Da Venezia la recensione di Children of men - I figli degli uomini


Children of men (I figli degli uomini)
di Alfonso Cuarón; con Clive Owen, Julianne Moore, Michael Caine, Chiwetel Ejiofor, Charlie Hunnam.

2027, Londra: nessuno ha più figli da 19 anni. Gli attivisti cercano in tutti i modi di combattere contro il regime totalitario. Un ex-attivista ormai disilluso accetta un incarico dalla ex-moglie, con la quale aveva avuto un figlio: aiutare una ragazza miracolosamente rimasta incinta a scappare dal regime. Cuaròn è un regista validissimo: suo il miglior Harry Potter della serie, ossia il terzo, e lo splendido Y tu mamà tambien. Ora si confronta con la fantascienza, e più nello specifico con un film del filone "utopia/distopia", e lo fa in modo assolutamente notevole. Crea una Londra inquietante e pericolosa, nel degrado più totale, tra gente che ti attacca e bombe che scoppiano all'improvviso (quando proprio il Governo non riesce a dare delle spiegazioni, guardacaso...). Un mondo grigio in cui la speranza sembra essere morta e la disillusione la fa ormai da padrona: ed invece un briciolo di rabbia sopravvive e continua a lottare, anche se arrivare a destinazione non è sempre una prova facile. Anche perchè, in un mondo del genere, non si sa mai chi è dalla tua parte... Molti i piani-sequenza, molti i colpi di scena, molte le scene di tensione: da un film del genere difficilmente si può chiedere ancora di più. Anche perchè l'atmosfera è degna, e in questo caso il film ricorda un altro recentissimo film del genere, altrettanto bello: V per Vendetta. Clive Owen offre una delle sue prove migliori, ma chi ovviamente è geniale è un Michael Caine hippie straordinario. I fan di Julianne Moore resteranno delusi: non perchè reciti male, anzi, è sempre meravigliosa, ma... e qui mi fermo.

Voto Carla: 8
Voto Gabriele: 8

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