Shortbus rifiutato da molte sale italiane

Vergogna vergogna vergogna, e ancora vergogna. Eppure avevamo qualche sospetto che tutto ciò sarebbe potuto accadere. Shortbus è il vero film-scandalo dell’ultimo Festival di Cannes. Non solo perchè John Cameron Mitchell è il regista gay di Hedwig (non mi piace ripetere il sottotitolo), ma proprio perchè ora ci propone questa pellicola che sia preannuncia abbastanza


Vergogna vergogna vergogna, e ancora vergogna. Eppure avevamo qualche sospetto che tutto ciò sarebbe potuto accadere.

Shortbus è il vero film-scandalo dell’ultimo Festival di Cannes. Non solo perchè John Cameron Mitchell è il regista gay di Hedwig (non mi piace ripetere il sottotitolo), ma proprio perchè ora ci propone questa pellicola che sia preannuncia abbastanza “estrema” nei suoi contenuti. Sesso pubblico, omosessualità e non solo, mancanza d’amore, feticismo: un film che è stato subito dichiarato “pieno di sesso, e dove niente è simulato” non può andare giù. E allora ecco che molte sale italiane si rifiutano di distribuire il film, che potremo vedere (?) da venerdì.

Un’offesa all’intelligenza dello spettatore che deve avere il diritto di scegliere, un’offesa alla cultura, un’offesa alla nostra sacrosanta possibilità di scegliere per noi stessi se il film è valido o meno.
Valerio De Paolis della Bim dichiara di avere delle difficoltà nel portare la pellicola nelle nostre sale, in quanto gli esercenti lo considerano un porno. Si prega il pubblico di non essere così chiuso e prigioniero dei pregiudizi medievali che continuano a restare vivi e non spariscono: la bellezza del cinema è anche quella di poter decidere in quale sala entrare, sapendo che la maggior parte dei film prodotti ci sono e vengono distribuiti normalmente. Ci siamo anche un po’ stufati.

Fonte: Ansa

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