Cineblog Consiglia: Bianco Rosso e Verdone

Bianco Rosso e Verdone è il secondo film in cui Carlo Verdone svolge il ruolo di regista e attore. In onda stasera 9 Ottobre su Iris alle ore 21, questo film si focalizza sulle vicende di tre particolarissimi personaggi, diametralmente opposti tra loro, eppure accomunati da una sorta di inconsapevole disadattamento. L’incipit narrativo, che funge

Bianco Rosso e Verdone è il secondo film in cui Carlo Verdone svolge il ruolo di regista e attore. In onda stasera 9 Ottobre su Iris alle ore 21, questo film si focalizza sulle vicende di tre particolarissimi personaggi, diametralmente opposti tra loro, eppure accomunati da una sorta di inconsapevole disadattamento.

L’incipit narrativo, che funge da pretesto al dipanarsi delle tre storie, è quello di una tornata elettorale, che in un modo o nell’altro coinvolge i tre protagonisti. Trattasi di Mimmo, ragazzo la cui ingenuità rasenta il ridicolo; Furio Zoccaro, pedante a tal punto da aver spinto all’esasperazione la sua stessa moglie; e l’indecifrabile Pasquale Ametrano, emblema di uno strano smarrimento che lo relega pressoché ai margini della società.

Come dicevamo, tutti e tre sono spinti dal medesimo incipit, i cui rispettivi viaggi alla volta di Roma rappresentano un pregiatissimo contenitore di battute ed uscite grottesche, nonché di situazioni assurde ed esilaranti. Un cult che non andrebbe perso per nulla al mondo ai fini di mera conoscenza, se non addirittura di attento studio.

E’ encomiabile, infatti, il tocco di Verdone nello sviluppo di queste tre distorte personalità, frutto esasperato di una società troppo piena e troppo vuota. Al di là della vena spiccatamente comica, però, ne emerge un’altra, altrettanto importante: quella amaramente realistica. Il dipinto tratteggiato da Verdone è un’aspra denuncia, volente o nolente, nei riguardi di certi vizi del Bel Paese di allora. E dietro la maschera di una commedia, oseremmo dire, si cela il volto di un film-documentario, le cui storie inventate scimmiottano una realtà ancora più stramba.

E come non citare le interpretazioni della grande Sora Lella (Elena Fabrizi), nonché quella, seppur fugace, del mitico Mario Brega (Er Principe, per l’occasione)? Anche loro entrati di diritto nella storia e nei cuori di davvero tanta gente.

Vedetelo e, possibilmente, amatelo. E’ un tipo di cinema nostrano che da troppi anni sembra latitare, e che nulla avrebbe da invidiare a produzioni ben più blasonate e di livello internazionale. Dopo il salto, intanto, vi proponiamo tre spezzoni del film, uno per ogni personaggio. Attenzione allo sfogo di Ametrano: per quello sarebbe meglio vedere prima la pellicola per intero. Ma tutti coloro che si sono già prestati alla visione, beh, non potranno fare a meno di accennare almeno un sorriso.

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