Polisse - Recensione in Anteprima

polisse_posterTra i film che arrivano nelle nostre sale italiane venerdì 3 febbraio c’è Polisse di Maïwenn (Le Besco), già Premio della Giuria al Festival di Cannes per l’intenso ritratto realizzato su una squadra di agenti della Brigata Protezione Minori di Parigi (Brigade de Protection des Mineurs), alle prese con la quotidianità logorante e viscerale di un adulto che ha scelto di difendere i minori da ogni genere di abuso.

Un ritratto convincente e coinvolgente anche se un po' discontinuo, impietoso con la natura umana, che non si concede moralismi e che la regista ha vissuto, scritto, diretto e interpretato (la fotografa Melissa) continuando a condividere storie di servizio e pause private con agenti veri, ritagliandosi il ruolo di chi guarda e fotografa gli altri senza riuscire ad essere distaccata.

Anche il titolo “Polisse”, è frutto dell’errore grammaticale di un bambino, il figlio di Maïwenn, ribadito con la grafia infantile nella locandina, il titolo perfetto per un film che guarda in faccia la routine di una violenza che convive con le grida di bambini strappati alle madri, il silenzio delle vittime e le bugie dei colpevoli.


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La routine di uomini e donne comuni, con problemi di carattere, di coppia, di autostima, che gridano e bevono troppo, si mentono e amano di nascosto, che anche lontano dal lavoro restano agenti che si scontrano con la normalità dell’abuso, genitori padroni, violenze silenziose, vittime inconsapevoli e figlie che chiedono alla madre di andare in collegio perché il papà le ama troppo.

Uomini e agenti incapaci di staccare, come l’esplosivo e irascibile Frank, (un Joeystarr irriconoscibile) che vorrebbe salvare il mondo intero da quello che lo mette a disagio anche con la figlia, o Balloo (Frédéric Pierrot) il papà della squadra che si porta il lavoro a casa suo malgrado e deve star dietro ad una famiglia difficile.

Neanche l’amore, che serpeggia ovunque e assume molte facce, riesce spesso a salvare esistenze sopraffatte dalle distorsioni morbose dello stesso, impotenti davanti ai crimini degli intoccabili, la viltà corrotta o solo indifferente delle alte sfere, il dolore di una madre minorenne che perde il figlio di uno stupro, o l’amore di una madre costretta a separarsi dal figlio per non farlo dormire in strada.

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Sceneggiatura, dialoghi, costumi e lo stesso cast assecondano la necessità di restare fedeli ad una realtà che non concede sconti a nessuno, dove anche la bellezza, la bontà e la sintonia rimangono spesso ben nascoste ad occhi distratti. Dove qualcuno salta per ricominciare e altri perché non ce la fanno più.

La storia è insolita e interessante, il finale è ambiguo ma in ogni caso un vero pugno nello stomaco. Peccato solo che non funzioni tutto e la prima parte del film risulti più credibile e convincente della seconda, a causa di incursioni nel vissuto dei personaggi che spezzano il ritmo realistico.

Tra le facce note, un Riccardo Scamarcio con un ruolo marginale nei panni del marito della fotografa, una comparsata del figlio di Alain Delon e ovviamente il rapper Joeystarr, già attore per Maïwenn in Le Bal des actrices e vera fonte d'ispirazione per questa, cosa che non passa inosservata e forse 'tra le cose' che stonano un po' con il resto.

A pesare sul mio giudizio però è uno dei pregi di Polisse, perché indipendentemente dalle sensazioni, emozioni e riflessioni che saprà scatenare o stimolare in voi, è un film coinvolgente, che non vi lascerà indifferenti e merita di essere visto almeno una volta.

Voto di Cut-tv's: 8

Polisse (Poliss, drammatico, 2011, Francia) di Maïwenn (Le Besco); con Karin Viard, Joeystarr, Marina Foïs, Nicolas Duvauchelle, Maïwenn Le Besco, Karole Rocher, Emmanuelle Bercot, Frédéric Pierrot, Arnaud Henriet, Naidra Ayadi, Jérémie Elkaïm, Sandrine Kiberlain, Wladimir Yordanoff e Riccardo Scamarcio - Uscita in Sala: 3 febbraio 2012 - Qui il trailer italiano.

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