Cineblog.it intervista Edoardo Leo, regista e protagonista di Diciotto anni Dopo

Cineblog.it intervista Edoardo Leo, regista e protagonista di 18 anni DopoEsce oggi nei cinema italiani Diciotto anni Dopo, esordio alla regia di Edoardo Leo, passato dietro la macchina da presa dopo quasi 20 anni vissuti da 'semplice attore'. Vista l'occasione, abbiamo posto 5 domande al giovane Edoardo, volto noto della tv e del cinema italiano, qui chiamato ad un complicato ed atteso esordio:

1) 38 anni all'anagrafe, da 15 tra set televisivi e cinematografici, ma sempre come attore. Con 18 anni Dopo dai però una svolta netta alla tua carriera: protagonista, sceneggiatore e soprattutto regista. Come mai questo passo così importante? Era da molto che pensavi al 'grande salto' o è stato tanto inatteso quanto improvviso?
Da sempre, da quando ho cominciato a fare l'attore sentivo che prima o poi avrei avuto la necessità di raccontare delle storie in prima persona. Ho fatto una lunghissima preparazone tecnica spiando i registi e direttori della fotografia con cui ho lavorato. e poi quando ho pensato di avere la maturità necessaria a questo salto mi sono detto "E' ora che cominci a fare quello che vuoi davvero fare". E quello che voglio è girare film in cui faccio anche l'attore come fanno altri miei bravissimi colleghi.

2) Puoi spiegare a noi comuni mortali quali sono difficoltà e vantaggi per un attore nel passare dietro una macchina da presa? Ed ora che l'hai vissuto sulla tua pelle, puoi dirci quale ruolo, tra i due, ritieni sia più 'difficile'?
Il vantaggio è quello della libertà di raccontare con la propria immaginazione. Le difficoltà sono tantissime. Gestire un set è faticoso, tanta gente, tante pressioni, tanti imprevisti, non è un fatto solo artistico. E' un fatto di gestione delle risorse e di valorizzazione dei componenti della troupe. E' indubbiamente più difficile fare il regista.


3) Passando al film, quando ti è venuta in mente l'idea alla base della trama e soprattutto quante difficoltà hai avuto, se ne hai trovate, a trovare i giusti finanziamenti e la necessaria fiducia per vedere realizzato il tuo progetto? Obiettivamente parlando, ritieni che l'attuale sistema produttivo del Cinema Italiano permetta a giovani registi, emergenti, di avere almeno un'opportunità per far vedere il proprio eventuale talento?
L'idea è nata insieme a Marco Bonini su una spiaggia di Ostia più di dieci anni fa. Trovare i finanziamenti è stata un'impresa incredibile. Anni di viaggi a Londra e Parigi per montare una coproduzione, tentativi quasi riusciti e poi falliti a pochi mesi dalle riprese. Poi ho incontrato la DAP e i Deangelis. Si sono innamorati della storia e mi hanno dato fiducia e risorse. In un anno ero sul set. L'attuale sistema produttivo italiano non è un sistema. E' un labirinto in cui si naviga a vista. C'è davvero bisogno di una strutturale riorganizzazione del sistema cinema, altrimenti vedremo emergere sempre meno talenti. Ma la mia regola è: "qualunque cosa succeda, tu gira".

4) 3 aggettivi o 3 punti di forza per convincere i lettori di Cineblog.it ad andare a vedere 18 anni dopo?
Divertente, commovente, insolito. 18 anni dopo è una commedia all'italiana. Su una struttura drammatica montano improvvise situazioni comiche. Durante il viaggio i due fratelli incontrano strampalati personaggi che stravolgono la situazione con imperdibili performance attoriali. Mi riferisco a Carlotta Natoli, Max mazzotta, Vinicio Marchioni e altri.

5) Ultima domanda: progetti futuri? Ti rivedremo dietro la macchina da presa o tornerai a metterci solo la 'faccia'?
Per ora sono di nuovo sul set come attore, in romanzo criminale la serie e in una nuova serie mediaset "La famiglia Gambardella" poi se le recensioni al film continuano ad essere così buone e il pubblico ci premierà come spero abbiamo già in cantiere la nuova sceneggiatura. E tornerò volentieri dietro la macchina da presa.

In bocca al lupo Edoardo.

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