Il Primo Uomo: Recensione in Anteprima del film di Gianni Amelio

Cineblog recensisce in anteprima Il Primo Uomo, ultimo film di Gianni Amelio, tratto da un romanzo incompiuto di Albert Camus

Giunge in Italia con i favori di un Premo della Critica Internazionale in quel di Toronto Il Primo Uomo di Gianni Amelio. Siffatta considerazione per evidenziare quanto quest’ultimo lavoro del regista calabrese sia piaciuto all’estero, anche alla luce di alcune recensioni lusinghiere. Le premesse, peraltro, sono davvero altisonanti, dato che il film si basa su un romanzo incompiuto di Albert Camus.

C’è di più. In realtà, oltre a non essere stato completato, non si tratta nemmeno di un romanzo a conti fatti. Il Primo Uomo era il titolo dell’autobiografia che Camus stava ultimando prima della propria dipartita. Riesumata tra le lamiere dell’auto su cui lo scrittore morì nel 1960, fu sua figlia a dare una definitiva coerenza all’opera. In quelle pagine, ci dice Amelio, “ho ritrovato le tracce della mia Calabria nel secondo dopoguerra“. Questa empatia con l’opera originale ha permesso al regista di immedesimarsi, quasi in tutto e per tutto, con le vicende in essa contenute.

Siamo ad Algeri, dove lo scrittore Jean Cormery torna a distanza di anni, in quella terra che gli ha dato i natali. Il suo è un viaggio oramai necessario, visto che in realtà non ha mai dimenticato l’Algeria. Quali che fossero le sue intenzioni prima di partire, quel soggiorno rappresenterà un’occasione, l’unica, per ritrovare sé stesso. O meglio, quella parte di lui che è rimasta lì, ossia colui che potrebbe benissimo essere il vero “primo uomo”.



Il registro adottato da Amelio gioca sull’alternanza tra presente e passato. Per tutto il film noi vediamo ciò che vede Jean, il protagonista, interpretato da un Jacques Gamblin davvero azzeccato. Il suo è un personaggio schivo, molto pensieroso, segnato da un’infanzia per cui è certamente grato e che ora rievoca con nostalgia. Il regista di origini calabresi tenta di innestare in noi quegli stessi sentimenti che attraversano Jean servendosi di uno stile pressoché impeccabile, senza sbavature.

Il rapporto che dev’essersi instaurato tra il personaggio principale e l’autore della pellicola dev’essere stato talmente intimistico da agevolare il processo di riprese. Poco sopra alludevamo ad una mancanza di sbavature, dove per questo s’intende inquadrature pressoché impeccabili e quasi nessun momento “morto”. E’ altresì vero che Il Primo Uomo predilige lunghi ed assordanti silenzi, in cui ci viene dato modo di pensare, ragionare e forse cogliere lo stato d’animo del protagonista.

Sì perché oltre all’enfasi per la vicenda personale, c’è comunque in primo piano l’orrore di una guerra che da tempo divide il popolo di Algeri: tra chi vorrebbe un’Algeria indipendente e chi riafferma con orgoglio l’appartenenza alla Francia. Un popolo diviso, frammentato, che in tale spaccatura vede il suo peggior nemico. Certo, in un simile contesto difficilmente poteva venire meno l’immancabile retorica tra “ricchi e poveri”, seppur teneramente smorzata da innocenti, e quindi tutt’altro che smielate, frasi come questa: “se i poveri siamo noi, allora va tutto bene“. In generale si tenta un approccio quanto più onesto possibile in termine di verosimiglianza, pur cercando di veicolarlo con una prosa lievemente più poetica. Alla fine sappiamo che niente di tutto ciò sarebbe successo se da piccolo Jean Cormery, per esempio, non fosse stato costretto a camminare scalzo per aver perso i propri sandali.


Molto eleganti anche i passaggi tra un’epoca e un’altra, quella di Jean da bambino e quella in cui ritorna, a distanza di molti anni. Anche quest’ultima considerazione va inscritta nelle note a favore di una regia che fa propria la narrazione e si limita a seguirne gli sviluppi con una sorta di ossequiosità. A ben vedere, non sono gli eventi in sé a “travolgerci”, bensì il tono malinconico con cui sono vissuti e quindi riportati, sia sul volto di Jean che negli incontri/scontri cui deve far fronte.

Ed è essenziale riuscire a cogliere quest’aspetto, perché, come dice lo stesso Amelio: “Nessuna biografia può appassionarci se non tocca in parte anche la nostra vita“. Così è stato per lui, il quale, a sua volta, ha dovuto trasmettere le stesse sensazioni attraverso il mezzo cinematografico. Ecco perché non far propri quei silenzi, quelle carezze e quei mesti sorrisi, potrebbe rappresentare uno scoglio non da poco. Un limite al quale Amelio ci pare abbia messo una pezza sopra piuttosto dignitosamente: in caso contrario, ciò che avremmo di fronte sarebbe l’ennesimo dramma irrisolto di un uomo e di una Terra in rivolta. Storie vecchie come il mondo, insomma.

Voto di Antonio: 7

Il Primo Uomo (Drammatico, Italia/Francia/Algeria, 2011). Di Gianni Amelio, con Jacques Gamblin, Catherine Sola, Maya Sansa, Denis Podalydès, Ulla Baugué, Nicolas Giraud, Nino Jouglet, Abdelkarim Benhabouccha, Hachemi Abdelmalek, Djamel Said, Jean-Paul Bonnaire e Jean-François Stevenin. Qui trovate il trailer ufficiale. Nelle nostre sale a partire da domani, venerdì 20 Aprile.

Ultime notizie su Film Italiani

Tutto su Film Italiani →