Da Venezia la recensione di Daratt

Daratt Nazione: Ciad, Francia, Belgio, Austria Regia: Mahamat-Saleh HarounUna storia semplice quella di “Daratt”, che comunque ha fatto innamorare (dopo un inizio per cui tutti erano un po’ spaventati dall’assenza di movimento) il pubblico. Sì, quello di Haroun è un bel filmetto, non privo di difetti, ma assolutamente non da bocciare. Atim lascia il nonno



Daratt
Nazione: Ciad, Francia, Belgio, Austria
Regia: Mahamat-Saleh Haroun

Una storia semplice quella di “Daratt”, che comunque ha fatto innamorare (dopo un inizio per cui tutti erano un po’ spaventati dall’assenza di movimento) il pubblico. Sì, quello di Haroun è un bel filmetto, non privo di difetti, ma assolutamente non da bocciare. Atim lascia il nonno cieco in campagna per andarsene in città: con sè ha una pistola, che gli servirà per uccidere l’assassino del padre, Nassara, che lo uccise durante il conflitto civile. Oggi però il vecchio è un panettiere, che spartisce il pane ai bambini affinchè lo portino a casa. E, quando prenderà Atim a lavorare con lui e gli insegnerà a fare il pane, dopo un inizio un po’ turbolento, sentirà un affetto che non provava da tempo per quel ragazzo e deciderà di adottarlo…

“Daratt” va premiato per i suoi tempi, per i suoi personaggi, per un finale bellissimo. Forse la troppa semplicità del soggetto (il messaggio finale è chiaro, forse troppo) potrebbe far storcere il naso a qualcuno, ma servono anche questi film: diretti e senza fronzoli, puri e per questo belli e da vivere. Non privo di qualche momento un po’ lento e non privo di qualche cosa che stona, il film ha un buon climax emozionale, che per fortuna si mantiene abbastanza costante ed interessante.

Voto Gabriele: 7

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