La variabile umana: recensione in anteprima del nuovo film di Bruno Oliviero

Storie di persone normali alle prese con l'anormalità della vita. Ma la discesa nel piattume è dietro l'angolo...

La variabile umana

L'ambientazione è Milano, sotto la pioggia, la città cupa, impersonale e stereotipata dei nuovi grattacieli e dei problemi di sempre, perfetta per La variabile umana, ultimo film del documentarista Bruno Oliviero. La prima cosa che colpisce di questo noir, debitore della letteratura di genere e di Giorgio Scerbanenco in primis, è appunto la città, coi suoi toni tetri che in talune inquadrature ricordano (omaggiano?) anche Blade Runner. La camera da presa si sofferma, indugia indagatoria sui palazzi, gli ombrelli, i volti sfocati e il sangue di una vittima, il potente costruttore Ulrich, anziano palazzinaro col vizio della coca e delle minorenni.

Il caso viene affidato a una coppia improbabile, l'ispettore Monaco, un'ingrigito Silvio Orlando, assente e ancora catatonico per la morte della moglie e Levi, un corpulento e lungocrinito Giuseppe Battiston. A complicare le indagini, che subito conducono alla moglie dell'assassinato, l'algida Sandra Ceccarelli, la figlia dell'ispettore Monaco, una ragazzina inquieta e sola (interpretata dalla debuttante Alice Raffaelli) che nasconde una verità ben più grave della ragazzata per cui viene portata in commissariato la sera dell'omicidio Ulrich.

Molta carne al fuoco, forse troppa: abbiamo un omicidio da risolvere, un assassinato dalla vita torbida con un matrimonio fallito, un poliziotto vedovo con molti rimpianti e una figlia con cui non riesce a comunicare, un'adolescente che sta crescendo in un mondo torbido e pericoloso... Ma poco, quasi nulla, viene svelato al di là delle indagini. Una scelta stilistica? Può essere ma è un peccato perché le pesanti implicazioni umane accessorie alla storia distraggono l'attenzione, ma non essendoci un approfondimento psicologico, lasciano poi un senso di frustrazione. La sceneggiatura in generale lascia un'impressione di incompiutezza, rispetto a un soggetto potenzialmente molto interessante: i personaggi sono poco più che abbozzati e non basta la bravura degli attori (non tutti) a far emergere dal piattume dialoghi semplici, normali come nella vita quotidiana, forse, ma che trasmettono un senso di sciatteria, di non finito.

Tra gli attori c'era grande attesa per l'inedita coppia Orlando e Battiston, conosciuti dal pubblico più per le commedie che per i drammi: alle prese col noir Orlando si è difeso bene, anche se la sceneggiatura non l'ha aiutato ad uscire quasi mai dall'apatia del monosillabo o della frase sommessa. Battiston purtroppo sembra fuori luogo, o meglio sembra costretto in un ruolo troppo marginale per un attore capace di debordare; la Ceccarelli, splendida nel suo ruolo di donna algida e delusa ha a disposizione poche carte per emergere, mentre la debuttante Raffaelli è alle prese con un ruolo fondamentale che però non riesce a reggere.

Complessivamente il film merita la sufficienza ed è un peccato perché c'erano tutti i presupposti per un film di peso, ma la sensazione generale, acuita anche dalla fotografia (splendida per certi versi ma troppo leziosa e concentrata ossessivamente sul dettaglio) e dalle musiche che non decollano (nonostante siano dello stesso autore di Gran Torino) è di fiacca e anzi oserei dire di noia. Peccato, la "Milano calibro 9" di Oliviero, si è inceppata.

Voto di Francesco: 6

La variabile umana (Noir, Italia, 2013) di Bruno Oliviero; con Silvio Orlando, Giuseppe Battiston, Sandra Ceccarelli, Alice Raffaelli, Renato Sarti, Arianna Scommegna, Giorgia Senesi, Dafne Masin, Mao Wen, Davide Tinelli, Caterina Luciani. Uscita nei cinema. 29 agosto 2013.

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