Science+Fiction 2011: la recensione de L’arrivo di Wang dei Manetti Bros.

I Manetti riportano la fantascienza in Italia: ecco la recensione di Cineblog

Gaia, un’interprete di cinese, viene chiamata per una traduzione urgentissima e segretissima. Si troverà di fronte Curti, un agente privo di scrupoli, che deve interrogare un fantomatico signor Wang. Ma per la segretezza l’interrogatorio viene fatto al buio e Gaia non riesce a tradurre bene… Quando la luce viene accesa, Gaia scoprirà perché l’identità del signor Wang veniva tenuta segreta…

Un paio di banalità, per iniziare “bene” una recensione più complessa di quel che potrebbe apparire. Punto primo: i Manetti Bros. sono simpatici. Nel senso che sono tra i pochissimi paladini del cinema di genere che ci sono rimasti nel panorama cinematografico nostrano. Punto secondo: L’arrivo di Wang è un film a basso budget, e come tale dovrebbe essere “letto”.

Ma giustamente gli stessi registi su questo punto si sono stancati, tanto da non voler nemmeno dichiarare il budget effettivo della pellicola. Che resta comunque bassissimo, ça va sans dire. Fanno forse bene a non dirlo più, ma dovrebbe essere una cosa solo momentanea, per valutare il film innanzitutto per quello che è, per quello che si vede. Ma il discorso produttivo è importante e “culturalmente” utile.

Facciamo finta di non sapere nulla né del budget (è quasi vero) né dei Manetti Bros. (e non è vero): quanto è giusto e utile per lo spettatore raccontare solo quello che si vede sullo schermo? Poco, evidentemente, ma è comunque imprescindibile. Il fatto è che L’arrivo di Wang è stato salutato sia come un capolavoro che come un film non riuscito, e il giudizio in entrambi i casi partono da letture diverse.

C’è qualcosa che attrae, e non poco, nell’ultimo film dei Manetti. Ma va a scontrarsi con qualcosa che allo stesso tempo respinge. Non credo si tratti, come qualcuno ha scritto, della creatura aliena, disegnata da Maurizio Memoli. La sensazione più che altro è quella di un’ottima idea di partenza, ma a suo modo “piccola”. Il film stesso è “piccolo” anche nella durata, ma forse si è fatto il passo più lungo della gamba.

Parte bene infatti, L’arrivo di Wang, sci-fi da camera che intriga. Lo spettatore capisce che deve stare il gioco, un gioco che i Manetti si sbrigano a far incominciare il prima possibile, senza perdere tempo, appassionati come sempre. Ma le rivelazioni del film non sono mai rivelazioni, e la volontà della sceneggiatura di affondare le sue radici nella realtà, sia italiana che mondiale (si cita tanto Amnesty International, quanto… l’892424), appare più pretestuosa che altro.

L’arrivo di Wang si presenta quindi come una giostra, con i suoi alti e i suoi bassi. Ma anche il colpo d’ala finale è telefonato, nonostante fosse, per com’è stata impostata la narrazione, l’unico tassello finale possibile del puzzle. Un fatto solo di budget quindi? Non proprio, perché lo script lo si fa per forza pensando ad un possibile budget, ma non solo. E il talento per narrare una storia ambientata praticamente solo tra quattro mura ai Manetti non manca.

Ottima e terribile la scena della “tortura” a Wang, messa all’interno di un processo in cui lo spettatore tifa per forza di cose per l’alieno. Sono anche ben orchestrati i primi minuti dell’interrogatorio al buio, che lasciano sperare bene. Eppure resta l’amaro in bocca, e non basta il politicamente scorretto per rileggere il tutto sotto un altro occhio. Certo, meglio dieci L’arrivo di Wang che un Quando la notte, va da sé: e continuiamo a credere nei Manetti, grazie a quelle cose belle che sono sparse nel film. E che prescindono dal budget povero o meno.

Voto Gabriele: 5.5
Qui l’incontro coi Manetti Bros.

L’arrivo di Wang (Italia, 2011, fantascienza) dei Manetti Bros.; con Ennio Fantastichini, Francesca Cuttica, Juliet Esey Joseph, Massimo Triggiani, Antonello Morroni, Jader Giraldo.

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