Happy Feet 2 di George Miller – la recensione in anteprima

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Il tempo trascorre anche nelle gelide lande ghiacciate dell’Antartide. Il pinguino Mambo ora è un adulto, ha una famiglia composta dalla bella Gloria e dal piccolo e lanuginoso Erik. Il pulcino è dolce ma goffo e gli altri pinguini ridono di lui, il suo sogno però è duplice: avere le ali per volare e una voce per cantare.

Fuggito dalla colonia dei pinguini imperatore, alla ricerca del suo posto nel mondo, Erik incontra Sven, uno singolare pinguino cialtrone che però sembra essere in grado di volare. Gli occhi di Erik si fanno lucidi e Sven diventa immediatamente il suo eroe. Intanto Mambo ha ritrovato il suo piccolo e lo convince a tornare alla colonia. Un rumore sordo però scuote l’aria. Il mondo di Mambo e della sua specie è in evoluzione, sempre più rapida anche per colpa degli esseri umani. Un iceberg di dimensioni enormi ha intrappolato la colonia in uno spazio angusto che non permette loro di andare a pescare. Se non si troverà una soluzione, tutti i pinguini saranno destinati a morire di fame. Un’impresa epica per un solo pinguino, ma con lui ci saranno dei grandi elefanti marini e uno sciame di minuscoli krill, i gamberetti alla base della catena alimentare oceanica.

Cinque anni fa George Miller, regista di film come Mad Max, stupì il mondo vincendo l’Oscar per il miglio film di animazione con Happy Feet, un curioso esperimento in cui un musical veniva contaminato con l’estetica foto realistica da documentario (l’influenza di La marcia dei pinguini è innegabile). Sebbene la sceneggiatura non fosse all’altezza dei prodotti analoghi della Pixar, la qualità delle immagini create dal team di Miller lasciò il mondo con la bocca aperta. Cinque anni dopo, Miller torna con il seguito di quel film, proponendo un lungometraggio che ancora una volta stupisce per la qualità tecnica, questa volta anche grazie a un 3D funzionale e ottimamente realizzato, ma che nuovamente trova le sue lacune in una sceneggiatura poco incisiva.

HAPPY FEET 2

Alla base di tutto c’è il romanzo di formazione del piccolo Erik, incapace di accettare il ruolo che la sorte gli ha affidato. Diversamente da suo padre, che al posto di cantare sentiva la musica fluire sotto forma di passi di ballo, il giovane Erik sente di dover modificare il suo essere e cerca di aumentare le proprie differenze che lo fanno sentire escluso dal resto dei pinguini. Erik sogna di volare, senza comprendere che si tratta di un’azione geneticamente impossibile per un pinguino, ma inesperto e facilmente manipolabile da un truffatore come Sven, il suo pensiero candido può facilmente essere portato su una strada senza uscita. Sarà dovere del padre, in quanto istituzione, realizzare quell’impresa capace di scalfire le convinzioni che sono state inculcate nella sua piccola mente, in modo da dimostrare con le azioni quale è la strada corretta.

Mambo è solo l’ultimo (in ordine di tempo) dei padri (naturali, adottivi o putativi) che hanno come scopo quello di riportare il figlio sulla giusta via, imponendo regole e insegnando valori, quasi che anche nel mondo dell’animazione sia percepita una necessità di regolamentazione che il cinema aveva perso, raccontando spesso storie di ragazzi “orfani” o “cresciuti” dalle avversità che hanno dovuto affrontare nella loro breve esperienza.

Ecologismo, moralismo, diversità e affetti familiari non sono però, una volta tanto, i punti di debolezza del film. Il film di Miller è tanto sorprendente dal punto di vista visivo, quanto prevedibile da quello della narrazione, e in una storia non sempre è bene sapere in anticipo quello che succederà (giusto pochi giorni fa John Lasseter sosteneva la necessità di una storia sorprendente e imprevedibile, che noi sposiamo n.d.r.).

Il secondo punto di debolezza, e purtroppo una volta ancora è legato alla versione italiana del film, è legata alla traduzione subita anche dai brani musicali. L’ambizioso progetto di fondere musica e natura è stato supportato da voci (in originale) come quella di Pink e di Robin Williams, che forse avrebbero meritato di non essere doppiate (almeno nei momenti canori), ma sappiamo che in Italia i sottotitoli provocano profonda idiosincrasia nel pubblico (o per lo meno così credono i distributori…).

Gradite new entry del cast sono i due gamberetti Will e Bill, parte dello sterminato sciame di krill, che come lo Scrat di L’era glaciale, rappresentano il contrappunto alla storia principale, tra ironia e filosofia in uno spettacolare oceano sommerso in tre dimensioni. Le voci di Will e Bill, in originale di Matt Damon e Brad Pitt, sono doppiate dalla coppia radiofonica composta da Linus e Nicola Savino (con risultati sorprendenti).

Happy Feet 2 in 3D (Happy Feet Two, animazione, 100 min, Australia 2011) Regia di George Miller con Robin Williams, Matt Damon, Brad Pitt, Elijah Wood, Magda Szubanski, Pink, Elizabeth Daily, Sofía Vergara, Hank Azaria, (Beppe Fiorello, Natalia Beatrice Giannitrapani, Massimo Lopez, Pierfrancesco Favino, Nicola Savino, Linus, Luigi Proietti)

Voto Carlo: 6,5
Voto Federico: 7 –

Happy Feet 2 sarà distribuito da Warner Bros a partire da venerdì 25 novembre 2011. Qui potete vedere il trailer italiano

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