Synecdoche, New York: le recensioni dagli Usa e dall’Italia

Leggiamo insieme le recensioni Italiane e Straniere di “Synecdoche, New York” scritto e diretto da Charlie Kaufman e con Philip Seymour Hoffman protagonista

di carla

E’ uscito il 18 giugno scorso il film Synecdoche, New York scritto e diretto da Charlie Kaufman ed interpretato da Michelle Williams, Philip Seymour Hoffman, Jennifer Jason Leigh, Catherine Keener, Dianne Wiest, Emily Watson, Samantha Morton, Hope Davis, Robin Weigert. Dopo aver letto la nostra recensione, ecco i commenti dei critici Americani e Italiani. L’avete visto? Vi è piaciuto? Su Rotten, mentre scrivo, la percentuale dei voti positivi è del 68%.

Dave Calhoun – Time Out: è divertente come è deprimente. E’ brillante come è sconcertante. Voto: 5/6

Jonathan Rosenbaum – Chicago Reader: Sembra più come una illustrazione della sua sceneggiatura che un film vero e proprio, dimostrando quanto Charlie Kaufman abbia bisogno di un Spike Jonze o di Michel Gondry per realizzare i suoi concetti surreali.

Tom Long – Detroit News: Un’esplorazione surreale di arte, amore e morte. Voto: A

Christopher Orr – The New Republic: un grande film sui sentimenti. Può non essere il miglior film dell’anno, ma è probabilmente il più straordinario.

Amy Biancolli – Houston Chronicle: Mi ha colpito la magia peculiare di questo film, quando ho rinunciato ad ogni tentativo di capirlo come una narrazione lineare. Voto: 3.5 / 4

Philip Kennicott – Washington Post: La recitazione è magnifica, soprattutto quella angosciata di Philip Seymour Hoffman.

Colin Covert – Minneapolis Star Tribune: Ci vuole enorme abilità per tirare fuori questo tipo di meta-storia e Kaufman ci riesce. Voto: 3.5 / 4

Roger Ebert – Chicago Sun-Times: un film con la ricchezza della grande narrativa. Voto: 4/4

Peter Rainer – Christian Science Monitor: Una grande fantasmagoria incomprensibile. Voto: D

Carina Chocano – Los Angeles Times: tentacolare, straziante, frustrante, difficile da seguire e dolorosamente, dolorosamente triste. Voto: 3.5 / 5

Stephanie Zacharek – Salon.com: si sforza di essere un lavoro di grandezza. Ma la visione globale di Kaufman è molto meno interessante rispetto alle piccole intuizioni che raccoglie lungo la strada.

Rafer Guzman – Newsday: Kaufman è pieno di idee, ma non sa quando smettere. Voto: 2.5 / 4

 -synecdoche,-new-york-posterMaurizio Porro – Il corriere della sera: Il film è anche eccessivo ma di esplosiva fantasia intellettuale nel chiedersi chi e come vince nella sfida all’OK Corral tra vita e finzione. Ma si può organizzare lo spettacolo della propria vita? Il quesito stesso è la forza del film capolavoro che strizza cuore e meningi.

Alessandra Levantesi Kezich – La Stampa: Non c’è dubbio che Charlie Kaufman, lo sceneggiatore di Essere John Malkovich, ha una sua visione artistica autentica, fuori dalle logiche del mercato. E infatti Synecdoche New York, con cui nel 2008 ha esordito nella regia, è un film coraggiosamente sperimentale, tutto giocato su una illusoria, frammentaria dimensione spazio-temporale; sui falsi movimenti di una vita che dalla giovinezza alla vecchiaia alla morte resta inchiodata in una tela di sogni e paura, aspirazioni utopiche e occasioni mancate. (…) Philip Seymour Hoffman è magnifico per intensità e depressa malinconia; ed è eccellente il cast femminile, da Catherine Keener a Samantha Morton, che lo circonda. Il problema è che il film, dopo una quarantina di minuti che farebbero gridare al capolavoro, proprio come il protagonista si avvita su se stesso, ritrovando solo a tratti la coinvolgente misura iniziale. E, tuttavia, andrebbe visto; e, forse, rivisto.

Maurizio Acerbi – il Giornale: Cervellotica, geniale e ambiziosa storia che potrebbe sconcertare il pubblico in sala.

Roberto Silvestri – Il Manifesto: (…) Il film è un pezzo di impuro, teorico, scherzoso e anche eccentrico, ma a volte ingenuamente ripetitivo «metacinema». (…)

Paolo Mereghetti – Il corriere della sera: (…) l’ambizione annega nell’intellettualismo e nei soliti giochetti sul doppio. Presuntuoso.

Roberto Nepoti – la Repubblica: Dopo quello di James Gandolfini, ecco il primo film “postumo” di Philip Seymour Hoffman: e anche la sua è una grande interpretazione, da farci rimpiangere ancor più la perdita. In realtà il film è del 2008. Perché non era uscito, finora? Con ogni probabilità perché non è né semplice, né riposante. Basti dire che lo ha scritto e diretto Charlie Kaufman, sceneggiatore cult ( Se mi lasci ti cancello) la cui specialità sono i viaggi nel cervello. La trama non è lineare. Come suggerisce il titolo (alludendo a quella figura retorica per cui una cosa viene sostituita da un’altra), il film procede per associazioni, come un ipertesto a-cronologico e semi-onirico che si compone nella testa del protagonista.

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