Il Pescatore di Sogni: Recensione in Anteprima

Chi pensa che quella di Dear John altro non sia stata che una fugace parentesi romantica sul tema dell'amore per Lasse Hallström, dovrà ricredersi. In Il Pescatore di Sogni il regista svedese muta i toni, non tanto i contenuti. Riadatta un libro difficile da riadattare, quel Pesca al salmone nello Yemen di Paul Torday la cui trasposizione ha richiesto un lavoro non indifferente. D'altronde c'era da lavorare, e parecchio, per rendere possibile sul grande schermo un romanzo composto "interamente da email, promemoria e lettere", come ci dice il produttore Paul Webster.

E così è avvenuto. Il risultato è stato una sceneggiatura sensibilmente diversa rispetto all'opera originale, che tende a smussare i toni spiccatamente satirici di cui il libro è fortemente impregnato. Data la sensibilità di Hallström, si è preferito premere maggiormente sull'aspetto quasi favolistico della vicenda, lasciando che l'evento cardine del film fungesse tutt'al più da collante per una storia d'amore.

Il Pescatore di Sogni, peraltro, non poteva che essere girato da inglesi, con un cast inglese ed uno sceneggiatore inglese (Simon Beaufoy). L'humor britannico che pervade la pellicola trapela sin dalle prime sequenze, accompagnandoci per mano verso un esito che sa più di commedia che altro. E, di fatto, questo è: una commedia romantica, a tratti leggera e a tratti più "matura". Il tutto sullo sfondo di un contesto a cavallo tra l'attualità ed il senza-tempo.


Il dottor Alfred Jones (Ewan McGregor) rimane suo malgrado invischiato in un'impresa apparentemente senza senso: portare i salmoni nello Yemen. Fin qui, niente di strano. Senonché, e qui sta il bello, i pesci in questione dovrebbero pure essere in grado di risalire la corrente, aspetto pressoché fantascientifico per il metodico e preparatissimo Alfred, che non scorge in un fiume artificiale sito in una zona come quella condizioni tali da poter permettere la sopravvivenza dei salmoni.

Per compiere quella che sin da subito ci viene filtrata come una stramberia da ricchi sfondati - quale è il committente, lo sceicco Muhammad (Amr Waked) - il riluttante scienziato incappa nell'avvenente Harriet Chetwode-Talbot (Emily Blunt), una giovane donna brillante e piena di risorse (al di là dell'atipico nome). Si dà il caso il desiderio dello sceicco yemenita converga con alcuni interessi del Governo britannico in quell'area, delicata in ambito di politica estera. Da possibilità, dunque, quella della pesca di salmone nello Yemen diviene un imperativo categorico per ordine del portavoce del primo ministro, Patricia Maxwell (Kristin Scott Thomas): s'ha da fare, lo dicono dall'alto!

E come spesso accade, certi eventi in partenza sgradevoli si rivelano provvidenziali. Senza soffermarci sul retaggio dei protagonisti, senz'altro fondamentale al fine di comprendere la portata di certi episodi, lo scenario che viene a configurarsi ha un che di surreale. Tutto cospira contro la realizzazione di questo sogno, dalla biologia a dei fanatici che vedono in questa trovata l'ennesimo pretesto da parte degli occidentali per sconfinare nelle loro terre.

Ecco allora emergere quel carattere al quale poco siamo abituati, di certo non la nostra società secolarizzata, che anche dei sogni e dei desideri ha un'idea distorta perché preconfezionata. Ad ogni personaggio viene assegnato, se vogliamo, una componente tra le più recondite dell'animo umano. Alfred è uno con i piedi sin troppo per terra, che procede a testa bassa seguendo logiche scrupolosamente scientifiche. Il suo amore per il ponderabile è però mitigato dallo sceicco Muhammad, che non limita le proprie vedute a meri dati empirici, ma che propende per una Fede arcigna, la quale gli permette di andare oltre. Ponte fra i due è la bella Harriet, che attraverso sé stessa esprime uno dei caratteri più poeticamente legati al gentil sesso: la paziente umiltà di chi sa operosamente aspettare.


Che il personaggio della Thomas, poi, fosse in origine un uomo era agevole intuirlo. Sia chiaro, non che il cambio in corsa non abbia giovato, anzi. Giocare sull'equivoco di un personaggio donna che tiene tutti in pugno e che non ammette repliche è foriero di episodi potenzialmente esilaranti. E' così è, specie quando ci rendiamo conto, attraverso svariati scambi di messaggi in chat, che è proprio lei a tenere in riga il Primo Ministro e non viceversa.

E se, come accennavamo in apertura, i toni satirici sono stati mitigati sia per esigenze di adattamento, sia per non restare imbrigliati in tematiche eccessivamente attuali, la politica ne esce comunque canzonata. I motteggiatori di questo spettacolino umoristicamente british sono gli stessi attori che vi orbitano attorno, ridotti a caricature delle cariche di cui sono investiti. Probabilmente nessun'altra cinematografia ci avrebbe consegnato un Ministro degli Esteri zimbello dei media e dei suoi stessi alleati di Partito come quella britannica.

La mano del regista svedese è poi delicata nel tratteggiare le vicende che coinvolgono ed uniscono Alfred ed Harriet, che si scoprono amanti man mano che la loro capacità di sperare prende sempre più il sopravvento. Da qui possiamo congetturare circa la loro iniziale instabilità sentimentale, dovuta ad una certa mancanza di coraggio e forse, per l'appunto, di Fede, cui fa da contraltare, in maniera sarcasticamente elaborata, la condizione dello sceicco. Lui, che di Fede ne ha da vendere, di mogli ne ha più di una.

Non sono quindi solo le mordaci e sottili battute a suscitare qualche opportuno sorriso, bensì certi intrecci, certe situazioni che si legano a situazioni mancate eppure vividamente presenti. Tante parole, forse pure troppo arzigogolate, per commentare un film in fondo amabile, ma privo di quel mordente che lo renderebbe ancora più efficace. Piluccando qua e là, ne viene fuori qualcosa di agrodolce, che comunque sa troppo di eccessivamente costruito. Non era una sfida facile, dato che, se abbiamo ben capito, il romanzo di Torday poggiava su espedienti letterari ben precisi e al tempo stesso riusciti. Sciocco sarebbe "valutare" un film per quello che avremmo voluto fosse stato, tanto più che la firma di Hallström è di per sé un avvertimento. Solo che qualche episodio grottesco in più, tutto sommato, lo avremmo gradito.

Menomale per un McGregor che noi continuiamo a preferire in versione "battuta pronta", un Waked che contribuisce ad un'idea abbastanza positiva del personaggio che interpreta ed una Kristin Scott Thomas che si presta con risultati abbastanza efficaci al gioco dell'esasperazione di certi tratti. Avremmo potuto ricorrere ai soliti paralleli, tanto in voga tra i cinefili, ma poiché di mezzo ci sarebbe stato un film di Herzog, abbiamo preferito evitare. Non tanto perché non ci sentiamo del tutto convinti riguardo a certe evocazioni (che, seppure di striscio, sarebbero state pertinenti), ma perché lo spericolato regista tedesco ha sempre lamentato, da parte di chi si occupa di recensioni et similia, questa sorta di deformazione professionale, ossia la "citazione compulsiva". Vedi Werner, poi non dire che nessuno t'ascolta sul serio.

Voto di Antonio: 6,5

Il Pescatore di Sogni (Salmon Fishing in Yemen - Gran Bretagna, Drammatico, 2012). Di Lasse Hallström, con Ewan McGregor, Emily Blunt, Amr Waked, Kristin Scott Thomas, Tom Mison, Catherine Steadman, Jill Baker, Pippa Andre, Dixie Arnold, Steven Blake, Hamish Gray, Waleed Akhtar, Simone Liebman, James Cutting, Ramsey Karim e Sami Karim. Qui trovate il trailer italiano. Nelle nostre sale da domani, venerdì 18 Maggio.

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