Party Girl: Recensione in Anteprima del film d'apertura dell'Un Certain Regard

La difficoltà di amare quale vero ostacolo alla realizzazione di una donna sulla soglia della terza età, chiamata forse per l'ultima volta a risolvere le questioni in sospeso che si trascina da troppo tempo in Party Girl, film d'apertura dell'Un Certain Regard qui a Cannes

Oggi è giorno di aperture. Quinzaine, Semaine ed Un Certain Regard aprono ufficialmente i battenti, con un netto vantaggio da parte della Quinzaine des Réalisauteurs, che ha presentato quello che fino ad ora è il colpo di fulmine del Festival, cioè Bande de filles – da spartire semmai con Mr. Turner di Leigh, senz'altro in linea con le attese e forse pure qualcosa di più. Ma per questo c’è tempo.

Ad inaugurare l’Un Certain Regard quest’anno c’è un film francese, che dunque gioca in caso. Diretto addirittura a sei mani, Party Girl è il ritratto di un’anziana donna, Angélique, alle prese con l’età che incalza, i bilanci troppo a lungo rinviati di una vita passata all’insegna della spensieratezza. Troppo tempo a scappare da sé stessa per poi arrivare al punto di non potere più fare a meno di confrontarsi coi propri demoni, non importa quanto terribili. Né che forma abbiano.

Una ghiotta premessa, per quanto tutt’altro che fresca, su cui intavolare un bel discorso. Cosa non va allora in Party Girl? Banalmente si potrebbe dire, senza andare troppo fuori strada, che per un’ora buona non accade pressoché nulla (sic). La prima parte del film rappresenta una sorta di lungo preambolo, una premessa a suo modo descrittiva di questo strano ancorché familiare mondo in cui vive Angelique, fatto di luci soffuse e colorate, sguardi languidi e tirar tardi fino a notte fonda dopo l’ennesima sbronza.

Angélique è una vecchia gloria di night club, antesignana della lap dancer, che ai suoi tempi (e di anni ne sono trascorsi un bel po’) riscuoteva un discreto successo girando per il mondo – lo testimoniamo anche le foto in cui esibisce fieramente un viso giovane, sprezzante, ed un seno gentile, fuori (anche se per poco) dalle logiche del silicone. Party Girl parla anche di questo, l’ansia mai sopita non tanto del tempo che avanza, quanto della gloria effimera, fuor di moralismi, che distoglie. Da cosa? Nel caso della protagonista, ci pare, da ciò che in fondo le è più caro, ovvero i propri figli.

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Il tutto non è ancora lievitato per nulla quando vengono mandati in scena la figlia ed il figlio di Angélique, interpellati perché la donna, a dispetto dell'anagrafe, è in procinto di sposarsi con un cliente. Oltre a loro la prole ve la prole è composta da altri due elementi, per un totale di quattro, di cui una non si hanno praticamente più notizie da anni poiché è stata abbandonata dalla madre in tenerissima età (questa è una versione). Sia chiaro, sebbene la parte centrale si soffermi essenzialmente su questa reunion, che in larga parte pare procedere a gonfie vele, Party Girl è tutt’altro che conciliante.

Ancora di più si resta interdetti, dunque, perché di spunti utili ce n’è eccome. Angelique è un personaggio con cui sulla carta è difficile non instaurare una certa empatia, o nella peggiore delle ipotesi dinanzi alla quale restare proprio indifferenti. Sia che la sua condotta sconsiderata infastidisca, sia che la si tenda a giudicare una vittima (magari pure di sé stessa), sotto pelle qualcosa sembra passare.

Ma il trio in cabina di regia non riesce ad infondere forza ad uno scenario che ad un certo punto si limita per lo più ad un collage di vita vissuta; un’esistenza fatta di vuote routine, oppure di cene e bevute con persone care, in entrambi i casi fattispecie aliene allo spettatore, che non viene “iniziato” a dovere agli eventi che vanno susseguendosi. Poi, improvvisamente, qualcosa accade: una fiammata estemporanea, che restituisce una certa profondità alla storia. Solo che oramai è troppo tardi ed i giochi sono pressoché terminati. Fosse stato spostato all’indietro il baricentro narrativo nonché emotivo, probabilmente adesso ci troveremmo a parlare di un altro film. Ma così non è stato purtroppo.

Voto di Antonio: 5
Voto di Gabriele: 5

Party Girl (Francia, 2014) di Marie Amachoukeli, Claire Burger e Samuel Theis. Con Sonia Theis-Litzemburger.

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