La grande illusion: il capolavoro di Jean Renoir contro la guerra, torna al cinema restaurato

Recensione, curiosità, trailer, poster e foto, aspettando La grande illusion di Jean Renoir, di nuovo al cinema e contro la guerra, in versione restaurata in 4K, dal 3 marzo 2014.

di cuttv

Dopo tante guerre, calde, fredde, mondiali, nucleari, intestine o viscerali, la natura umana non sembra più immune agli inganni e le barriere dei conflitti belligeranti, di quanto non lo fosse nella primavera del 1937. Due anni prima dello scoppio della Seconda Guerra Mondiale, già nell’aria come la ferocia della dittatura nazista, mentre i cinema di Parigi accoglievano calorosamente La grande illusion di Jean Renoir.

Un film contra la guerra, che attraverso i suoi prigionieri e il “ritratto di uomini che compiono il loro dovere, secondo le leggi della società e delle istituzioni stabilite”, divisi da frontiere, classi e razze, si scaglia anche contro il concetto di sacrificio ed eroismo del patriottismo, divenendo il “nemico cinematografico numero uno“di Goebbels.

«Per caso, il giorno in cui i nazisti entrarono a Vienna, nelle sale distribuivano il mio film. Senza perdere un istante, la Polizia lo proibì e si interruppero immediatamente le proiezioni. È una storia che mi riempie d’orgoglio.» 

Un’appello alla pace che a 35 anni dalla scomparsa del regista, e quasi 77 dalla prima uscita, il Cinema Ritrovato della Cineteca di Bologna, è pronta a riportare al cinema, nella versione restaurata in 4K da Studiocanal e Cinémathèque de Toulouse, presso il laboratorio L’Immagine Ritrovata nel 2011.

Un prodigioso restauro dell’universo umano imprigionato dalla guerra, con avamposti, barricate e bisogni caratterizzati da più affinità che differenze, comunque più radicate tra le classi che tra le nazioni.

Le classi che separano il popolano tenente francese Marechàl (Jean Gabin), dal suo nobile Capitano de Boëldieu (Pierre Fresnay), nei diversi campi di detenzione tedeschi dai quali tentano di fuggire, sino a quando approdano nella fortezza di Wintesborn (il castello di Haut-Kœnigsbourg in Alsazia).

Un carcere inespugnabile, rispetto ai precedenti, affidato all’aristocratico prussiano von Rauffenstein (il regista Eric von Stroheim) con tanto di collare ortopedico a tradirne il ritiro forzato dall’azione della battaglia, trovata escogitata dallo stesso von Stroheim come molto altro del suo personaggio in origine quasi marginale.

Un uomo della stessa classe del nobile capitano francese, tanto in sintonia e stima reciproca, da ricorrere alla lingua inglese, inaccessibile a plebei francesi e tedeschi, per rendere esclusive anche le conversazioni tra loro, e spingere il capitano tedesco a cogliere l’unico fiore del castello (coltivato dallo stesso in vasetto) per onorare il nemico che è costretto ad uccidere dopo l’ennesimo tentativo di fuga che questo agevola agli altri progionieri.

Le stesse affinità e distanze che avvicinano, anche con i movimenti di macchina, il prigioniero francese Maréchal alla contadina tedesca Elsa (Dita Parlo), o emergono quando l’annuncio di una vittoria francese sul fronte durante la rappresentazione teatrale, spinge un ufficiale “inglese” travestito da donna, a togliere la parrucca, slacciare il corsetto ed intonare la “Marsigliese”.

Quelle differenze di classe che continuano a dividere e avvicinare più di quelle tra le nazioni, mentre La grande illusione che le condanna come responsabili di ogni genere di conflitto, si prepara a tornare al cinema in prima visione, come quel classico restaurato da lasciare ai posteri, anche per Orson Welles.

Voto di Cut-tv’s: 10

La grande Illusion (La grande illusione, Francia, 1937) di Jean Renoir; con Jean Gabin (tenente Maréchal), Erich von Stroheim (capitano von Rauffenstein), Pierre Fresnay (capitano de Boëldieu), Marcel Dalio (Rosenthal), Dita Parlo (Elsa), Julien Carette (Traquet), Gaston Modot (ingegnere del catasto), Jean Dasté (maestro), Georges Péclet (Cartier), Jacques Becker (ufficiale inglese), Claude Sanval (Ringis).Di nuovo al cinema, in versione restaurata, in lingua originale con sottotitoli, ogni lunedì e martedì, dal 3 marzo 2013 per tutto il mese, nelle sale italiane che trovate segnalate online.

11 La grande illusion,  Jean Renoir  - poster 2014

Omaggio a Jean Renoir

Il Ritorno di un’edizione restaurata in 4K da Studiocanal e Cinémathèque de Toulouse, presso il laboratorio L’Immagine Ritrovata nel 2011, con la quale la Cineteca di Bologna anticipa la rassegna cinematografica dedicata a Jean Renoir, programmata dall’8 al 21 marzo.

Ho realizzato La grande illusione perché sono pacifista.

Ne La grande illusione mi sono sforzato di mostrare che in Francia non si odiano i Tedeschi. Il film ha avuto un grosso successo. No, non è migliore di un altro film, ma traduce semplicemente quello che un Francese medio, mio fratello, pensa della guerra in generale.

Per lungo tempo si è rappresentato il pacifista come un uomo dai capelli lunghi, dai pantaloni sgualciti, il quale, appollaiato su una cassa di sapone, profetizzava senza tregua le calamità che sarebbero sopraggiunte e cadeva nell’angoscia alla vista di un’uniforme. I personaggi de La grande illusione non appartengono a questa categoria. Essi sono l’esatta replica di quel che noi eravamo, noi, la ‘classe 1914’. Perché ero ufficiale durante la guerra e ho conservato un vivo ricordo dei miei compagni. Non eravamo animati da alcun odio contro i nostri avversari. Erano dei buoni tedeschi come noi eravamo dei buoni francesi… Sono convinto di lavorare a un ideale di progresso umano presentando sullo schermo la verità non mascherata. Attraverso il ritratto di uomini che compiono il loro dovere, secondo le leggi della società, nel quadro delle istituzioni stabilite, credo di aver portato il mio umile contributo alla pace del mondo. Jean Renoir, Ecrits (1926-1971)

Galleria Fotografica

La grande illusion - foto

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La grande illusion - foto
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La grande illusion - foto

Trailer 1937

Curiosità

«La storia dei traffici che ho dovuto affrontare per trovare i finanziamenti per La grande illusione potrebbero diventare il soggetto di un film. Mi sono portato dietro il manoscritto per tre anni, visitando gli uffici di tutti i produttori, francesi o stranieri, convenzionali o d’avanguardia.» Jean Renoir

I finanziamenti per il film furono ottenuti grazie alla negoziazione di un produttore amico di Renoir, Albert Pinkevitch, e all’interessamento di Jean Gabin che partecipò alle riunioni oraganizzative e che, con la sua presenza nel film come interprete di un ruolo di primo piano, dette fiducia ai finanziatori, Raymond Blondy e Frank Rollmer della casa di produzione Réalisation d’Art Cinématographique (RAC).

L’idea del film risale addirittura al 1934, quando durante le riprese di Toni effettuate a Martigues, Renoir incontrò il maresciallo Pinsard, che durante la Prima guerra Mondiale gli aveva salvato la vita mentre prestava servizio nell’aviazione francese, pilotando un vecchio Caudron attaccato da un aereo nemico, dove riportò la ferita che lo lascio claudicante a vita.

Nel 1915 ero pilota della squadriglia Champagne dell’aviazione francese. Il mio compito consisteva nel trasporto di un fotografo, che aveva la missione di scattare fotografie precise di sentieri e strade carrabili, insomma di ogni traccia di circolazione che conducesse al luogo in cui si presumeva fosse insediata una batteria tedesca.
Il mio fotografo ed io volavamo su un vecchio modello di aereo, ed eravamo tutt’altro che ansiosi di imbatterci nella contraerea tedesca. Quando eravamo attaccati, non avevamo praticamente nessuna possibilità di difenderci, ed eravamo troppo lenti per darci alla fuga. Ogni volta che il nemico ci incalzava, era sempre lo stesso caccia francese a venire in soccorso. Lo riconoscevo. Spesso, dopo avermi salvato la vita e dispersi gli aggressori, mi volava così vicino che potevo vedere gli imponenti baffi del pilota. Si chiamava Pinsard. Era il capitano della più vicina squadriglia di combattimento. Senza i suoi provvidenziali interventi non avrei oggi il piacere di narrarvi questa storia. Jean Renoir (1959), Il passato che vive, a cura di Claude Gauteur, Bulzoni, Roma 1996

Nel corso di vari incontri il generale narrò le sue avventure di guerra, le sette catture e le sette evasioni, che al regista parvero elementi interessanti per un film d’avventura. Prese vari appunti e li mise in una scatola con l’intenzione di ricavarci un film

Le riprese degli interni furono girati durante l’inverno 1935-1936 negli studi de Billancourt, Tobis e Éclair Épinay-sur-Seine; gli esterni nei dintorni di Neuf-Brisach (Alto Reno), nel castello Haut Koenigsburg (Basso Reno), nella caserma di Colmar, in una fattoria di Ribeauvillé e a Chamonix per l’ultima scena. Gli operatori alla ripresa furono il nipote del regista Claude Renoir – che lavorava con lui dal 1933 – e, quando questi dovette abbandonare il set per motivi di salute, Jean-Serge Bourgoin.

Tagli e censure effettuate sui positivi per la distribuzione internazionale, scomparirono solo nel 1958, con la prima versione completamente ricostruita da Renoir e Charles Spaak, da un negativo ritrovato a Monaco dagli americani alla fine della guerra.

Insieme a “La passion de Jeanne d’Arc” (1928) di Carl T. Dreyer, è il solo film francese che figura stabilmente nelle classifiche dei “dieci migliori film della storia del cinema”.

Col medesimo titolo “The Great Illusion” nel 1910 uscì un libro dell’inglese Norman Angell, amico di Bertrand Russell, che s’interrogava sui vantaggi che i vari Paesi europei avrebbero ricavato da una guerra tra loro.

La grande illusion - Poster

Colonna Sonora

La colonna sonora curata da Joseph Kosma è piena di canzoni popolari cantate dai personaggi, che potete ascoltare online anche qui:
– Frou-Frou (1897), parole di Hector Monréal (1839-1910) e di Henri Blondeau (1841-1925), musica di Henri Chatau (18..-1933), cantata da Lucile Panis
– Frère Jacques
– Si tu veux Marguerite (1913), parole di Vincent Telly, musica d’Albert Valsien
– It’s a Long Way to Tipperary
– La Marseillaise
– Die Wacht am Rhein
– Il était un petit navire, suonato da Boëldieu per distrarre le guardie durante l’evasione di Rosenthal e Maréchal.

Vintage poster

La grande illusion - Poster

La grande illusion - Poster
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