Là-Bas/Educazione Criminale: la recensione in anteprima

La Bas

18 settembre 2008. A circa trenta chilometri da Napoli, nel cuore della pianura campana, in una zona periferica di Castel Volturno, un gruppo di camorristi fa irruzione in una sartoria di immigrati africani, quasi tutti provenienti dal Senegal. In pochi secondi vengono sventagliati centinaia di proiettili, a terra restano sei ragazzi. Il settimo, ferito gravemente, sopravvive fingendosi morto. La notizia di questa strage fa il giro dei notiziari e il giornalismo lo battezza come la Strage di Castelvolturno (consiglio la lettura del link per ricordare i fatti reali).

Lo stampo camorristico appare subito evidente, ma quello che stupisce sono le modalità inedite di questo atto criminale. Le indagini dopo la strage hanno accertato che nessuno dei giovanissimi immigrati era coinvolto in alcuna attività criminale, nemmeno alla mafia nigeriana che lì vicino contollava lo spaccio di droga e la prostituzione sulle strade partenopee.

Tra i ragazzi coinvolti nella strage c'è anche Yussouf, un giovane immigrato arrivato da poco in Italia con la prospettiva di un onesto lavoro da artigiano, ma che è stato trascinato da uno zio in un grosso giro di cocaina. Deciso a chiudere con la malavita, Yussouf sceglie di affrontare lo zio Moses. Il sogno di Yossouf era quello di guadagnare i soldi necessari per comprare un macchinario che nessuno possiede in Sengal e portarlo in patria per poter lavorare, ma il suo arrivo in Italia si è scontrato con una realtà inaspettata. L'Educazione Criminale del titolo è quella che necessariamente viene imposta a chi vive ai margini della società, sfruttato e degradato da meccanismi a cui non si può ribellare, in quella che Roberto Saviano ha definito come la più africana tra le città europee, ma che dell'integrazione non ha alcuna consapevolezza.

La Bas

Yussouf ha un'animo da artista, è onesto ma pur di non vendere fazzoletti di carta ai semafori si lascia sedurre dai facili guadagni dello zio. Il percorso che lo porta a precipizio a sconfrarsi con le bocche da fuoco del Clan dei Casalesi è un meccanismo a valanga che lo travolge e con lui gli le altre sei vittime della strage.

Con grande lucidità registica, Guido Lombardi (un nome da ricordare dopo un esordio del genere) racconta in Là-Bas una storia in cui si intrecciano fiction e realtà, realizzando un film estremamente duro, affilato e tagliente in cui si racconta una volta in più la Gomorra in cui questi clandestini sono costretti a vivere. Ma andiamo con ordine. Là-bas è un film sorprendente e coraggioso. Sono pochissimi i film italiani i cui i dialoghi siano prevalentemente in francese (anche il titolo è traducibile come una sorta di intercalare, un modo di dire quando gli africani si riferiscono all'Europa, come dire "lontano").

Lombardi non concepisce però un film sull'immigrazione vista come rapporto tra un ospite e un'ospitante, neppure un canonico flm di mafia, piuttosto la prospettiva è esclusivamente quella del clandestino, dimostrando che anche questi "senza nome" sono in realtà personaggi complessi con una propria storia che troppo spesso viene dimenticata. Un articolo di giornale diventa così una narrazione tragica ricca di elementi che possono far riflettere sul problema dell'immigrazione oggi. Siamo forse un popolo di santi, poeti e navigatori senza esserlo anche di migranti?

Là-bas (Educazione Criminale, drammatico, durata 100 min, Italia 2011) Regia di Guido Lombardi, con Kader Alassane, Moussa Mone, Esther Elisha, Billy Serigne Faye, Alassane Doulougou, Fatima Traore, Salvatore Ruocco

Voto Carlo 8,5

Là-bas sarà distribuito da Cinecittà Luce da venerdì 9 marzo 2012. Qui potete vedere il trailer.

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