghi.

A. J.: Jean-Pierre è particolarmente bravo con i dialoghi.

Agnès, pensi che il tuo modo di dirigere si sia evoluto?

A.J.: Sì. Dalla preparazione del film al mix, ho provato un senso di libertà e di creatività come mai prima. Da quando faccio la regista ho imparato che si possono dire un sacco di cose senza usare le parole. Così mi sono divertita con un sacco di sequenze incentrate principalmente sulla musica, come la scena in cui Sandro incontra Laura. La musica occupa il posto che fino ad ora era stato solo delle parole. E il tema del film ha richiesto l’invenzione di una determinata forma, frutto di uno sforzo collettivo. Ogni giorno lo scenografo François Emmanuelli, il primo aiuto Mathieu Vaillant, la costumista Nathalie Raoul e il direttore della fotografia Lubomir Bakchev si presentavano con una nuova idea di cui discutevamo insieme. Cercavano tutti di capire cosa avessi in mente (e la cosa a volte valeva anche per me), per cui abbiamo realizzato questo film insieme.

Era la prima volta che lavoravi con Lubomir Bakchev. Come mai lo hai scelto?

A. J.: Conoscevo il lavoro che aveva fatto con Julie Delpy e Abdellatif Kechiche e così l’ho incontrato andando a fare un viaggio in Brasile. Lubomir è un tipo tranquillo e sicuro, non va mai nel panico, trova sempre una soluzione per far funzionare le cose, cosa questa particolarmente preziosa, visto che si trattava del primo film per il quale non avevo il budget che la sceneggiatura richiedeva. Abbiamo trasformato questo condizionamento economico in un plus di creatività, e sono stata costretta a immaginare modi diversi per realizzare alcune cose. Come è noto, Lubomir ha inventato un tipo di gru particolare per filmare Didier Sandre che guarda Laura che volteggia nell’aria. Inoltre la mia formazione cinematografica ha comportato la visione di diversi film russi proiettati al cinema Cosmos (che adesso si chiama Arlequin), dove andavo insieme a mio fratello. Ho amato la maggior parte di quei film, e siccome Lubomir viene dalla Bulgaria li conosce tutti. Così abbiamo alcuni punti di riferimento in comune.

“Quando meno te l’aspetti” trasmette la sensazione di un movimento fluido, che ci
culla e che ci accompagna dolcemente da un personaggio all’altro.

A.J: Effettivamente è stato usato molto lo zoom e ci sono molti movimenti di camera. Lubomir è un maestro della camera a mano. Per i miei film precedenti ho sempre diffidato degli effetti visivi forti, ma mi sono liberata di molti preconcetti. Da parte sua, Lubomir non ha per niente un approccio dogmatico. Mi sono divertita molto anche con il suono. Lo abbiamo amplificato per comunicare l’ansia di un personaggio, e abbiamo eliminato i rumori d’ambiente quando il lupo appare nella foresta in modo che si senta solo la sua voce, e così via.

Questo tipo di film forse richiede questo genere di sperimentazioni e di giocosità.

A.J.: Assolutamente. Mi sono sentita libera dai condizionamenti del realismo, in cui tutto deve combinarsi alla perfezione. E’ stato divertente giocare con questi archetipi cercando di mantenere una certa sobrietà. Volevo che ci fossero molti riferimenti alla favole, più o meno nascosti, perfino tra le comparse, le insegne dei bar e i nomi dei personaggi. Devono essercene un centinaio.

Hai avuto dei punti di riferimento particolari?

A.J.: Diciamo che abbiamo visto un certo numero di film contenenti l’elemento del fantastico o del meraviglioso. Oltre ai grandi classici come “Cenerentola”, “Pelle d’asino”, “La Bella e la Bestia”, ecc. Ma anche “Quando volano le cicogne” e alcuni film di Tarkovski.

Sei anche cambiata come attrice. Il tuo modo di recitare è più fluido, hai una
maggiore presenza emotiva.

A.J.: Grazie, mi fa piacere sentirlo. Forse lavorare come cantante mi ha aiutato a liberarmi di molte paure.

Perché i tuoi film sono sempre delle opere corali?

A.J.: All’inizio questo desiderio è nato dalla nostra esperienza in teatro, in cui non volevamo che nessun attore si annoiasse a morte per ore dietro le quinte prima di dire le sue battute. Così è entrato a far parte di noi. Adesso, quando scriviamo delle storie, non riusciamo a fare a meno di metterci un sacco di personaggi.

J.P.B.: Sì, è come nella vita. Non viviamo mica esclusivamente in coppia! E, soprattutto, amiamo gli attori, perciò vogliamo farne lavorare il maggior numero possibile. E ci piacciono gli attori di teatro, perché sanno cosa significhi lavorare duro.

A.J.: Mi piace anche vedere facce relativamente sconosciute al cinema. Penso che per la storia funzionino meglio. E se questo li aiuta a far crescere la loro popolarità, allora ci guadagniamo tutti.

Come hai scelto Agathe Bonitzer per la parte di Laura?

A.J.: L’avevo vista e apprezzata in “La belle personne” di Christophe Honoré, e poi in “Une bouteille à la mer” di Thierry Binisti, all’epoca in cui stavo facendo gli screen tests. Possiede una bellezza senza tempo, un’eleganza naturale. Volevo che Laura trasmettesse l’arroganza e la superiorità della sua classe sociale. In questo senso lei è anche una principessa. E poi, grazie alla sicurezza che le viene dall’essere giovane, è intollerante riguardo all’infedeltà o alle complessità dei rapporti di coppia e dell’amore. E per una ovvia ragione; non ne sa niente perché non li ha mai vissuti! Laura pensa di essere invulnerabile, proprio come Cappuccetto Rosso quando parte per addentrarsi nel bosco.

E per quanto riguarda la scelta di Arthur Dupont?

A.J.: Pensavo fosse perfetto in “Noi, Insieme, Adesso” di Christopher Thompson, ma all’inizio immaginavo Sandro più fragile e meno bello di lui. Fortunatamente Brigitte Moidon, la mia direttrice casting, mi ha incoraggiato a fargli un provino, e durante quel provino ha eliminato qualsiasi dubbio: era perfetto per la parte.

Che mi dici di Nina Meurisse e Clément Roussier?

A.J.: Jean-Pierre mi aveva suggerito Nina Meurisse molto tempo prima che iniziassi il casting. L’avevamo vista in “Complices” di Frédéric Mermoud. Era fantastica e il provino lo ha confermato.

J.P.B.: E’ un’attrice in grado di recitare con grande semplicità. Ha una grande presenza scenica.

A.J.: E per quanto riguarda Clément Roussier, non l’avevo mai visto recitare. E’ un’idea che è venuta fuori proprio dal casting. Adoro la sua voce e le sue maniere anticonformiste. Mi sono resa conto solo dopo che tutti questi giovani attori svolgono altre attività oltre a quella di recitare, che sia la musica o lo studio. Sono tutte persone molto impegnate.

E hai scelto Didier Sandre per interpretare il padre di Laura.

A.J.: Non avrei potuto immaginare nessun altro al suo posto. Per me lui incarna la classe e il portamento regale di Jean Marais in “Pelle d’asino” e in “La bella e la bestia”. Avevo recitato con lui in un dramma di Checov 20 anni fa a Nanterre, ma da allora non avevamo più avuto occasione di incontrarci. Sono rimasta sempre legata a quegli attori che ho conosciuto quando ero una giovane attrice e dai quali ho tratto ispirazione. Lo stesso vale per Dominique Valadié. Lei appartiene ad un universo particolare. E’ buffa ma allo stesso tempo perfetta. Viene dalla stessa scuola di Anne Alvaro o Christine Murillo. Riesce a far suo qualsiasi testo e a renderlo vivo.

J.P.B.: E’ una di quelle attrici per le quali ci siamo sempre ripromessi di scrivere qualcosa.

A.J.: Per quanto riguarda Valérie Crouzet, l’avevo vista in una produzione shakespeariana di Dan Jemmett. Mi piace la sua naturalezza. Ai provini è stata incredibile. Ha subito compreso tutto il testo, e il sottotesto, senza che le fosse stato detto niente.

J.P.B.: Abbiamo fatto solo due ciak. Lei pensava di aver fallito. Ma in effetti erano bastati due ciak perché lei era perfetta. Non cade nello stereotipo della donna sottomessa che aspetta tutta sola con i figli l’arrivo di un nuovo marito e di un nuovo padre.

A.J.: E riguardo a Laurent Poitrenaux, che ha la parte del mio ex, mi piace il suo fascino particolare e il suo bizzarro senso dell’umorismo.

J.P.B.: Sì, è un tipo davvero fuori dall’ordinario. Come del resto tutti gli attori di questo film.

E cosa mi dite di Benjamin Biolay nei panni di un lupo della nostra epoca?

A.J.: Per me non c’è nessuno più somigliante ad un lupo di lui. Abbiamo lavorato insieme in “L’Art de la Fugue” di Brice Cauvin, ed è lì che ho scoperto le sue capacità di attore e il suo inquietante potere seduttivo. Osa addirittura aggiungere un tocco di garbo femminile, e contemporaneamente ha l’aria sicura di chi sa che cadrai nella sua trappola. Ha un modo di guardarti dritto negli occhi da vero predatore.

C’è anche la matrigna cattiva, interpretata da Béatrice Rosen, che ad un certo punto invecchia tutto d’un colpo.

A.J.: E’ il risultato di un lavoro al trucco molto complicato realizzato dallo straordinario make-up artist Pierre-Olivier Persin. E’ stato difficile perché in alcune sequenze volevo che questa maschera che la invecchia fosse appena visibile, mentre in altre volevo che dimostrasse la sua vera età. Le donne che si sono sottoposte a trattamenti estetici mi fanno questo effetto. Da un lato sembrano più giovani, e dall’altro ti respingono perché hanno qualcosa di inquietante. Ho anche chiesto a Béatrice di essere sempre molto rigida e trattenuta, come se si fosse appena fatta un’operazione e le facesse ancora un po’ male, con la sensazione che la pelle possa staccarsi e aprirsi di nuovo da un momento all’altro.

E per la musica?

A.J.: E’ stata scritta da Fernando Fiszbein, un compositore che conosco bene perché è anche il direttore musicale del mio gruppo, Le Quintet Oficial. Non volevo prendermi gioco della musica contemporanea, ma volevo che lo spettatore capisse che è una musica fastidiosa per Laura. I miei punti di riferimento sono stati “Cenerentola” – le musiche dei primi film della Disney erano incredibilmente belle e ricche – e, come sempre, Stephen Sondheim. A parte “Il Etait un Roi de Thulé” di Gounod nei titoli di testa, Gluck che canto con Canto Allegre, Gil Scott-Heron e Purcell sulla passeggiata degli innamorati alla fine, tutto il resto è stato composto da Fernando, compresa la musica nel nightclub. Pensavo fosse interessante restare per quanto possibile legata al suo tipico stile senza tempo. E’ stato interessante lavorare con lui. Alla fine del film l’epilogo non è quello di una favola tradizionale, ma piuttosto: «E vissero tutti felici e contenti, sbandando spesso…»

J.P.B.: Sì, la vita non è come una favola, ma non importa! L’idealismo si avvicina troppo al populismo. Siamo tutti sullo stesso piano perché in effetti nessuno può evitare che nella vita accadano anche cose brutte e fare in modo che tutto fili sempre liscio. Credere nelle favole è un modo per non credere nella politica. Il progresso consiste nel fare piccoli passi, nel realizzare piccoli miracoli.

Intervista agli attori sui personaggi ‘da favola’

AGNÈS JAOUI interpreta Marianne, la fatina buona, la madrina, la nonna.

Qual è la tua favola preferita?
Pelle d’asino, sia per il film di Jacques Demy, sia perché mi sento molto toccata dal
complesso di Edipo.

Che personaggio delle favole sei in “Quando meno te l’aspetti”?
All’inizio il mio riferimento era Lila, la fatina di Pelle d’asino, per la ragione che ti ho detto. Inoltre Marianne vive in una strada che si chiama Villa des Lilas. Alla fine divento, volta a volta, una fata, una madrina e una nonna.

JEAN-PIERRE BACRI interpreta Pierre, l’anti-Geppetto.

Qual è la tua favola preferita?
J.P.B.: Hai qualcosa da suggerirmi, Agnès?
A.J.: Questo basta a dimostrare che i ragazzi sono meno interessati alle favole delle ragazze.
J.P.B.: Veramente mi piacciono molto. Dai, dinne una per me, Agnès.
A.J.: No, te l’ho detto. Non mi sorprende che non te ne venga in mente neanche una.
J.P.B.: In effetti non mi piacciono le favole raccontate in modo ortodosso. OK, direi Cappuccetto Rosso, perché apprezzo il cinismo del lupo.
A.J.: Al posto tuo direi I vestiti nuovi dell’imperatore. Perché è una parabola sul servilismo.
J.P.B.: Sì, è vero: I vestiti nuovi dell’imperatore.

Che personaggio delle favole sei in “Quando meno te l’aspetti”?
Pierre non corrisponde a nessun personaggio delle favole, sebbene nelle favole ci siano
anche personaggi che non sono solo fate, principi o principesse, ma semplicemente
mugnai o ciabattini. In effetti Pierre è un anti-Geppetto, anche se alla fine si rivela una specie di Geppetto a modo suo.

AGATHE BONITZER interpreta Laura, Cappuccetto Rosso e La bella addormentata.

Qual è la tua favola preferita?
Ne ho due: una allegra e una triste. Quella allegra è Riccioli d’oro e i tre orsi, per le
illustrazioni della raccolta di Père Castor che avevo da bambina. E anche per la
dimensione tattile e sensoriale della favola: Riccioli d’oro prova le sedie, assaggia la 16colazione, tocca i letti, e così via. Quella bambina dai riccioli biondi ha rappresentato un mito per me, che invece avevo capelli rossi e corti.
Quella triste è La piccola fiammiferaia. E’ una storia orribile. La lunga agonia di quella
ragazzina mi terrorizzava e mi affascinava allo stesso tempo. Mi pare ancora di vederla,
livida per il freddo, poi come un angelo luminoso quando arriva la morte. Il suo destino mi sconvolgeva, ma allo stesso tempo ero invidiosa del suo coraggio e della sua capacità di sopportazione.
Che personaggio delle favole sei in “Quando meno te l’aspetti”?
A tratti tendo verso La Bella Addormentata o il principe di Cenerentola, ma in effetti sono Cappuccetto Rosso. A partire dalla sceneggiatura, non si sono mai stati dubbi su questo. Ma quando mi sono vista tutta vestita di rosso, è stato davvero impressionante. Prima di diventare una persona disincantata, Laura ha un’idea estremamente romantica dell’amore. Normalmente interpreto personaggi più maliziosi e ironici, così per me è stata una novità quella di impersonare l’ingenuità e un certo tipo di femminilità, con tutto quello che implica in termini di sensualità – più o meno consapevole – e con l’immagine di una “fanciulla in fiore”.

ARTHUR DUPONT interpreta Sandro, Cenerentola e il principe.

Qual è la tua favola preferita?
Da bambino, a parte la casa di marzapane di Hansel e Gretel che mi ha sempre colpito,
non ero particolarmente affascinato dal mondo delle favole. Ma alcuni anni fa un’amica mi
ha detto che avrei fatto bene a leggere Il cavaliere nell’armatura arrugginita di Robert
Fisher. Racconta la storia di un cavaliere che non si toglie mai l’armatura, neanche per
dormire, perché è sempre pronto ad entrare in azione. E il giorno in cui decide finalmente
di togliersela, si è tutta arrugginita. Riesce solo a disfarsene un pezzo per volta, con molti tentativi. Il libro mi ricorda Il Piccolo principe, nel senso che ci riporta alle questioni fondamentali: la vita, l’amore e la morte. Ultimamente sono diventato più consapevole dell’armatura che porto, anche se non sono ancora riuscito a togliermela completamente. Non è facile esprimere l’impatto reale che ha avuto sulla mia vita quest’armatura simbolica.
Che personaggio delle favole sei in “Quando meno te l’aspetti”?
Prima di tutto sono Cenerentola perché perdo una scarpa al ballo mentre rintocca la
mezzanotte. E il suono del nome del mio personaggio ricorda quello di Cenerentola. Ma 17
ammetto di non aver mai notato questa somiglianza fonetica nella sceneggiatura. Per
rendermene conto ho dovuto aspettare di sentirmi chiamare durante le riprese.
Rappresento anche il principe idealizzato da Laura, anche se in realtà il mio personaggio è molto diverso dal classico principe azzurro. Sandro non è un duro, è piuttosto timido e
femminile. E soprattutto non esce fuori dal guscio con Laura, ma con una ragazza
apparentemente ordinaria che gli è stata accanto tutto il tempo senza che lui la notasse. In “Quando meno te l’aspetti” il lupo non è un nemico del principe, è invece un saggio: è
grazie a lui che Sandro si libera dell’illusione che Laura sia una principessa.

DIDIER SANDRE interpreta Guillaume Casseul, il re.

Qual è la tua favola preferita?
Ovviamente si tratta di un ricordo della mia infanzia: La capra del signor Seguin di
Alphonse Daudet. La ascoltavo raccontata da Fernandel. Quella capretta legata al paletto,
affezionata al signor Seguin, ma desiderosa di sciogliere la sua corda e correre sulle
montagne per scoprire il mondo. La ammiravo, comprendevo il suo desiderio di libertà, ma
anche il tormento all’idea della disobbedienza e di lasciare l’uomo che si prendeva
amorevolmente cura di lei. Contiene senz’altro l’eco del desiderio di affrancarsi dall’autorità dei genitori e dagli schemi familiari. Piangevo sempre quando la capretta banca moriva dopo aver combattuto per tutta la notte contro il lupo, ed ero infastidito dalla morale della storia. Mi ci è voluto molto tempo per capire che la lotta per la propria libertà non finisce sempre necessariamente in modo così tragico. Come la capretta, ho spezzato le corde che mi tenevano legato, ma il lupo non mi ha divorato – mi ha dato solo qualche morsetto, ma io ho imparato molto!
Che personaggio delle favole sei in “Quando meno te l’aspetti”?
Il re. Ma la prima volta che ho letto la sceneggiatura non l’avevo capito, visto che l’avevo letta considerandola su un piano molto realistico, visto il tono abituale dei film di Agnès Jaoui. Per me Casseul era solo un padre e un marito molto borghese e tradizionale. Non avevo capito il rapporto con la moglie che si sottopone continuamente ad interventi di chirurgia estetica. E’ anche il losco manager di una società, insomma è tutto quello che odio nella vita. Ma Agnès mi ha detto: “No, tu sarai il re, come Jean Marais in Pelle d’asino”. Ha insistito affinché accettassi il ruolo, con la tenacia che la contraddistingue. Durante le prove, vedendo i costumi e le scene, ho capito meglio l’atmosfera del film, la sua dimensione “meravigliosa” e allegorica. Casseul è come qualsiasi padre con la propria figlia: stupidamente non vuole che cresca e che si innamori, o che venga amata da un 18altro uomo. Ma sua figlia finirà col crescere e cambiare anche il modo di vedere suo padre. Alla fine del film lui si dimostra innocente, ma i suoi giorni sono contati lo stesso: presto sua figlia smetterà di vederlo come un re.

DOMINIQUE VALADIÉ interpreta Jacqueline, la brava madre e la ragazza abbandonata

Qual è la tua favola preferita?
Hansel e Gretel dei fratelli Grimm e Pollicino di Perrault, che sono variazioni dello stesso tema: bambini abbandonati che lottano contro l’ingiustizia e cambiano il loro destino. Questi bambini sono invincibili, e questo è ciò che rende meravigliose queste favole. In Hansel e Gretel adoro la fantasia dei Grimm. La casetta di marzapane è un sogno
fantastico per qualsiasi bambino. La favola di Perrault è più complessa e Pollicino finisce col diventare addirittura l’eroe che salva il suo Paese. Mi piace l’idea di questo bambino, maltrattato dalla sua famiglia, che diventa l loro salvatore.
Ho anche un ricordo molto netto di Cappuccetto Rosso perché me la raccontava mio
padre. Faceva benissimo le voci, specialmente quella del lupo travestito da nonna. Era
allo stesso tempo spaventoso e delizioso. E finiva la storia mordendomi un orecchio!
Che personaggio delle favole sei in “Quando meno te l’aspetti”?
Jacqueline è una madre affettuosa, come quella di Pollicino. Si fida di suo figlio Sandro, è buona, comprensiva e intelligente nei rapporti con le persone. La sua vita non è
particolarmente brillante, e il suo lavoro non è molto interessante, ma non prova amarezza
per questo perché ha senso dell’umorismo e vede la poesia delle cose. Suo figlio, come
Pollicino, potrebbe essere la persona in grado di spalancare per lei le porte di un mondo
più bello, se avesse successo con la musica.
Direi che è il legame con il figlio a dare al personaggio di Jacqueline un certo grado di
realismo. Va ad un ricevimento di gente ricca come va ad un concerto per ascoltare suo
figlio: persa in mezzo agli altri, vivendo un’esperienza diversa. Si rifugia nell’irrealtà di mondi sconosciuti, e il passare del tempo non la scalfisce.

LAURENT POITRENAUX interpreta Eric, il neo-principe.

Qual è la tua favola preferita?
Il brutto anatroccolo perché affronta la questione della diversità, della paura dell’altro, dell’ostracismo e dell’emarginazione. Quando sei un bambino è abbastanza sconcertante pensare che quello che ti differenzia dagli altri può diventare il tuo punto di forza e che devi avere fiducia in te stesso. Come ha detto René Char: “Fai la tua fortuna, afferra la felicità, e affronta i tuoi rischi. Vedendo ciò che sei, finiranno con l’abituarsi”. Mi identifico completamente in questa massima. Da attore molte cose considerate strane rappresentano un vantaggio se riesci ad imporle e a farle diventare dei punti di forza.
Quale personaggio delle favole sei in “Quando meno te l’aspetti”?
Sono un principe single con un figlio; un neo-principe, un principe moderno a cui
piacerebbe molto tornare ad essere la sua precedente versione e riconquistare la sua
principessa. Da parte sua, Marianne non vuole tornare indietro, ma ritiene possibile
restare fedele al loro rapporto. Dei due Eric è il più sentimentale. Inoltre ho lo stesso nome del principe della Sirenetta. Questo significherà pure qualcosa.

CLÉMENT ROUSSIER interpreta Julien, l’amico del principe.

Qual è la tua favola preferita?
Enrichetto dal ciuffo, la storia di un ragazzino bruttissimo ma intelligente. Si innamora di una ragazza bellissima ma stupida, e riesce a farla innamorare di lui. Così lui diventa bello e trasmette a lei la sua intelligenza. Da bambino mi piaceva Enrichetto per il nome. Il fatto che fosse brutto ma intelligente, e in particolare la forma allungata della sua testa, hanno senz’altro contribuito a farmi identificare con lui. Contrariamente a quanto suggerisce il suo nome e a come viene mostrato nella maggior parte delle illustrazioni, Enrichetto non è solo un altro Tintin con il suo piccolo ciuffo. La sua testa è deformata davvero. E’ quello che i dottori chiamerebbero un idrocefalo, ed è esattamente il ricordo che ho dal mio libro per bambini: un disegno della sua grossa testa. Diversi anni dopo, mia madre – che è medico – mi ha detto che uno dei suoi professori usava il personaggio di Enrichetto dal ciuffo per illustrare il caso clinico dell’idrocefalia.
Che personaggio delle favole sei in “Quando meno te l’aspetti”?
Penso che da bambini si sia inizialmente colpiti dall’eroe delle favole. Per quanto riguarda Julien, è più un personaggio secondario, perciò è difficile accostarlo ad una figura precisa. Ma se dovessi inserirlo in una categoria, direi che è l’amico fidato del principe, e agisce sullo sfondo. E’ quello che riesce a capire Sandro, che lo perdona, e che gli resta accanto qualsiasi cosa accada. In breve, un vero amico.

BÉATRICE ROSEN interpreta Fanfan, la matrigna di Biancaneve.20

Qual è la tua favola preferita?
La bella addormentata, per ragioni molto personali. Mio padre era assente, la mia
matrigna non era un tipo facile, e tre figure femminili hanno contato per me come le tre
fatine della storia: mia madre, mia nonna e mia zia. Il drago che il principe deve uccidere simboleggia le paure che tutti dobbiamo affrontare e, secondo me, il sonnellino della Bella addormentata simboleggia una specie di rifiuto durante il quale proietta le sue nevrosi sul principe. Per me lei non viene salvata dal principe. Lui è solo una proiezione del lato maschile della Bella addormentata. Come ha detto Brigitte Bardot: “Sono io l’uomo della mia vita”. Come un attore che interpreta un ruolo, la Bella addormentata opera un transfert delle sue paure per ritrovare se stessa.
Che personaggio delle favole sei in “Quando meno te l’aspetti”?
Il mio personaggio è palese; sono la matrigna di Biancaneve, una strega ossessionata
dalla bellezza e dall’eterna giovinezza. Solo che, a differenza che nelle favole tradizionali, non cerco di ottenere queste cose bevendo sangue o divorando il cuore delle fanciulle, ma ricorrendo alla chirurgia estetica.

VALÉRIE CROUZET interpreta Eléonore.

Qual è la tua favola preferita?
La Sirenetta. Ricordo ancora il libro che avevo da bambina, con la copertina viola e nera,
in uno stile molto anni ’70. La Sirenetta aveva una lunga chioma marrone, ed era adagiata
su un fianco. La storia era molto crudele, soprattutto il passaggio in cui diventa una donna e prova terribili sofferenze, paragonate all’agonia di camminare su lame di rasoio o su cocci di vetro. Anche il momento in cui, essendo diventata muta, non può esprimere al
principe il suo amore. Mi ricordo anche il modo in cui lei vedeva gli umani. Era affascinata dal semplice fatto che potessero passeggiare sulla spiaggia, mentre gli umani sono colpiti dalla bellezza della Sirenetta.
Direi che anche il personaggio del lupo ha lasciato una traccia profonda in me, perché mio
padre aveva dipinto i muri della nostra cantina di bianco e ci aveva disegnato un lupo con
un enorme muso spalancato. La mia famiglia è originaria di Cévennes, la regione della
mitica Bestia di Gévaudan. Quel disegno era spaventoso, ma era anche un modo per
riderci su, per esorcizzare la paura del lupo.
Che personaggio delle favole sei in “Quando meno te l’aspetti”?
A differenza degli altri personaggi, pensavo che il mio appartenesse interamente al mondo
reale. Eléonore vive sola con i suoi figli e ha una relazione con un uomo gentile ma molto
solitario. Ma un giorno Agnès mi ha detto: “Tu sei la moglie che Geppetto avrebbe potuto
avere”. Effettivamente una moglie come Eléonore sarebbe stata perfetta per Geppetto:
una donna che ha già dei bambini e che avrebbe potuto confortarlo, portando un po’ di
tenerezza nella sua solitudine. In un certo senso, Eléonore evoca anche la made di
Pollicino, perché è un personaggio umano che si sforza di mantenere il controllo dei suoi
bambini e della sua vita.

NINA MEURISSE interpreta Clémence, una specie di Cappuccetto Rosso.

Qual è la tua favola preferita?
Les Contes de Humahuaca, scritti e letti da Bernard Giraudeau. Li ascoltavo da bambina
durante i lunghi viaggi in automobile. Li ho ascoltati centinaia di volte. Quelle storie ti portano ai quattro angoli della Terra, e trattano temi familiari come la condivisione e il coraggio, ma con tanta poesia. Ricordo in particolare L’asino e la rana, per il quale
Giraudeau faceva delle voci molto divertenti.
Che personaggio delle favole sei in “Quando meno te l’aspetti”?
Non saprei individuare un personaggio preciso, ma durante i provini mi ricordo che Agnès
insisteva che il mio cappotto dovesse avere un cappuccio, e l’addetta ai costumi le ha
risposto: “Sì, come Cappuccetto Rosso”. Clémence ha qualcosa di Cappuccetto Rosso,
solo che il lupo di cui segue le tracce alla fine si rivela buono. Non si innamora di un
mascalzone. E’ più romantica e sentimentale del personaggio della favola – è un tipo da
colpo di fulmine. E’ anche più lucida. All’inizio ovviamente Clémence sta dietro a Sandro
senza accorgersi che lui è innamorato di un’altra. Ma non va fuori pista, perché è anche un tipo molto solitario che non perde il senso di sé mentre è innamorata di lui. Ha i piedi ben piantati a terra, è ancorata al suo lavoro di musicista. Sarebbe comunque andata avanti anche se Sandro non fosse tornato da lei. Inoltre, la scena nella quale Julien le fa delle avances è ambigua; senti che lei avrebbe potuto anche lasciarsi andare. Clémence è una donna che va per la sua strada, pur rimanendo aperta alle possibilità che la via offre.

BENJAMIN BIOLAY interpreta Maxime, il lupo.

Qual è la tua favola preferita?
Raperonzolo. Mi piace la sua morale.
Che personaggio delle favole sei in “Quando meno te l’aspetti”?
Il grosso lupo cattivo