Love & Secrets: Recensione in Anteprima

Cineblog recensisce per in anteprima per voi Love & Secrets, esordio dietro la macchina da presa per Andrew Jarecki, con Ryan Gosling, Kirsten Dunst e Frank Langella

Riesumando, per così dire, una delle vicende più oscure della Grande Mela, il regista Andrew Jarecki tenta il colpaccio con un film dal cast altisonante. E se non lo sono nomi come il quotatissimo Ryan Gosling, Kirsten Dunst e Frank Langella, davvero non sapremmo come altro definire la portata di tali componenti. Come dicevamo, l’incipit di Love & Secrets è di quelli molto delicati; uno di quei casi risolti per la giustizia (minuscola voluta) ma nient’affatto sopiti nell’immaginario collettivo di una popolazione immensa come quella di New York.

Nel 1982 il rampollo di una facoltosa famiglia di imprenditori immobiliari, Robert Durst, fu sospettato di avere ucciso la moglie Kathie. Non si trattò di un improvviso ed immotivato scoppio d’ira, dando per buone le accuse rivolte a Durst, dato che quest’ultimo da tempo angariava la propria consorte per via anche di alcuni disturbi psichici che si trascinava da bambino. Per farla breve, Robert fu ritenuto innocente in merito a questo e ad altri due omicidi “apparentemente” collegati. Alla fine della fiera la sua famiglia dovette pure sganciare 65 milioni di dollari pur di toglierselo di torno e non avere con lui più alcun legame. Fin qui i fatti.

Jarecki ritenne che una simile storia ben si prestasse, quindi ha deciso di imbarcarsi, ma fissando alcuni paletti. Tanto per cominciare, non voleva limitarsi agli avvenimenti. Da un lato il motivo è evidente: checché ne dicano i tribunali, il tutto rimane per certi aspetti avvolto nel mistero. In secondo luogo, il regista statunitense ha preferito prendere tutt’al più spunto da alcuni fatti straordinari della vita di Durst, al fine di esaltare temi come “desiderio, famiglia, ossessione e delitto“, afferma il diretto interessato. Ci sarà riuscito?


Beh, non è nostra intenzione liquidare il lavoro di Jarecki in poche sentenze, ma a nostro parere il suo Love & Secrets non riesce a mantenere se non le promesse, almeno le ambizioni. E sì che il cast, come accennavamo poco sopra, avrebbe dovuto agevolare le cose. Ma a quanto pare non sono bastati né una buona Kirsten Dunst, né un discreto Ryan Gosling per riuscire nell’impresa. I temi ai quali allude il regista americano sono sì presenti, ma appena sfiorati. Aleggiano sopra la pellicola, guardandosi bene di mischiarsi con essa e trasmettere la loro intrinseca potenza anche a noi che osserviamo.

Ancora più netta risulta tale impressione alla luce dei presupposti. Il fulcro attorno al quale ruotano gli eventi dell’intera narrazione è rappresentato da quel legame amoroso che lega David (Gosling) a Katie (Dunst), conosciutisi per caso in un appartamento di Manhattan e subito attratti l’uno dall’altro. Ma è come se la sceneggiatura avesse voluto di proposito accelerare le tappe. A tratti opera totalmente fittizia, a tratti (molto brevi) quasi opera documentaristica, per via di alcune sequenze artificialmente di repertorio, il dipanarsi della trama non ci fornisce coordinata alcuna riguardo questo “amore” consumatosi nel giro di poco tempo e sfociato in tragedia.

Che David (i nomi nel film sono stati cambiati rispetto alle controparti reali) sia instabile lo si percepisce dopo un po’, ma il vero problema è che il cambiamento nei riguardi di Katie non è così repentino come vorrebbe farci credere il film. I due vivono la loro storia d’amore lontano da casa, o almeno ci provano. Frustrati dal loro tentativo di fuga, ecco riaffiorare in David quella parte malata di lui che la distrazione rappresentata da Katie aveva sino a quel punto oscurato. Perché per lei, la novella sposa intendiamo, il sentimento dà l’impressione di essere davvero sincero.


Ma come si è arrivati fin qui? Perché? Love & Secrets ci consegna a questo punto l’ennesimo pseudo-dramma familiare, all’interno di un ambiente fortemente agiato, in cui a farne le spese è il classico figlio ribelle oppure profondamente scosso da qualche episodio forte avvenuto nella propria infanzia. La tipica storia di quella parte più oscura dell’America su cui certi americani preferiscono glissare per non inquietare l’idillio di un contesto da super-potenza. Ma questa non è che la scorza.

Dove il film cede è nella polpa, componente su cui chiaramente lavora con maggior zelo. Quanto accade sullo schermo ci scivola addosso quasi come se non ce ne accorgessimo. Pressoché in nessuna occasione veniamo coinvolti in quella torbida faccenda, che eppure non si presenta affatto ordinaria. Forse, nell’epoca della spettacolarizzazione molesta del delitto quale evento mediatico, oramai noi altro non rappresentiamo che soggetti assuefatti da un eccesso di esposizione a questo show dell’orrendo? Sarà. Ma la triste scomparsa di Katie quasi non ci tange, così come i retroscena di questa strana disgrazia.

Ci è piaciuto l’andamento del montaggio, teso a ripercorrere gli eventi rivivendoli a posteriori, e ancora di più l’inserimento del tutto sconnesso rispetto alla narrazione di alcune fasi piuttosto avanzate, cronologicamente, della storia. Ma anche quando arriviamo al punto di capire cosa grossomodo abbia condotto quella losca figura femminile a fermarsi davanti a un ponte in piena notte, non ci sentiamo granché sollevati.


Carne a fuoco ce n’è, solo che viene servita male. Buttiamo lì uno spunto. Perché non lavorare con maggiore attenzione sulla decisione di travestirsi da parte di David? Sì, in aula l’imputato racconta che il motivo di tale scelta è riconducibile al desiderio di “fuggire da sé stesso“, quasi che interpretando un’altra persona il vecchio David scomparisse. Lo stesso fa cenno all’idea di mimetizzarsi, perché, dichiara, “oramai non era facile essere me“. Perché quindi non spingere un po’ di più sul tema del travestimento in quanto alienazione e non, come di solito accade, finalizzata ad un presunto riconoscimento della propria, “vera” natura?

Perché se la follia non ha mai una sola causa, è anche vero che i soli sintomi non bastano a renderla non diciamo accettabile, ma attivamente osservabile. Insomma, se certi episodi fossero stati strutturati meglio e ripartiti in maniera un po’ più omogenea, ora forse parleremmo di qualcos’altro. Qualcosa che, a conti fatti, Love & Secrets non è. Perché non basta spiegarci di cosa parli una storia al cinema, quando poi, ahinoi, non si riesce a farcela vivere fino in fondo.

Voto di Antonio: 5

Love & Secrets (All good things, Drammatico, USA, 2010), di di Andrew Jarecki. Con Ryan Gosling, Kirsten Dunst, Frank Langella, Kristen Wiig, Lily Rabe, Philip Baker Hall, Diane Venora, Nick Offerman, Trini Alvarado e John Doman. Qui trovate il trailer italiano. Nelle nostre sale da giorno 1 Giugno.

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