Qualunquemente: ecco il discorso di Capodanno di Cetto La Qualunque

Un uomo che ‘sta sempre avanti’. Oggi è la vigilia di Natale? Ed ecco che lui ci sforna con largo anticipo il discorso di Capodanno! News esilaranti in arrivo dal ricco sito ufficiale di Cetto La Qualunque, dal 21 gennaio nei cinema di tutta Italia con l’attesissimo Qualunquemente. Se le città sono invase da finti

Un uomo che ‘sta sempre avanti’. Oggi è la vigilia di Natale? Ed ecco che lui ci sforna con largo anticipo il discorso di Capodanno! News esilaranti in arrivo dal ricco sito ufficiale di Cetto La Qualunque, dal 21 gennaio nei cinema di tutta Italia con l’attesissimo Qualunquemente. Se le città sono invase da finti poster elettorali che rilanciano lo slogan ‘più pilu per tutti’, La Qualunque continua il lancio mediatico di Qualunquemente attraverso PartitoDuPilu.it, seguitissimo sito ufficiale della pellicola.

Nato in Rai nel 2003 all’interno del programma Non c’è problema, Cetto La Qualunque, ideato ed interpretato da un sublime Antonio Albanese, raggiunge il grande consenso del pubblico con la Gialappa’s band nel programma Mai dire domenica, per poi approdare su Rai 3 da Fabio Fazio a Che tempo che fa. Ora, con coraggio, Antonio Albanese porta il suo celebre personaggio tv in sala, diretto da Giulio Manfredonia, regista del sottovalutato Si può Fare, e con Sergio Rubini, Lorenza Indovina, Salvatore Cantalupo e Luigi Maria Burruano al suo fianco. Dopo aver visto poster ‘elettorali’ e teaser trailer, dopo il saltino potrete leggere il delirante messaggio di fine anno di Cetto, aspettando quello ‘ufficiale’, e sicuramente meno esilarante, di Giorgio Napolitano.

Perché Cetto La Qualunque torna in Italia dopo una lunga latitanza all’estero? E’ stata una sua scelta? O qualcuno trama nell’ombra? Con lui arrivano anche una bella ragazza di colore ed una bambina di cui non riesce a ricordare il nome: la sua nuova famiglia. Al ritorno in patria Cetto ritrova il fidato braccio destro Pino e la famiglia di origine: la moglie Carmen e il figlio Melo. I vecchi amici lo informano che le sue proprietà sono minacciate da un’ inarrestabile ondata di legalità che sta invadendo la loro cittadina. Le imminenti elezioni potrebbero avere come esito la nomina a sindaco di Giovanni De Santis, un “pericoloso” paladino dei diritti. Così, Cetto, dopo una lunga e tormentata riflessione in compagnia di simpatiche ragazze, non ha dubbi e decide di “salire in politica” per difendere la sua città. La campagna elettorale può cominciare…


Egalitè! Fraternité! Libertè vigilé!

Cari italiani e care, troppo care, italiane, questa sera, staseralmente, voglio fare un discorso alla nazione: il discorso di inizio anno. Da più parti mi è stato spessatamente chiesto: “come mai vuoi fare un discorso alla nazione?”. Ho risposto appuntamente: “fatti i cazzi toi!”. Io comincerei subitamente a festeggiare ma purtroppamente però non manca la polemica del giorno festivo.

La bestia De Santis, che gli ricordo al comma 24, della legge 37, del decreto ingiuntivo Luglio 1987: “io non ti sputo se no ti profumo”. Questo burattino senza pilu ha avvelenato l’aria del nostro temperato e sereno clima politico dicendo in giro che un chilometro di autostrada della Salerno-Reggio Calabria costerebbe 20 milioni di euro… e che ci vogliono 30 anni per costruirlo… e cicik e cicik…ciao … si ciao…De Santis.

Ascoltami bene De Santis, 20 milioni per un chilometro di autostrada e trent’anni di lavori… perché non pensiamo ai vantaggi di queste cifre?! Con un chilometro di autostrada io garantisco lavoro ad un operaio dai 18 ai 65 anni. Dalla prima comunione alla pensione. Vi pare poco? Ci sono manovali che in trent’anni non si sono mossi più di 500 metri. Ci si ambienta, ci si conosce, si fanno amicizie. Sono nate anche delle comunità. C’è chi si è fatta una casetta a fianco dell’autostrada. Non come al nord, dove ogni settimana finisci i lavori e devi cambiare cantiere. De Santis, questa è politica dell’occupazione. Questa è politica moderna. De Santis, con rispetto e stima: fatti i cazzi toi! Ma il nostro pensiero, in questa serata di inizio d’anno, non può non andare ai giovani. Giovani che ricordo sempremente sono un problema e non una risorsa.

Cari italiani e postdatatamente care italiane, Io mi vanto di aver educato mio figlio Melo con le più moderne tecniche pedagogiche ed educative. Però io ho sempre pensato che un buon rapporto tra padre e figlio non può basarsi esclusivamente su schiaffi o sputi, ma servono puramente legnate e caciazze ‘nto culu. E poi basta con questa ricchionata del dialogo. Ora dialoghiamo… e ti dico questo e ti dico quello…io parlo, tu rispondi… Nto culu o dialogo! Nto culu! Infattamente mi ricordo anche che ogni volta che cadendo Melo si faceva male io lo riempivo di mazzate, un po’ per consolarlo, un po’ per fargli capire che cadere è da stronzi. Qualunquemente glielo ho spiegato a Melo: se ti do uno schiaffo è per il tuo bene. Se non capisci il motivo la colpa è tua che sei scemo. Quindi quando ti riempio di mazzate ringraziami, se no ti picchio. A Melo ho dato frequentemente, volenterosamente e spregiudicatamente lezioni di guida, ma solo quando ha compiuto gli undici anni. A dodici l’ho portato al poligono a sparare. A tredici anni a puttane. Insomma una educazione attenta e accurata, ma ogni cosa a suo tempo. Poi ho continuato con i soliti rudimenti di educazione civica. Il codice della strada. “Melo, va bene il motorino, ma non mettere mai il casco, potrebbero pensare che sei timido. Ti devi fare rispettare.

Si comincia dando la precedenza ad un incrocio e finisce che ti prendono pe’ ricchiuni! Non guidare mai contromano se hai bevuto. L’unico sport è la caccia. Gli altri sono sport omosessuali!” Peromente, cari italiani e posteriormente care italiane, siamo a capodanno ed è tempo di dialogo! Sono convinto che mai come in questo momento serva un dibattito franco e onesto, dai toni mai accesi e nel quale si riconosca all’avversario anche i meriti e le capacità. Un confronto che abbia come punto di riferimento, come orizzonte morale direi, il bene primario: quello dei cittadini.

La storia mi chiama e io rispondo: presente. Innanzituttamente: basta con lo scontro. Basta con la lotta all’avversario. Il paese ha bisogno di una fase nuova, di pacificazione tra gli opposti. Intalsensamente ho già pronti i nuovi slogan. Basta con la lotta tra maggioranza e opposizione. basta con la lotta tra laici e cattolici. Basta con la lotta all’evasione fiscale. Basta con la lotta alla povertà. Basta con la lotta alla criminalità. quando dico basta è basta! Siamo in una fase nuova. Non serve la lotta ma il dialogo. E non solo tra forze politiche. Serve il dialogo anchemente tra istituzioni e cittadini, tra amministrati e amministratori, tra rapiti e rapitori, tra truffati e truffatori, tra ‘ndrangheta e camorra, tra assassini e assassinati… tra cornuti e figghji i buttana: dialogo! La parola d’ordine è dialogo! Scusabilmente scusatemi. Mi sono fatto prendere la mano. Dovevo dire quelle quattro puttanate. Adesso va di moda fare i buoni, tanto la gente crede a tutte le cazzate che gli dici. Insommamente, infinemente e concludibilmente, il 2010 è stato un anno di luci ed ombre. Per cui, contando in un rilancio nel 2011, sintetizzo: ‘nto culu al 2010! E già che ci siamo, ‘nto culu anche al 2011!

Cetto La Qualunque

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