Ozpetek al Giffoni 2014: “Prossimo film Istanbul Red, ma sarà diverso dal libro”

“Papa Francesco è un genio. E’ uno degli uomini che amo di più” dice il regista di Bergoglio, che domani 26 luglio sarà in visita in Campania.

“Il vostro calore è commovente. Per uno che fa il mio lavoro questa è una delle giornate più belle. Grazie di cuore. Mi avete reso felicissimo, davvero”.

Ferzan Özpetek saluta così i giurati Generator raccolti in sala Truffaut sotto il tema Be Different:

“Essere diversi dagli altri è importantissimo; uscire e restare fuori dal gregge vuol dire far centro nella vita”

dice il regista che elenca tutte le volte in cui ha mantenuto ferme le proprie scelte artistiche di fronte alle proposte dei produttori.

Non ama la parola ‘omosessualità’:

“Quando non ci sarà più bisogno di parlare di differenze in un Festival come questo vorrà dire che le persone non si valuteranno più dalla cintura in giù. Il giorno in cui non ci saranno più Gay Pride, locali specifici, allora il mondo sarà un mondo migliore”.

E aggiunge:

“Affermare che i figli dei genitori gay sono migliori degli altri è una provocazione, fatta per andare contro una parte politica. E i nostri politici parlerebbero di matrimoni omosessuali solo se fossero sicuri di raccogliere voti”.

Si mostra invece innamorato di Papa Bergoglio, che domani sarà a Caserta:

“Questo Papa è un genio. E’ uno degli uomini che amo di più. Dice cose straordinarie. Per alcuni Cuore Sacro, massacrato dalla critica dopo i due successi precedenti e uscito durante il papato di Benedetto, è stata un’anticipazione di quel che sarebbe successo dopo. E il fatto che vi sia piaciuto mi rende felice”.

 

Ai ragazzi consiglia:

“Ognuno di noi nasce con una potenzialità. Sta a voi intuirla e coltivarla” dice il regista a quanti manifestano il desiderio di intraprendere una carriera artistica: “Non studiare recitazione, ma leggete tanto – partite da L’Idiota di Dostoevskij – di studiare canto e musica; i corsi rischiano di impostarvi”.

Si dice fortunato di condividere due diverse culture, imperfette, mediterranee:

“Ciascuno di noi deve imparare ad avere lo sguardo dello straniero. Non mi sento un artista, ma forse ‘l’arte’ è il mio modo di raccontare le proprie emozioni”.

Del suo prossimo film Red Istanbul dice di non saper ancora cosa uscirà:

“Potrebbe venir fuori anche quello che non voglio e mi sento male al solo pensiero”.

Di certo nella sua filmografia la scelta degli attori e la recitazione sono cruciali fin dalla scrittura:

“La mia idea di recitazione? Non sono gli attori a dover entrare nel personaggio, ma è il personaggio che deve avvicinarsi all’attore”.

E a proposito di attori, il Giffoni Experience ha ospitato qualche giorno fa Francesco Arca, protagonista di Allacciate le cinture, vittima, secondo il regista di un vero “razzismo mentale” che ha spinto molti a non andare neanche a vedere il film.

“Voi avete questa grandissima qualità, non avete pregiudizi. Ho sentito Francesco Arca, entusiasta della giornata trascorsa qui. Questa è la conferma che i bambini capiscono molto di più dei grandi”.

Famiglia, comunità, sono costanti dei suoi film:

“La mia tradizione di famiglia è la classica tavolata”,

ma come ci insegnano i suoi film, i legami di sangue non sono determinanti.

“Io mantengo i rapporti con tutti i miei ex: non riesco a capire come ci si possa separare da anni di storia comune”.

L’unica ‘separazione’ inevitabile è la morte:

“L’idea della morte mi dà molto fastidio. L’idea di Saturno contro è nata pensando a cosa avrei fatto se Simone, il mio compagno, fosse morto. Avrei dato tutto ai miei amici e mi sarei ammazzato”.

Da qui lo spunto di uno delle sue opere di maggior successo.

Se fosse stato per lui non avrebbe smesso più di parlare con i ragazzi. Il bello di Ozpetek è che ci sono sempre spunti da approfondire, dalla regia alla recitazione, dalla politica alla religione, dalla società alla serialità tv. Vivaddio!

Ozpetek al Giffoni 2014: Conferenza stampa live su Cineblog

Giffoni Film Festival - Day 8

Conferenza stampa tra le più ‘partecipate’ e coinvolgenti di questa 44esima edizione del Giffoni Film Festival. Ozpetek racconta di star lavorando al secondo libro (“Ma il primo l’ho fatto per gioco, sul secondo sento più responsabilità“), di aver iniziato a scrivere la sceneggiatura tratta dal suo primo libro “Red Istanbul” (“Ma sarà molto diverso dal libro, non voglio ripetermi“), annuncia la ripresa de La Traviata a novembre dal Teatro San Carlo di Napoli per 20 repliche e di altri progetti operistici già fissati per il 2018 (“Sempre che ci siamo ancora nel 2018“). Già l’anno scorso è stato molto denso e “alla mia età dovrei iniziare a rallentare”). Un’agenda pienissima che non gli ha impedito di essere oggi a Giffoni. Di Festival se ne intende (“Venezia mi mette paura, piena di pregiudizi, devi mantenere sempre un low profile sennò pronti a spararti addosso“) e dopo la stampa incontrerà i ragazzi della Masterclass. E lo seguiremo anche qui. (Oggi stalking).

13.03 Per il primo anno a Venezia il premio Bresson viene dato a Verdone, prima volta per la commedia: “Intano la commedia è fondamentale per raccontare la vita e soprattutto la commedia all’italiana. Voglio solo dire che è un attore bravissimo, a mio avviso sottovalutato. Anche con lui mi piacerebbe lavorare”.

13.01 La cosa più importante la scrittura, con Ivan Cotroneo, e la lettura con gli attori (chiedete a Margherita Buy che on voleva mai mangiare la pizza, ma poi si spazzolava tutto). La scelta dell’attore è per me la costruzione stessa del film.

12.58 Mi piacerebbe lavorare con la Ferilli: ci conosciamo da anni, ma non ci siamo mai incrociati. MI piacerebbe lavorare con Nicole Grimaudo, che secondo me merita molto di più, Schicchitano ha fatto un lavoro incredibile sul suo personaggio, ma nessuno l’ha notato. Avrei voluto lavorare con Virna Lisi, ma poi non abbiamo trovato il personaggio.

12.56 Sto scrivendo Istanbul Red nuovo film, il prossimo anno progetto di opera lirica molto importante ma non posso dire niente, 20 repliche da novembre al San Carlo de La Traviata, progetti di opere anche in Cina nel 2018. La cosa più importante però è il film tratto dal libro, ma sarà molto diverso: non voglio ripetermi e forse rimarrà giusto qualcosa uguale come il personaggio.

12.51 “Non posso dire che l’Italia sia una Paese razzista. Bello che ci siano nel cinema italiano tanti cognomi diversi, dalla Rochwacher a Winspeare. Non esistno registi con la ‘nazionalità’, non abbiamo bandere e colori. Sono fortunato perché vivo tra due

12.48 Cosa ti spinge a parlare degli invisibili e dell’omosessualità. “Ne il bagno turco forse il primo bacio gay, ma il film di rottura è stato Le Fate Ignoranti. La distribuzione voleva aspettare a farlo uscire perché pensavano fosse rivolto solo a un pubblico gay.  Io però vorrei che non si parlasse più di differenza, di persone diverse. Sto ancora aspettando daRenzi una parola sui diritti delle persone, non dei gay, ma delle unioni civili. Non dobbiamo ragionare dalla cintura in giù.

12.45 Ho iniziato grazie a Troisi: sono stato il suo assistente. Gli feci un’intervista e chiesi se potevo fargli da assistente. All’inizio portavo i caffè, poi mi dette il compito di fare da coach a un attore anziano. Umanamente una persona molto carina: il suo finale con Massimiliano è incredibile.

12.40 Il mio esordio cinematografico è stato incredibile: 5 giorni di riprese, costato 300.000 dollari, con mia madre che faceva i cestini per tutti. Quando ho finito il film è rimasto in cantina, lo trovavano forse insolito: Ma quando son venuti da Cannes a vederlo e l’hanno portato in concorso la mia vita è cambiata. E poi il primo film è importante anche perché se ti fai conoscere all’estero poi continuano a comprarti. Il romanzo invece è stato scritto con grandissima gioia perché non ho mai creduto che potesse funzionare. Io scrivo sceneggiature. Col secondo invece è più difficile: ho scritto 20 pagine, ma fanno schifo. Anche se non sono uno scrittore senti la responsabilità anche perché intorno a te si muove un commercio.

12.40 Pensiamo ai pregiudizi verso Francesco Arca: oltre a non amare il melò, ci sono questi pregiudizi verso Arca, che vengono anche da parte di amici che mi confessano di non essere andati a vedere il film per via di Arca. Con Ambra e Argentero ai tempi di Saturno Contro la situazione si è assorbita abbastanza velocemente, con Arca continua.

12.36 L’Italia potrebbe tranquillamente vivere della sua cultura, ma la prima cosa che tagliano sono i finanziamenti dedicati. La bellezza delle città italiane è unica al mondo e la si rovina con pub e locali. Pensate se a Taranto avessero puntato sul turismo e non sull’industria. Siamo autolesionisti, forse perché ci sentiamo in colpa per tanta bellezza”.

12.33 “Venezia mi mette molta paura: la reazione del pubblico è sì molto passionale, ma vanno anche lì per attaccare per principio i film italiani. Devi saper gestire bene tutto, devi essere sempre low-profile perché iniziano tutti subito ad odiarti. Il Bagno Turco è andato a Cannes perché a Venezia non l’hanno voluto”.

12.30 Entra in sala e si inizia parlando dell’iniziativa svoltasi ieri a Napoli e del suo libro, Rosso Istanbul. “E’ stato quasi un gioco, molto richiesto dalla Rizzoli. Volevo fare un film della storia di mia madre e suo rapporto con lei ed è nato questo primo libro. Sto scrivendo il secondo, ma ci vorrà tempo.

Petruzzelli: reduce dalla regia della Traviata. “Tra libro, film e opera è stato un anno densissimo. Ho un’età per cui bisognerebbe rallentare”.

12.22 Ozpetek è sul photocall.

L’ottava giornata del GFF è dominata dalla presenza di Ferzan Ozpetek: per lui l’incontro con la stampa, quindi una masterclass attesissima e l’incontro con le Giurie Generator in sala Truffaut.

Noi ci saremo e seguiremo live la conferenza stampa del maestro. A più tardi.

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