Dopo il matrimonio: il cinema danese non è solo Von Trier

In questo periodo se parliamo di cinema danese viene subito in mente Lars Von Trier. E se si pensa al cinema danese, viene subito da pensare anche ad un cinema che divide. Lo fa Von Trier (anche qui al CineBlog, diviso a metà fra sostenitori e detrattori), ma lo fanno tutti i cineasti danesi degli

In questo periodo se parliamo di cinema danese viene subito in mente Lars Von Trier. E se si pensa al cinema danese, viene subito da pensare anche ad un cinema che divide. Lo fa Von Trier (anche qui al CineBlog, diviso a metà fra sostenitori e detrattori), ma lo fanno tutti i cineasti danesi degli ultimi anni. Susanne Bier non si sottrae alla regola: basta pensare al suo Non desiderare la donna d’altri, da qualcuno osannato e da qualcuno bocciato pesantemente.

Dopo il matrimonio è il suo nuovo film, presentato in anteprima fuori concorso alla Festa di Roma, e non dubito che potrebbe ancora una volta spaccare a metà critica e pubblico. A pochi giorni dall’uscita de Il grande capo, il cinema danese fa ancora discutere.

Ma vediamo assieme brevemente la trama di questo film: Jacob Petersen si dedica agli orfani indiani, ma si trova in una difficilissima situazione quando l’orfanotrofio in cui lavora deve chiudere i battenti. L’inaspettato aiuto arriva però dal ricco Jørgen, che gli offre 4 milioni di dollari per far restare aperto l’orfanotrofio. Ma ci sono delle condizioni da rispettare: Jacob deve per forza tornarsene a casa in Danimarca. L’uomo verrà poi a scoprire che Helena, la donna che ha amato perdutamente fino al momento della partenza per l’India, è proprio la moglie di Jørgen…

Un melodramma, in sostanza, che si propone di scavare nelle psicologie dei suoi personaggi, nelle loro reazioni a situazioni difficili, nei gesti e nei visi.
La pellicola esce questo venerdì 22 dicembre.

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