Venezia 2011 - Himizu: recensione e clip del film di Sion Sono

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L’unico desiderio del quattordicenne Yuichi Sumida è diventare un uomo comune. Conduce un’esistenza tranquilla nel noleggio di barche della sua famiglia assieme alla madre, che lo trascura. La sua compagna di classe Keiko Chazawa ha invece l’unico desiderio di trascorrere la vita con una persona amata; è innamorata di Sumida, nonostante lui la percepisca come un fastidio. Il padre del ragazzo torna a casa solo quando è ubriaco e ha bisogno di soldi, e ogni volta sottopone il figlio a violenze fisiche e verbali. Sua madre peggiora la situazione scappando con l’amante e lasciando il figlio da solo. Finché una sera il padre ubriacone si ripresenta dal ragazzo, lo maledice per essere nato e come sempre si augura che muoia: la reazione del figlio cambierà tutto per sempre...

Una ventina di titoli in vent'anni, eppure in Italia non è mai stato distribuito nulla di suo (strano...). Certo, il cinema di Sion Sono non è per tutti i gusti, ma è uno dei registi nipponici di culto per cui varrebbe la pena recuperare qualcosina (chi andrà a Torino quest'anno non si perda la sua retrospettiva). Ultimamente Sono è in piena forza: l'altr'anno a Venezia c'era il bellissimo Cold Fish in Orizzonti, poi è andato a Cannes alla Quinzaine des réalisateurs con Guilty of Romance che speriamo appunto di recuperare a Torino, e torna dopo solo qualche mese a Venezia in concorso con Himizu. Che sarà tra l'altro il primo titolo del regista ad uscire in sala da noi grazie alla Fandango.

Il nuovo Sion Sono è tratto da un manga firmato da Minoru Furuya, che in qualche modo contiene al suo interno una serie di nuclei tematici che sembrano lì apposta per essere sviluppati dal regista. Che ha uno degli sguardi più complessi e particolari del panorama giapponese contemporaneo, ed anche per quello, come si diceva prima, non è per tutti i gusti. Con Himizu il regista riconferma la sua carica visionaria capace di penetrare nei meandri della mente dei suoi personaggi, attraverso uno stile esagerato e grottesco che distorce la realtà solo per ridarcela in modo ancora più verosimile, forse, rispetto a stili più realisti.

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Le premesse, come si dicevano, sono materia purissima per la poetica di Sono, anche a livello narrativo. Sumida vuole essere una persona normale, e non vuole nemmeno andare alle superiori: finite le medie lavorerà nel noleggio di barche della sua famiglia. Non sarà felice, lo sa, ma non sarà nemmeno infelice. Vuole una vita tranquilla, ma che non può avere: la madre lo tratta male, ma ancora peggio fa il terribile padre. Che quando torna a casa lo picchia e gli racconta ogni volta, sempre ubriaco, della sua speranza che fosse annegato una volta in un fiume invece di salvarsi. Così avrebbe avuto anche i soldi dell'assicurazione.

Ma, come si diceva in un famoso film, la follia è come la gravità e basta una piccola spinta... In una situazione alla base disperata come quella di Sumida capita proprio questo al protagonista: e ci saranno conseguenze psicologiche che aprono voragini. Dall'altra parte Chazawa è invece molto più entusiasta nei confronti della vita, e al contrario della "teoria dell'ordinarietà" del compagno di cui è innamorata professa la "teoria dell'individualità", dei singoli fiori, unici e mai uguali a nessun altro. Saranno forse il suo ottimismo e la sua fin troppa positività, che infastidiscono Sumida e lo portano a respingere la ragazza, ad aiutarlo in questo macello...

Come sempre Sion Sono abbonda con la violenza insistita, col sangue, e con immagini disturbanti come quella del cappio, un "regalo" da parte della sua famiglia a Chazawa, addobbato in modo natalizio visto il periodo. Anche lei non è accettata dai suoi genitori, perché la loro vita potrebbe essere molto più semplice senza di lei. Non ha mai trattato con i guanti il suo paese e il suo nucleo familiare, Sono: si veda il dittico di Suicide Club e Noriko's Dinner Table, o Strange Circus (un film disturbante proprio sul concetto "disturbato" di famiglia). Le colpe dei genitori si ripercuotono sui figli con effetti disastrosi e terribili, e non c'è via di fuga per nessuno.

E come sempre lo stile dell'autore è eterogeneo, sfilacciato, a tratti respingente. Himizu in questo senso non è diverso dagli altri lavori di Sono, anzi: rischia a tratti anche di apparire come una ripetizione, forse. Ma c'è qualcosa di bellissimo che innalza la pur buona qualità dell'ultima opera di Sono, ed è la sua parte finale. Dopo averci raccontato un nuovo e violento coming-of-age, il regista sembra fare di Sumida la perfetta metafora del paese dilaniato dallo tsunami e dal terremoto (credo Himizu sia il primo film nipponico a trattare l'argomento di petto): un paese che è un fiore unico, e che deve prendersi a tutti i costi una nuova possibilità per ritornare più bello di prima. Ad entrambi va quel disperato ma speranzoso "Non mollare!" ripetuto continuamente durante una corsa...

Voto Gabriele: 7.5

Himizu (Giappone 2011 - Drammatico 129') di Sion Sono con Shôta Sometani, Fumi Nikaidô, Tetsu Watanabe, Mitsuru Fukikoshi.

Al momento del post non sappiamo quando e se il film arriverà in Italia.

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