Diamond 13 – Recensione in anteprima

Diamond 13 (Diamant 13, azione, Francia-Belgio 2009) Regia di Gilles Béhat, con Gérard Depardieu, Olivier Marchal, Asia Argento, Anne Coesens, Aïssa Maïga, Catherine Marchal, Erick Deshors, Frédéric Frenay, Jean-François Wolff, Patrick Hastert, Aurélien Recoing, Gérald Marti, Sacha Kremer, Frédéric Lubansu, Marc Zinga. Mat è un poliziotto della 13ma divisione della squadra notturna della polizia criminale,

di simona

Diamond 13 (Diamant 13, azione, Francia-Belgio 2009) Regia di Gilles Béhat, con Gérard Depardieu, Olivier Marchal, Asia Argento, Anne Coesens, Aïssa Maïga, Catherine Marchal, Erick Deshors, Frédéric Frenay, Jean-François Wolff, Patrick Hastert, Aurélien Recoing, Gérald Marti, Sacha Kremer, Frédéric Lubansu, Marc Zinga.

Mat è un poliziotto della 13ma divisione della squadra notturna della polizia criminale, allo stesso tempo corrotto ed incorruttibile. Un uomo solitario attirato dagli abissi e ossessionato dai suoi demoni – fra cui l’alcol – che ha perso ormai da tempo l’illusione di poter condurre un’altra vita. Un giorno riceve una chiamata dal vecchio amico Frank, della squadra antidroga, che gli propone un piano per riciclare dei soldi sporchi. Mat scopre così che il suo più caro amico è stato coinvolto in un enorme traffico di stupefacenti. Metterà a rischio la propria carriera e la propria vita per tentare di salvare l’amico; cercando di neutralizzare la più potente organizzazione criminale di Parigi.

Basato sul romanzo L’etage des morts (da noi Dead end Blues – spiegatemi perchè in Italia si debbano tradurre in inglese i titoli francesi!) di Hughes Pagan, adattato per lo schermo dallo stesso autore insieme a Gilles Béat e Olivier Marchal (che è anche produttore oltre che interprete della pellicola), Diamond 13 – presentato allo scorso Noir in Festival di Courmayeur – è un poliziesco deludente, di mediocre fattura e taglio televisivo. Peccato. Da Marchal, già sceneggiatore, regista ed interprete, nel 2004, di 36 Quai des Orfèvres, ci si sarebbe aspettati di più e di meglio, nonostante in questo caso non sia lui a firmare la regia della pellicola.




Pensate a tutti gli stereotipi ed i clichè tipici di un film noir di provenienza nord-europea. Ci siete? Locali fumosi, poliziotti corrotti, moderata violenza, rifiuti sociali, ambientazioni notturne, pioggia, periferie degradate, l’immancabile femme fatale…ecco, in Diamond 13 ci sono tutti. Girato tra Anversa e Bruxelles, Ostenda, in Belgio, e il Lussenburgo, il film soffre di una regia fiacca, da fiction televisiva, priva di qualsiasi guizzo di originalità, pigra ed appesantita quanto il protagonista della vicenda. Gilles Béhat si rivela privo di inventiva e prende a piene mani dalla scuola cinematografica del polar (poliziesco di matrice francese) senza aggiungere nulla di suo, ottenendo come unico risultato quello di dare al proprio film un che di stantio e di già visto.

Nonostante il discreto cast attoriale (ma la Argento è fuori parte e davvero poco credibile – soprattutto nella versione originale, complice un pessimo doppiaggio francese), il pubblico non trova scampo dalla noia incombente. Sul pressbook si accenna ad ingenti tagli apportati alla sceneggiatura per sopperire alla esagerata lunghezza dell’opera: forse è questa la causa di qualche incongruenza nell’intreccio e di un finale un po’ troppo frettoloso. Qui vi attende il trailer francese, qui invece la fotogallery.

Nelle sale da venerdì 5 marzo.

Voto Simona: 4/5

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