Sunshine Cleaning – La recensione in anteprima

Sunshine Cleaning (Sunshine Cleaning) Regia di Christine Jeffs con Amy Adams, Emily Blunt, Alan Arkin, Jason Spevack. Una ricetta che funziona è basata sulla giusta mescolanza di differenti elementi, il segreto del suo successo sta anche nel saperli dosare al punto giusto. Prendendo gli stessi ingredienti e rimpastandoli risulta facile ottenere un risultato che apprezzabile

Sunshine Cleaning (Sunshine Cleaning) Regia di Christine Jeffs con Amy Adams, Emily Blunt, Alan Arkin, Jason Spevack.

Una ricetta che funziona è basata sulla giusta mescolanza di differenti elementi, il segreto del suo successo sta anche nel saperli dosare al punto giusto. Prendendo gli stessi ingredienti e rimpastandoli risulta facile ottenere un risultato che apprezzabile al palato ma che non può che avere un retrogusto già provato, un po’ come il polpettone fatto con gli avanzi del giorno prima. Certo che se si tratta di carne di prima scelta allora anche il polpettone sembrerà più invitante a un primo assaggio. Mi si conceda questa breve premessa culinaria per un film che nulla ha a che vedere con la cucina ma che non può non sembrare un boccone già masticato.

Il film si Christine Jeffs infatti si presenta in questo modo: prodotto dalla Big Beach Films (che ha prodotto Little Miss Sunshine), con Alan Arkin (che ha vinto un Oscar per Little Miss Sunshine), con un furgone sulla locandina (come in Little Miss Sunshine) con il titolo Sunshine Cleaning (che ovviamente rimanda al titolo di Little Miss Sunshine) e con numerosi elementi narrativi che, guarda caso, riportano alla memoria proprio Little Miss Sunshine sebbene impiantati su una struttura completamente differente.

L’incipit del film appare quanto di più didascalico si possa immaginare. Due sorelle, una perde il lavoro mentre l’altra è chiaramente insoddisfatta nel fare i mestieri nelle case dei ricchi di Albuquerque. L’amante della seconda lavora per la polizia locale e vedendola depressa per il lavoro le suggerisce di entrare nel giro delle imprese di pulizia per scene del crimine, un lavoro sporco ma molto ben pagato. Detto fatto, ecco che l’impresa familiare prende vita. Un lavoro fuori da comune è sempre un ottimo punto di partenza per costruire un film e di addetti alla pulizia di fluidi organici e brandelli umani dalle scene del crimine (al cinema) se ne sono già visti, basti pensare al thriller Cleaner con Samuel L. Jackson o alla commedia noir Curdled, con William Baldwin e promosso da Quentin Tarantino.

Non ci si aspetti una commedia dai risvolti gore e splatter da Sunshine Cleaning, il sangue c’è ma i veri protagonisti sono i sentimenti. La famiglia (ovviamente non quella tradizionale) è al centro di tutto ma in questo caso il motore della vicenda è la negazione dell’amore. Rose (Amy Adams dagli occhi sempre lucidi) è una ragazza madre che va a letto con un uomo spostato (tipico cliché di quello che “non la lascerà mai”), la sorella Norah (Emily Blunt) vive relazioni superficiali per poi scoprirsi attratta da una donna, il padre Joe (Alan Arkin splendido prigioniero del suo ruolo di candido idiota), ciascuno di loro vive della privazione della madre/moglie che si è suicidata anni prima. La spugna che deterge il sangue da un pavimento è una metafora (nemmeno troppo velata) del percorso che conduce all’elaborazione di un lutto che non è mai stato superato. Ciascun personaggio si troverà a doversi fronteggiare con un passato solo parzialmente rimosso e paradossalmente sarà un’immagine televisiva a diventare segno indelebile di una memoria imperitura e dell’accettazione del passato. La memoria collettiva diventa in questo caso un elemento del ricordo individuale, un pensiero straziante che meriterebbe una più approfondita analisi sociologica.

Sunshine Cleaning abbandona la vena politicamente scorretta e la risata cinica del precedente Little Miss Sunshine (con cui evidentemente non può prescindere un paragone) e punta maggiormente a costruire un cortocircuito tra un mondo fatto di sangue e resti umani e i sentimenti malinconici di chi si sente un fallito. Il mito dell’american dream però insegna che per tutti c’è una seconda possibilità e questa arriva nel più (in)aspettato dei modi.

Ma c’è un’altra protagonista inaspettata nel film di Christine Jeffs. La città di Albuquerque infatti non rappresenta solo uno scenario e un panorama di fondo, ma si trasforma in un personaggio che influisce sulla vicenda raccontata, raccontando per immagini la realtà di una città emblematica del sud degli States. Non è un caso che questa città si diventata una meta molto amata dal cinema, di recente l’abbiamo vista ne L’uomo che fissa le capre, Crazy Heart, 21 Grammi, Codice: Genesi, solo per citarne alcune. Albuquerque sembra segnare un luogo di confine tra la modernità degli Stati Uniti e il lato mitico degli States, almeno nell’accezione che Roland Barthes ci ha regalato del termine “mito”.

Sunshine Cleaning uscirà nelle sale il 9 aprile

Voto Carlo 6,5
Voto Federico 6-
Voto Carla: 5,5

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