Saw VI – di Kevin Greutert: recensione in anteprima

Saw VI (Saw VI, Canada / USA / Gran Bretagna / Australia, 2009) di Kevin Greutert; con Tobin Bell, Costas Mandylor, Betsy Russell, Mark Rolston, Peter Outerbridge, Shawnee Smith, Samantha Lemole, Caroline Cave, George Newbern, Darius McCrary. Non leggete se non avete visto i precedenti capitoli. L’erede di Jigsaw è ormai il detective Hoffman, che

Saw VI (Saw VI, Canada / USA / Gran Bretagna / Australia, 2009) di Kevin Greutert; con Tobin Bell, Costas Mandylor, Betsy Russell, Mark Rolston, Peter Outerbridge, Shawnee Smith, Samantha Lemole, Caroline Cave, George Newbern, Darius McCrary.

Non leggete se non avete visto i precedenti capitoli.

L’erede di Jigsaw è ormai il detective Hoffman, che ha eliminato dalla piazza l’agente Strahm nel precedente episodio. Ma l’FBI gli sta alle calcagna, visto che sta iniziando a capire quello che c’è dietro al piano di Jigsaw e a tutti gli ultimi omicidi. Hoffman sta per mettere in atto l’ultimo piano del suo “maestro”: i nodi iniziano tutti ad essere rivelati. Intanto William è costretto ad un calvario di torture, e l’agente Perez è ancora miracolosamente viva e cerca Hoffman…

Che la saga di Saw sia la più fortunata nel panorama dell’horror contemporaneo non ci piove. Saw è l’erede di tutte le saghe che funzionavano negli anni ’80 e che nessuno è mai riuscito a riproporre in seguito. Per come ha saputo reinventarsi, almeno all’inizio, c’è chi l’ha (anche giustamente) paragonata a Nightmare, grazie alla capacità di certi episodi di offrire nuovi stimoli e nuovi personaggi all’appassionato.

Ma come tutte le saghe fortunate il meccanismo ad un certo punto inizia a mostrare non solo la corda, ma anche l’inconsistenza di fondo. E se Nightmare è riuscito anche con il suo quinto capitolo a dare una lettura gotica e fumettistica non priva di interesse al suo immaginario, Saw non è invece riuscito a fare a meno di essere influenzato dal modello della serialità televisiva americana, riducendo il tutto al grado zero dello script: che in Saw V risultava meccanico, ripetitivo, senza inventiva (salvo un paio di torture azzeccate: ma anche l’emoglobina non era tanta).

Ed è un vero paradosso, se pensiamo a quanto intricata possa essere la vicenda che unisce tutti i capitoli della saga. Se Saw III rimescolava le carte della prima trilogia con sapienza e una lucidità a suo modo anche sorprendente, e con Saw IV il tutto sembrava invece volto a stupire con un colpo di scena come sempre ad effetto (particolarmente riuscito, comunque), con Saw V e sopratutto Saw VI gli sceneggiatori hanno urgenza di chiudere il tutto facendo venire altre decine di verità a galla, richiamando in causa l’attenzione dello spettatore che dovrà fare uso di ottima memoria per ricordarsi trame e dettagli degli episodi precedenti. Proprio come un telefilm.

Il gioco può anche avere il suo “fascino”, e se lo spettatore è tanto appassionato e ha una buona memoria potrà anche uscire soddisfatto dalla sala: viene svelato che cosa ci sia scritto nella lettera del terzo episodio, torna in causa Amanda, si rivela la verità sulla moglie di Jigsaw e altro ancora. Per tutti gli altri c’è solo da avere un po’ di pelo sullo stomaco per affrontare alcuni sadici passaggi, inaugurati dalla cattivissima trappola che apre il film, con la tortura della bilancia, passando anche per una “giostra mortale”.

Globalmente il sesto capitolo è piaciuto più di Saw V, ed è anche vero come abbiamo già detto che questo episodio segna una precisa volontà da parte degli sceneggiatori di iniziare a chiudere definitivamente le fila del discorso che sta dietro al piano generale dell’enigmista. Ma ormai la sensazione che questo piano diabolico sia stato ampliato a piacimento a partire da metà saga, mentre prima l’effetto delle verità svelate aveva ancora un suo senso, è forte e non riesce più ad appassionare come un tempo.

Voto Gabriele: 5
Voto Federico: 5

Dal 01 giugno al cinema. Qui il trailer italiano.

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